Il sabato mattina di Pordenonelegge inizia con una scoppiettante intervista a Tommaso Cerno nello Spazio IZC di Largo San Giorgio condotta da Gian Paolo Polesini del Messaggero Veneto.
Il tema è scottante, si parla di tradimento. Non esattamente una tematica facile alle 9 della mattina del sabato ma, ciò nonostante, Cerno riesce a tenere altissima l’attenzione della platea partendo dalla definizione di tradimento, sino ad arrivare ad una narrazione del proprio vissuto personale e percorso professionale.
Cos’è quindi il tradimento? Di sicuro un atto d’amore, non inteso in senso convenzionale, ma un atto d’amore nei confronti di sé stessi e della propria integrità. Non è amore quando per inerzia si deve amare a forza, è indubbiamente più coerente un gesto di rottura del canone in essere.
Polesini: Domanda: tradimento e pentimento che connotazione hanno nella storia?
Per Cerno il mondo si divide in due macrocategorie: quelli che vorrebbero impersonare Gesù, dotati di una scienza infusa e omnicomprensiva, e quelli che interpretano la parte di Ponzio Pilato, una sorta di carrierista che non vuole prendere posizione essenzialmente per il proprio tornaconto personale. In questa serie di metafore si inserisce la figura di Giuda: colui che consegna Gesù ai romani. Anche Pietro ha tradito Gesù, ma è anche fondatore della Chiesa. Differentemente il tradimento di Giuda arriva al punto che nemmeno il suo pentimento gli avrebbe consentito di guadagnare il perdono. Essenzialmente questa figura rompe uno schema predeterminato, creando di fatto un ordine nuovo.
Curiosamente tradimento e tradizione hanno la medesima origine etimologica, da qualcosa che sconvolge gli equilibri a qualcosa che rassicura. Cerno esalta il tradimento a livello culturale, letterario, musicale in quanto non può esserci progresso se non tradendo. Lo hanno fatto Dante, Van Gogh, tutti i grandi artisti che ad un certo punto si sono discostati da quella che poteva essere la “linea generale” del momento.
Il mondo è fatto di traditori che non vengono capiti, perché sono fuori dal tempo di un canone che si arroga il ruolo di dettare anche le tempistiche del cambiamento. Da qui deriva il bollino di Giuda.
Polesini: Domanda provocatoria: Cerno è stato sia nelle file di AN che del PD. E’ un tradimento ideologico?
Cerno non ci gira intorno, questi cambiamenti di partito sono stati dettati da una coerenza ideologica personale. Guardando alla campagna elettorale che si è aperta in Friuli in vista delle elezioni del 2027, critica vigorosamente le posizioni di chi è presente per inerzia, in modo predefinito. Richiama fatti di ieri 18 settembre, in cui a sopresa al convegno sulla sicurezza tenuto da Vannacci, si è presentato anche Vittorio Feltri, il quale si è schierato a sostegno del Generale e tenendo una linea completamente autonoma rispetto a tutto il resto della redazione da lui stesso capeggiata. Un tradimento in seno a Il Giornale, una sorta di cortocircuito logico.
Dal piano squisitamenete definitorio, la questione passa sul piano personale del giornalista.
Polesini: Avevi due nonni, uno partigiano e uno fascista. Come vivi questa situazione?
Tommaso Cerno risponde in modo spontaneo e concitato, come è suo modo di essere. La storia della famiglia di Cerno è quella di molte famiglie di frontiera, con un nonno fascista ed una nonna cattolica. Il nonno, da giovane proveniente da una famiglia umile vedeva nel Fascismo un’opportunità di trovare il proprio posto nella società. La nonna era semplicemente innamorata di quel ragazzo, che nel 1945 venne catturato dai partigiani comunisti. Solo il coraggio di questa donna, permise la liberazione del giovane fascista: lei si recò a Porzus e, mediando uno scambio tra partigiani rossi e bianchi, ottenne la sua liberazione. Una storia d’altri tempi.
Il dialogo con Cerno continua con la narrazione delle vicende famigliari dal punto di vista di un bambino che aveva dei nonni ideologicamente su fronti incompatibili ma che per tutta la vita non hanno mai litigato, mentre al contempo aveva dei genitori, entrambi democristiani, che non avevano mai smesso di battibeccare di politica negli anni in cui la DC sfornava di continuo governi. Lui, classe 1975, sceglieva nell’ormai lontano 1993 di iscriversi al Partito Socialista che però si sfascia lo stesso anno travolto dall’onda di Tangentopoli. Onda che, fuor di metafora, tracima dalla diga di preciso il 10 febbraio 1993 in seguito a un avviso di garanzia emesso dalla Procura di Milano a carico del ministro Claudio Martelli.
Polesini: Tornando alla tua storia professionale, uno dei capitoli del libro è dedicato al giornalismo. Cos’è cambiato negli anni nella libertà di poter dire le cose?
Cerno arriva alla direzione de L’Espresso tra il 2015 ed il 2016, in un momento in cui era necessaria un’interpretazione a sua detta “stramba” del momento politico. La discussione cade però sull’attualità delle politiche della Destra e Sinistra italiana, in cui si sta prepotentemente inserendo il fenomeno di Vannacci. Cerno lo assimila ad una sorta di dirigibile pronto a schiantarsi sulla (fragile) unità politica della Destra e pronto a disfarla a scapito di una Sinistra. Sinistra italiana che, sempre secondo il giornalista, di fatto sta espandendo il proprio bacino elettorale unicamente cercando il sostegno di comunità di cultura islamica e non assorbibili dal nostro sistema democratico per un’incompatibilità strutturale di valori.
Un quadro inquietante in cui risulta evidente un unico punto: la mancanza di capacità di ambedue le parti di rispondere ai bisogni del Paese e di far fronte ad un drastico cambiamento sociale all’indomani di decenni di immigrazione non controllata.
Polesini: Tornando al giornalismo, uno dei capitoli del libro è dedicato al giornalismo. Cos’è cambiato negli anni nella libertà di poter dire le cose?
La differenza sta nello spazio di libertà nel poter dire le cose, poter “rompere le palle”. Il giornalismo attuale è schifosamente e dichiaratamente politicizzato.
Non si usano mezzi termini in questa mattinata di fine settembre! Non rimane che augurarvi una buona lettura di “Le ragioni di Giuda. Quando il tradimento ideologico diventa un atto di libertà” di Tommaso Cerno, Rizzoli, 2026.

Classe 1992, nata a Pordenone e cresciuta a Sacile, mi sono diplomata al Liceo Leopardi-Majorana e laureata in Giurisprudenza a Padova. Nel 2021 ho iniziato la pratica forense in diritto civile e del lavoro. Nel 2025 sono passata alle risorse umane, unendo la mia passione per il diritto del lavoro a un contatto più diretto con le persone. Curiosità, senso pratico e schiettezza guidano il mio modo di relazionarmi. Nel tempo libero amo la musica, canto e partecipo a iniziative di volontariato per la mia terra, il FVG.