Il secondo capitolo di Cotone – il viaggio a ritroso nel tempo prodotto da Spk Teatro in collaborazione con il duo Bonobo e Eupolis  – continua nella realtà della Pordenone di metà Ottocento, in cui era necessario diventare adulti molto presto per poter sopravvivere.

Questo giro, le lancette tornano indietro direttamente al 1866, anno di fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione (SOMSI), uno dei primi esempi di associazionismo di mutua assistenza tra operai del Friuli Venezia Giulia.

In assenza di strutture assistenzialistiche statali, affermatesi solo nel periodo di giolittiano e razionalizzate nel periodo fascista, nella seconda metà del XIX° secolo la Società Operaia costituiva l’unica struttura di welfare sociale a favore della classe operaia del pordenonese. Di fatto, le finanze della SOMSI si basavano quasi esclusivamente sulla quota associativa versata dai partecipanti, garantendo un sistema di aiuti in caso di malattia, infortunio ed invalidità permanente ai tesserati.

Oltre alla funzione squisitamente previdenziale, la SOMSI svolse per lungo tempo un imprescindibile ruolo educativo-sociale a livello territoriale: già nel 1868, in sinergia con il Comune, la SOMSI creò l’Asilo Vittorio Emanuele II e nel 1872 istituì una Scuola di Disegno, che accolse e formò centinaia di studenti.

Nel 1903, sempre in accordo con l’Amministrazione comunale, la Società Operaia dava vita alla Pro Infanzia, offrendo una tutela aggiuntiva ai più piccoli. In particolare, la SOMSI si fece carico dell’organizzazione delle colonie estive montane e marittine, rispettivamente a Pofabbro e a Caorle, per i figli delle famiglie operaie. Un modo per offrire una via di fuga dall’afa estiva pordenonese anche a chi, di fatto, proveniva da famiglie che non si sarebbero potute permettere delle vacanze.

Persa la propria connotazione assistenziale, la SOMSI tutt’ora rappresenta un punto di riferimento culturale ed educativo a Pordenone. Nella sede al civico n. 44 di Corso Vittorio Emanuele, l’1 e il 2 agosto il duo Bonobo metterà in scena Il Tempo del gioco, secondo atto di Cotone.

Un breve dialogo tra Pietro e Giovanni, due bambini intenti a giocare a campana nel cortile del palazzo. Sullo sfondo, un archivio pieno di carte ingiallite e una cruda realtà fatta di lavoro, fatica e lotta operaia.

Il momento storico richiede a Pietro e Giovanni di diventare grandi velocemente, ma il loro dialogo esprime le necessità tipiche dell’infanzia: bisogno di certezze, amicizia, affetto e voglia di giocare. I fatti, invece, sono ben diversi e i due si trovano a dialogare delle condizioni in fabbrica.

PIETRO: E rimaniamo amici anche se giochi con i grandi alla fabbrica?

GIOVANNI: Si.

E’ nel << si >> di Giovanni e nelle promesse di Pietro che si delinea il dramma del lavoro infantile, che a metà Ottocento era un male generalizzato anche nel nostro Nord – Est. Chiaramente, il lavoro infantile e giovanile era dovuto alla necessità di garantire la sopravvivenza di interi nuclei familiari. Amicizie, giornate al mare, attimi di libertà nelle sere d’estate erano letteralmente dei miraggi per i ragazzi dell’epoca.

Il dialogo di Giovanni e Pietro prosegue, si parla di temi scottanti: la lotta operaia, gli scioperi, le proteste. Che eventi sono successi nella Pordenone dell’epoca tali da stravolgere le regole della fabbrica?

I Bonobo ci racconteranno come la determinazione di giovanissimi lavoratori e la capacità di auto-organizzazione delle società operaie hanno aperto la strada ad un sistema meno ingiusto. Più umano, se si può azzardare.

Il Tempo del Gioco è quel momento dell’infanzia che Pietro e Giovanni non accettano di farsi rubare. La realtà impone loro una lezione estremamente dura, fatta di fatica estrema per gli orari massacranti e di malattie professionali contratte in posti malsani che, chiaramente, colpiscono più ferocemente i più piccoli. Ciò però non impedisce di guardare al domani sempre a comunque con ottimismo, con una promessa:

PIETRO: Allora un giorno ci andiamo insieme dall’altra parte del mare, promesso?

Per scoprire com’è andata a finire, ci vediamo alla sede SOMSI in Corso Vittorio Emanuele n. 44, Pordenone:

  • sabato 1 agosto, ore 17
  • domenica 2 agosto, ore 10

Ci vediamo lì!


Per informazioni:

La partecipazione è gratuita, con prenotazione consigliata scrivendo a biglietteria@spkteatro.com oppure via WhatsApp al 371 158 7456. Gli organizzatori consigliano abbigliamento e scarpe comode e, in alcune tappe, invitano i partecipanti a portare qualcosa da condividere durante il momento conviviale finale. Un gesto semplice che, come tutto il progetto, ricuce il filo tra memoria, territorio e comunità.

Foto in copertina: SPK Teatro


Per approfondire:

  • https://www.somsipn.it/storia/