“I don’t wanna be buried

In a pet sematary

I don’t want to live my life again”

(Ramones, Pet Sematry, 1989)

Misticismo, leggende, storie di fantasmi e di tormenti che assillano l’uomo, sia fisicamente che psicologicamente, tutte racchiuse in Pet Sematary, che l’autore Stephen King non si era mai deciso completamente a pubblicare, a causa dell’essere una sorta di “spirale che si addentra nell’oscurità”, senza lasciare spazio alla speranza e alla salvezza. Il nome del romanzo stesso non è a caso scritto in modo errato, sematary al posto di cemetary, un piccolo errore che fanno i bambini alle prime armi con la lingua, e che fin da subito porta il lettore nella realtà di un piccolo cimitero di animali voluto e istituito da bambini, che entrano per la prima volta in contatto con la morte.

La storia riguarda il dottor Louis Creed e la sua famiglia, che si trasferiscono in una piccola cittadina del Maine. Qui a causa di eventi gestiti da forze oltre la volontà dell’uomo, entrano in contatto con la mitologia dei Micmac, in particolare con il cimitero abbandonato da questi indigeni, avente la straordinaria forza di riportare in vita coloro che hanno lasciato questa esistenza.

Sono ben tre le volte in cui il protagonista fa ricorso a questo potere quasi demoniaco, un numero non a caso in quanto tutto il romanzo è incentrato sull’eterna lotta tra bene e male: il gatto chiamato Church che è il mezzo con cui il mito dei Micmac entra nella vita di Louis, il messaggero Victor Pascow che porta consiglio durante la notte, uno studente soccorso dal dottore e poi deceduto in seguito a gravi ferite riportate, oltre a innumerevoli accenni alla sacralità presenti nei discorsi dei personaggi. Tuttavia in questo libro è il demoniaco ad avere la meglio, sembra gestire il filo conduttore della loro esistenza, tutto è finalizzato a riportare tra gli uomini l’oscurità e la paura che erano state dimenticate con il progresso e lasciate ai cavernicoli. La paura del buio, dei suoni e delle apparizioni nella foresta proibita che dovrebbe confinare questo cimitero maledetto, sarebbero dovute essere sufficienti a dissuadere chiunque dal proseguire, a meno che non si venga manipolati da qualcosa di superiore. Potremmo chiamarla come inesorabilità della vita, anzi in questo caso della morte.

Oltre al culto dell’orrido che si percepisce a primo impatto da questo romanzo da molti definito gotico, l’autore ha voluto puntare la sua attenzione sulla psicologia del protagonista: desideri repressi, aggressività latente, astio nei confronti della quotidianità, l’orgoglio per la mascolinità offesa (a causa della castrazione del gatto), si riesce quasi a percepire una sorta di desiderio di distruzione di sé e della famiglia: tutte queste paure rinchiuse nella figura del Wendigo, figura mitologica che racchiude il male nella cultura dei Micmac, la quale aspetta solo un’opportunità per tornare tra i viventi attraverso la morte. Ben poco contano le opinioni degli altri, della figlia Ellie che sogna l’inesorabile epilogo o del vicino Jud che vuole dissuadere Louis dal compiere un atto sconsiderato.

Per questo romanzo è stata fatta anche una versione cinematografica, a cui lo stesso Stephen King ha collaborato sia nella stesura della sceneggiatura che come attore rappresentate il pastore durante la funzione funebre. Grazie a questo, il film si può definire come un ottimo riassunto del romanzo, ma in quest’ultimo si percepisce maggiormente la psicologia del protagonista Louis, così come si conoscono i dettagli della mitologia indigena. La soluzione migliore per ci fosse a digiuno sarebbe la visione del film, in cui i personaggi sono molto azzeccati, e poi l’approfondimento con la lettura del libro. “La morte è un mistero, e la sepoltura è un segreto”.

Gesù disse a loro: “Il nostro amico Lazzaro dorme, ma io vado a svegliarlo”. Quando i discepoli si guardarono, qualcuno sorrise poichè nessuno sapeva che Gesù parlava per metafora: “Signore, se egli dorme, guarirà”. Allora Gesù parlò loro apertamente: “Lazzaro è morto, sì.. ciò nonostante andiamo da lui”. (Parafrasi del Vangelo secondo Giovanni)

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