C’è una zona, nella nostra regione, che, inquadrata tra i fiumi ipogei Cellina e Meduna nasconde una delle più ricche fauna e flora d’Italia. Questa zona, questa ZPS (zona a protezione speciale) occupa uno spazio di ben 10.097 ettari e interessa dodici comuni della provincia di Pordenone, tra i quali quelli maggiormente interessati sono quelli di Cordenons e di Vivaro. Stiamo parlando dei Magredi, zona della quale importanza e della quale unicità ci si rende ancora troppo poco conto e per la cui salvaguardia la regione Friuli Venezia Giulia si sta impegnando.

I Magredi derivano da una pianura alluvionale generata dal disfacimento alpino e prealpino, e questo ci spiega in che modo nella zona si individuino un’alta pianura di tipo magrebile, ossia una pianura caratterizzata da distese di sassi e ciottoli (claps in friulano), e una bassa pianura argillosa che va trasformandosi in sabbiosa man mano si scenda verso sud. L’origine di quest’ultima zona è dovuta allo scorrimento dei due fiumi che trasportano i detriti provenienti dalle montagne depositandoli infine lungo il loro corso. Tra l’altro, proprio a Cordenons, che può vantare la zona più estesa dei Magredi , la fascia delle risorgive divide l’alta e la bassa pianura, permettendo di trovare un intermezzo tra la zona ghiaiosa e la zona sabbiosa-argillosa.

Dal punto di vista prettamente ecologico, la base della piramide a cui possiamo accostare i Magredi è la prateria arida. Perché? La prateria arida dei Magredi mette a disposizione della fauna e degli insetti del luogo la vegetazione necessaria per il loro sostentamento. Fiori, semi, arbusti, tutto ciò viene dalla prateria arida, che dà così da nutrirsi alla prima fascia degli animali dei Magredi, i quali vengono predati da una seconda fascia e da una terza, fino ad arrivare ai superpredatori locali, come aquile, nibbi e falchi, che invece rappresentano il reale vertice della piramide.

Non sono infatti rari incontri con razze di uccelli rapaci, anzi i Magredi sono uno dei pochi posti in tutta Italia dove si trova una tale concentrazione di razze simili: per esempio, infatti, è probabilmente l’unica zona in Italia dove possono essere avvistate aquile in pianura, aquile che attratte da prede appetibili come lepri e conigli, dalle montagne planano in cerca di un pasto facile. Tra le molte razze di uccelli che possono essere avvistati, su tutti spunta l’occhione, elevato da molti come il vero e proprio emblema dei Magredi, perché, per il suo rischio di scomparire, nonostante ormai si sia abituato alla presenza dei carri armati dell’esercito usati durante le esercitazioni (che hanno un peso non indifferente sull’ecologia dei Magredi), simboleggia la fragilità della zona e la contraddizione dell’essere riconosciuti a livello nazionale ed europeo ma senza avere un reale sistema di norme.

Infine, in questi ultimi tempi sono diventati più frequenti gli  avvistamenti di mammiferi come cinghiali, caprioli e cervi, e questa realtà è dovuta al fatto che le montagne stanno diventando sempre più luoghi di riproduzione e dispersione di animali, che andando alla ricerca di spazi aperti, scendono dalle montagne ricercando quindi praterie, foreste e zone di transizione in quest’area.

Come vanno esplorati, però, i Magredi? Quest’area dà la possibilità a tutti di esplorarla tramite escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo, per dare all’escursionista la possibilità di ascoltare i canti degli uccelli durante la stagione primaverile, o, al contrario, di godere e beneficiare del silenzio assoluto e della calma che si sente in altre stagioni. Sono esperienze notevoli quelle del birdwatching, dei ritrovi in piena notte per andare a caccia di tracce e per osservarle stelle, fino alle più semplici escursioni libere, tutte iniziative dell’Associazione Naturalistica Cordenonese, che si impegna a trasmettere a tutti, soprattutto ai più giovani, la passione per le escursioni in mezzo alla natura e il rispetto dell’ambiente, e che ovviamente si impegna a preservare la bellezza di questi luoghi.

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