In occasione della nomina a Città Alpina 2017, esploriamo e narriamo le vicende del “capoluogo” della Carnia, Tolmezzo. Lambita da Bût e Tagliamento alle pendici del monte Strabut, la cittadina è raggiungibile da Udine con mezz’ora di autostrada o poco meno di un’ora servendosi degli autobus diretti che collegano le due autostazioni.

Un primo insediamento sorse in età romana, al crocevia tra l’antica via consolare Julia Augusta con direzione oltralpe e la strada che portava in Veneto. Vicino era Zuglio, o meglio Julium Carnicum, importante centro dell’età imperiale che vanta tutt’ora i resti del foro nonché le vicine terme di Arta. Tolmezzo però prospera sotto l’egida dei Patriarchi, a partire dal 1077 quando diventa possedimento del Patriarcato di Aquileia: nel 1258 il patriarca Gregorio da Montelongo le concede un appuntamento che ancora oggi si protrae, ovvero il mercato settimanale del lunedì. La Tolmezzo medioevale era una cittadina protetta da mura, sorvegliata da un castello e circondata da un fossato alimentato dalla roggia. Di tutto ciò oggi rimangono l’imponente arco della Porta di Sotto, le vie porticate del centro storico e Torre Picotta. Poche sono le tracce visibili sul pianoro chiamato Pracastello, dove appunto un tempo sorgeva la fortificazione e che ora ospita la Sagra del Borgàt. La fortuna di Tolmezzo aumenta nel XIV secolo quando le viene concesso il titolo di “Terra” e una maggiore autonomia dal patriarcato, tant’è che la comunità aveva voce nel Parlamento Friulano. Con la nascita del comune, l’istituzione del tribunale e il diritto di esigere dazi sulle merci in transito, Tolmezzo raggiunge l’apice del suo sviluppo.

Nel 1420 fanno trionfale ingresso i veneziani; pur sottomettendosi, la cittadina mantiene i benefici acquisiti in passato. Dopo un periodo di stasi, nel Settecento un personaggio molto importante fa della Carnia, e quindi di Tolmezzo, uno dei maggiori centri di produzione tessile: è l’imprenditore Jacopo Linussio, le cui fabbriche di Moggio e Tolmezzo fanno da traino dell’economia locale per un centinaio d’anni, dando lavoro a più di 30’000 persone. L’intera Carnia lavorava per Linussio. L’ex-caserma Cantore, ovvero l’affrescato Palazzo Linussio che data 1741, è ora al centro del progetto di restauro e recupero attuabile grazie ai fondi conseguenti la nomina a città alpina dell’anno.
Dopo la dominazione e la caduta di Napoleone, Tolmezzo e la Carnia vengono inglobate nel Regno Lombardo-Veneto. Ci restano fino al 1866, anno del plebiscito che le rende ufficialmente territorio italiano.

Ma com’è Tolmezzo ora? Tumieç (così si chiama in friulano) è ancora il capoluogo della Carnia, cittadina di circa 10’000 abitanti in cui convivono antiche tradizioni e spunti di modernità. Ecco che passeggiandovi quindi ci si imbatte nel nuovo murales dipinto sulla parete dell’autostazione, dove figurano funghi, caprioli e lupi, per giungere poi nelle piazze e ammirare il settecentesco duomo di San Martino (Piazza XX settembre) e il Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari (Piazza Garibaldi), situato all’interno di Palazzo Campeis, che mostra come vivevano i carnici non molto tempo fa. Tolmezzo vanta una splendida biblioteca nella cornice delle vecchie prigioni ma rimodernata e ampliata di recente; un albergo diffuso che sul modello di Comeglians mette a disposizione case vacanza dal tipico stile rurale e un cinema da poco riaperto in Piazza Centa, il Nuovo Cinema David. Di fronte adocchiamo i chioschi-casetta del mercato contadino, aperti il lunedì mattina in concomitanza col mercato che si snoda lungo via Roma e in Piazza XX settembre. Nell’aria si sentono ancora i sapori della cucina del famoso cuoco Gianni Cosetti e le parole del senatore Michele Gortani, due importanti figure legate alla cittadina che qui hanno lasciato parte della loro eredità.

Tolmezzo si anima particolarmente durante le due feste principali che la coinvolgono: la Sagra del Borgàt, a luglio, e la Festa della Mela a settembre.

(foto: summitpost.org)

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