La rivista Controvento riceve nel 1971 un regolamento. È quello finale, ossia quello rifinito e completato dopo due versioni pubblicate in precedenza in alcune riviste italiane nel 1968 e nel 1969. Tale versione verrà successivamente diffusa in ben 34 Paesi, ossia al “governo di mezzo mondo (Nixon compreso)”. Il nome? Il regolamento Ragogna.
Il regolamento Ragogna era stato ideato da Giuseppe Ragona, pittore originario del Friuli, per trasformare la valutazione degli artisti della Biennale di Venezia in un processo idealmente democratico. Il Ragogna era probabilmente frustrato dai metodi applicati dalla Biennale per selezionare gli artisti esposti, a causa dei quali non era stato accettato già tre volte dalla Biennale di Venezia. Questo, insieme al suo rifiuto per alcune figure di spicco nel panorama istituzionale artistico, lo portarono ad opporsi fermamente alle allora considerate “nuove” istituzioni vigenti, auspicando ad un ritorno a quei valori tradizionali a cui la sua sensibilità stilistica si ancorava.
La lotta di Giuseppe Ragogna, praticata in difesa di quelli definibili come i “valori” dell’arte, era però già da tempo avviata. Fin dal 1958 Ragogna si era fatto portavoce di un gruppo di artisti esasperati dalle nuove correnti artistiche in voga all’epoca. Secondo Ragnogna, i musei e le gallerie si erano resi complici della diffusione di un gusto estetico errato, il quale doveva essere corretto e riportato all‘ordine, ossia a una sensibilità vicina al bello e alla tradizione latina, da niente meno dello stesso Ministero della Pubblica Istruzione.
Ma chi era Giuseppe Ragogna? E da dove nasceva questo suo nostalgico richiamo al passato?
Giuseppe Ragogna era, sotto innumerevoli aspetti, un artista dal temperamento fiero, conosciuto anche come il “Vulcano.” Nato nel 1902 ad Aviano, era riuscito a convincere la sua famiglia a permettergli di diventare apprendista presso la bottega di un maestro pittore di Pordenone, il restauratore Tiburizio Donadon. Dopo anni trascorsi a decorare chiese nel Pordenonese, iniziò la carriera da pittore a Roma dopo aver trascorso buona parte del suo tempo libero a studiare la pittura ad olio.
Questo periodo è comunemente diviso tra il primo e il secondo periodo Romano. Ragogna lavora prima come imbiancatore, ideatore di insegne e in parte contadino, ma la notte ritrae il Tevere e i paesaggi romaneschi, i quali gli causano spesso polmoniti. È solo dopo il secondo conflitto mondiale che riesce a partecipare a concorsi e a vincere premi, creandosi una piccola cerchia di amici artisti con i quali riesce finalmente a mostrare le sue opere con regolarità.
In questi anni si lascia ispirare da artisti come Van Gogh e Ligabue, ma anche da quelle quotidiane immagini che era consuetudine vedere dappertutto nella vita mondana – da quelle dei giornali a quelli dei francobolli, attingendo così anche a riviste e a fotografie. Enfatizza, però, l’importanza della sua formazione giovanile da autodidatta, vedendo nella natura la sua vera ed unica maestra.
Ritornato ad Aviano dopo un periodo parigino, si impegna in innumerevoli progetti, primo tra questi quello per la rivalutazione della figura di Padre Marco d’Aviano, o la protesta contro la chiusura dell’ospedale di Aviano, dedicando molti mesi ad insegnare arte nel territorio. Molte delle sue opere, alcune delle quali sono oggigiorno conservate nelle Gallerie d’Arte di Roma, mostrano il suo spiccato interesse per i paesaggi, i quali continuerà a dipingere su cavalletto fino alla sua morte, verificatasi nel 1993 a Roma.
Fino all’età più anziana non smetterà di battersi per solidificare le possibilità di cimentare il Regolamento Ragogna non solo in Italia, specificatamente nei confronti della Biennale di Venezia, ma anche a livello internazionale, per tutto ciò che concerne ogni mostra e concorso artistico.
Per approfondire:
- Giuseppe Bergamini e Lorena Menegoz, Giuseppe Ragogna, 1902-1993: la poesia del colore, 2010, Aviano

Avianese di nascita, autrice di articoli e storie brevi per passione, trascorro il mio tempo libero leggendo romanzi fantasy e divorando serie televisive fantascientifiche. Coltivo da sempre un grande interesse per l’Asia, a cui si aggiunge un immenso (e assai recente) amore per la storia romana. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Ca’ Foscari di Venezia.