Nel cuore pulsante di Pordenone, lungo l’asse viario che testimonia la vocazione commerciale della città, sorge Palazzo Montereale Mantica.
La storia del Palazzo affonda le sue fortune nelle vicende della famiglia Mantica. La famiglia, di origine mercantile, giunse a Pordenone da Como nel corso del XV secolo e fu protagonista indiscussa delle principali dinamiche economiche, politiche, militari e culturali della città. Sebbene tra i primi abitanti di questo prestigioso palazzo, si ritiene la famiglia non sia stata la committente originaria. Tuttavia, fu proprio sotto il loro possesso che il palazzo iniziò a riflettere il prestigio di una dinastia in ascesa. La famiglia Mantica investì notevolmente in proprietà immobiliari lungo la Contrada Maggiore.
Il destino della residenza subì una svolta significativa nel 1611: con la scomparsa di Giovanni Daniele Mantica, ultimo discendente diretto del ramo famigliare, l’eredità passò al nipote Princivalle Montereale, il quale assunse il doppio cognome. Il casato dei Montereale era un importante feudatario friulano, proprietario di vasti possedimenti agricoli, ed era stato aggregato all’albo della nobiltà pordenonese nel 1609.
Verso la fine del XVII secolo, la famiglia avviò una fase di espansione edilizia senza precedenti. All’epoca, l’immobile si presentava come un unico, massiccio corpo di fabbrica che comprendeva anche quello che oggi è conosciuto come Palazzo Ellero. Fu solamente nel 1725 che avvenne la separazione definitiva: un accordo tra i fratelli Giovanni Antonio e Gaetano portò alla divisione del Palazzo in due nuclei distinti, segnando così l’autonomia architettonica delle due strutture.
Pochi anni dopo, Palazzo Montereale Mantica, caratterizzato da una facciata tripartita, venne interessato da complesse operazioni di ristrutturazione che portarono a una nuovo prospetto, dai caratteri aristocratici ed eleganti, e un grande salone a doppia altezza con un ballatoio. I lavori di sistemazione furono ultimati nel 1763, anno delle nozze di Ottaviano con Maria Elisabetta di Sbrojavacca. A memoria di questa unione, la camera nuziale fu decorata a stucco con gli stemmi araldici delle due famiglie. Sulla facciata, inoltre, è presente una lapide con versi del Cimbriaco che celebrano le origini e l’ospitalità del nobile casato.
Per secoli l’edificio ospitò un’intensa attività culturale, grazie all’organizzazione di concerti, cenacoli letterari ed esercitazioni d’accademia.
L’epopea dei Montereale Mantica tra queste mura si concluse nel 1892, quando a causa di problemi finanziari la famiglia fu costretta a cedere la proprietà ai Benedetti.
Il Novecento non risparmiò il palazzo: nel corso della Prima Guerra Mondiale fu la sede di un comando militare austriaco. Nel 1944, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, a seguito del bombardamento dell’Istituto Vendramini, offrì rifugio alle suore dell’Istituto, rimaste senza tetto a seguito dei bombardamenti. Nel dopoguerra, si trasformò in un luogo di accoglienza per ragazze orfane.
Tra il 1983 e il 1986 venne realizzato un imponente restauro conservativo che ha restituito alla cittadinanza lo splendore originario della dimora.
Oggi, sotto la gestione della Camera di Commercio di Pordenone, il Palazzo continua a essere un centro nevralgico della vita cittadina.
Per approfondire:
- E. Populismo, Pordenone ed il suo fiume
- Comune di Pordenone, sezione conoscere Pordenone

Laureata in Storia dell’Arte presso l’Università di Udine con una profonda passione per la pittura rinascimentale, ho scelto di integrare la mia formazione umanistica con le più recenti strategie digitali attraverso un Master in Digital Marketing.