Ci sono luoghi in cui il silenzio sembra quasi impossibile da immaginare. L’ex Cotonificio Veneziano di Torre, oggi vuoto e immobile, per oltre un secolo è stato invece uno dei luoghi più rumorosi di Pordenone. Fondato nella prima metà dell’Ottocento come Cotonificio Belaz Fratelli e Blanc, divenne uno dei più importanti stabilimenti tessili della città, crescendo insieme alla fabbrica e alla comunità che attorno ad essa si sviluppò.
Alimentato inizialmente dalla forza dell’acqua e poi dall’elettricità, il cotonificio arrivò a impiegare centinaia di operai, soprattutto donne e bambini. Il rumore dei telai e delle cardatrici accompagnava ogni giornata di lavoro, diventando quasi una presenza naturale per chi viveva a Torre. Nel corso del Novecento, però, quel paesaggio sarebbe stato attraversato da guerre, incendi, alluvioni e trasformazioni economiche, fino alla definitiva chiusura dello stabilimento nel 1984.
È proprio questo rapporto tra rumore e silenzio a essere al centro di Soccombere al Rumore, quarto episodio di COTONE. Tra le mura spoglie del cotonificio, il fragore delle macchine del passato si sovrappone idealmente al rumore del presente: notifiche, messaggi, informazioni, velocità e connessioni continue. La fabbrica diventa così una metafora di una società che non sembra più capace di fermarsi, sempre impegnata a produrre, comunicare, consumare e correre verso qualcosa.
Ma il rumore raccontato dallo spettacolo non è soltanto quello delle macchine. È anche il rumore della storia, quello delle guerre che travolgono le città, delle fabbriche che bruciano, delle alluvioni che cancellano in pochi istanti il lavoro di generazioni. Nel 1916 un incendio colpisce lo stabilimento; nel 1917 arriva la tragedia di Caporetto; nel 1966 è il Noncello, con una devastante esondazione, a invadere la fabbrica e a interrompere il frastuono dei macchinari. Ogni volta, però, qualcuno rimane.
È proprio attraverso le storie di chi è rimasto che lo spettacolo affronta il tema della memoria. Generazioni di lavoratori si tramandano racconti di padre in figlio, mentre la fabbrica cambia, viene danneggiata, ricostruita e infine chiude. Quando nel 1984 le macchine si fermano definitivamente, il silenzio sembra diventare la fine di un’epoca. Ma forse è proprio allora che comincia un’altra storia: quella di ciò che resta quando il rumore scompare.
Perché il silenzio può fare paura. Dopo una vita trascorsa accanto a telai e turbine, abituarsi all’assenza del rumore significa confrontarsi con uno spazio completamente diverso. Soccombere al Rumore rovescia però questa prospettiva e trasforma il silenzio in una possibile forma di resistenza: non una fuga dal mondo, ma la scelta consapevole di fermarsi, ascoltare e provare a immaginare un tempo diverso da quello imposto dalla produttività.
L’ex cotonificio diventa così una sorta di santuario laico, un luogo sospeso nel quale il pubblico può ascoltare le voci di chi lo ha abitato e, nello stesso tempo, interrogarsi sul proprio rapporto con il rumore contemporaneo. Perché oggi non abbiamo più bisogno di migliaia di telai per essere costantemente immersi nel frastuono: basta uno schermo, una notifica, una nuova informazione. Il rumore ha cambiato forma, ma forse non la sua capacità di occupare ogni spazio.
E allora resta una domanda: quando tutto tace, cosa rimane davvero? Forse soltanto rovine e macchinari arrugginiti. Oppure qualcosa di più difficile da vedere: le storie, i gesti, le scelte e le persone che hanno attraversato quel luogo. Soccombere al Rumore invita a cercare proprio quel “restame”, ciò che sopravvive quando il superfluo viene consumato dal tempo.
L’appuntamento conclusivo di COTONE propone quest’anno una nuova veste: una Full Experience che raccoglie e ricompone momenti dei quattro episodi originali del percorso, mantenendone il filo conduttore e accompagnando il pubblico attraverso le diverse storie, luoghi e domande incontrate lungo il viaggio. E forse, quando uscirete da quel vecchio cotonificio, il silenzio che vi accompagnerà non sarà più lo stesso.
Ex Cotonificio di Torre – Torre di Pordenone
Sabato 26 settembre – ore 17.00
Domenica 27 settembre – ore 10.00
Punto di ritrovo: piazzale della Chiesa di Torre, via Vittorio Veneto, Pordenone
Per informazioni:
La partecipazione è gratuita, con prenotazione consigliata scrivendo a biglietteria@spkteatro.com oppure via WhatsApp al 371 158 7456. Si consigliano abbigliamento e scarpe comode.
Foto in copertina: SPK Teatro

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