Nel titanico assedio di Candia, la città più importante dell’isola di Creta, avvenuto tra la Serenissima Repubblica di Venezia e la Sublime Porta, dal 1648 al 1669, si è consumato uno degli eventi più cruenti ed estenuanti della storia militare nel Mar Mediterraneo. In un ventennio di scontri morirono probabilmente 20.000 difensori sotto le bandiere marciane e ben più di 100.000 uomini al soldo dell’Impero ottomano. A quest’ultimo sussulto di grandezza della Repubblica veneziana si intrecciarono la quasi totalità delle famiglie nobiliari veneziane. Un impegno militare così ingente e duraturo nel tempo costrinse Venezia alla ricerca di nuove risorse sia economiche che umane e in entrambi i casi le più importanti casate del territorio diedero un contributo.
L’arruolamento del pordenonese Montereal di Montereale non fu dunque un caso poi così raro per quel periodo. Cadetto della famiglia Montereale Mantica, decise di servire le armi piuttosto che la tunica, seguendo l’esempio di molti suoi familiari e antenati. Lungo i secoli compaiono nei principali teatri di guerra figure come Fabrizio di Montereale che combatté sulle galee di Lepanto, un certo Giuseppe di Montereale che battagliò con gli imperiali in terre polacche, ricevendo sul campo il grado di colonnello, ed anche il padre del Montereal, Orazio di Montereale, combatté per il re di Francia in Piccardia. Proprio questi legami al mondo militare lo avviarono fin da giovane alla carriera d’arme. Già a venticinque anni fu insignito dell’ordine di San Giorgio, dopo essersi distinto nelle lotte contro i corsari berberi. In seguito, sotto consiglio dello stesso doge Contarini venne consigliato al capitano da mar Francesco Morosini rammentando le azioni valorose dei suoi antenati.
Grazie a queste indicazioni arrivò a Creta per difendere gli ultimi avamposti della Serenissima e ad innalzare il valore della famiglia. Nonostante l’assedio di Candia si concluse con la resa della guarnigione veneziana, proprio grazie al valore dimostrata dalla stessa gli venne concesso l’onore delle armi ed il Montereale non fu da meno. Negli ultimi mesi dell’accerchiamento imposto dalle truppe ottomane il Senato Veneto riconobbe al Montereal un fermo di cinque anni ed uno stipendio di trecento ducati dicendo ” in quelle occasioni tutte non manchò di contribuire gli impieghi suoi frutuosi e di cimentare volontariamente in quelle continue facioni…”. Non solo, poco dopo la resa, ricevette un ulteriore encomio, scritto dal Provveditore generale delle armi Antonio Barbaro mentre descriveva lo sgombero dell’isola ” ha voluto portarsi in queste gravissime contingenze… voluntario venturiero a sue proprie spese esercitando i suoi ragguardevolissimi talenti per tutto il corso della presente campagna… “.
Successivamente a questa campagna il Montereale, come il capitano da mar Morosini non si diede tregua e ricominciò a guerreggiare nell’Egeo, arrivando a governare la piazzaforte di Calamata, cittadina marittima in Morea, conquistata all’impero Ottomano nel 1685, spostandosi in seguito nelle più tranquille fortezze del litorale dalmata. Proprio in queste guerre combatté parimenti anche suo figlio Princivalle ma allo stesso tempo purtroppo perse la vita suo nipote Girolamo, a causa di alcune ferite riportate dopo la vittoria nella battaglia di Argo nel 1686.
Fu proprio grazie ad uomini in cerca di onore e avventura, senza terreni da ereditare ma solo da conquistare che la Serenissima, pur non riuscendo a sconfiggere definitivamente la Sublime Porta sul campo di battaglia, riuscì ad opporsi con fierezza.
Per approfondire:
Il Noncello n.50, primo semestre 1980
Nato a Milano il 10 novembre 2008. Frequento il liceo Leopardi – Majorana. Desidero dare voce alle tradizioni dei luoghi che mi hanno accolto, dando attenzione a tutto ciò che ci ha preceduto.