Torre è il primo, il più antico. “Portus Naonis”, subito a sud del Ponte di Adamo ed Eva, è il secondo. Ma il terzo?
La storia di Pordenone è quella del suo fiume e delle sue rogge: insieme formano un sistema idrico ancora oggi visibile su cui nel corso dei secoli si svilupparono commerci e collegamenti tra Alpi e Adriatico. Capitali e imprenditori provenienti da lontano seppero sfruttarne le acque per ricavare energia a buon mercato realizzando, accanto a magli e mulini già esistenti, i famosi cotonifici e le connesse centraline idroelettriche.
Il trasporto di merci sul fiume fu di pari valore. Nonostante la ferrovia, il Noncello vide transitare materie prime e prodotti finiti fino ai primi decenni del Novecento, caricate e scaricate sulle banchine della città. Tra queste, ve ne era una localizzata tre chilometri più a sud, nota come Porto di Noncello o Porto della Dogana.
Questo terzo porto, che si trovava su un’ansa in fondo all’attuale via Cargnel, a Vallenoncello, esisteva probabilmente dal Seicento e serviva per indirizzare il legname proveniente dal vicino canale della Brentella verso il mare (manufatto di pregio ingegneristico per la sua funzione, quest’ultima, lunga 26 chilometri, venne realizzata addirittura prima, nel 1486, con il nome di cavo o roggia di San Marco. Il tracciato, ancora oggi ben visibile, si snoda verso nord prendendo le acque dalla roggia di San Foca, vicino Aviano, a sua volta costruita nel 1445 e derivata dal Cellina).
Nel 1744 il nobile veneziano Girolamo Correr volle ingrandire l’approdo con scivoli, gru e servizi di manutenzione per barche tra cui uno squero. Poiché il porto nei pressi del Ponte di Adamo ed Eva non era più fruibile per il carico-scarico di merci voluminose, esso divenne lo scalo principale al servizio di Pordenone.
Giunte sulla riva, le merci percorrevano una strada, detta del Serraglio, l’attuale via Cargnel. Qui arrivavano alla Dogana, un edificio ancora presente, sebbene non più nella forma originale, nel quale fino alla seconda metà dell’Ottocento venivano pagate le tasse doganali. Esso ospitava, e ospita ancora l’omonima Antica Osteria, in origine voluta dalla famiglia Correr nel Seicento per dare ristoro a chi giungeva a destinazione. L’edificio faceva da angolo con la strada principale che portava direttamente in città.
L’approdo della Dogana fungeva anche da imbarcadero per le persone, disponendo di spazi più ampi e sicuri in caso di piena. Abitualmente esistevano corse settimanali da e per Venezia e Trieste.
Nell’Ottocento, quando l’Austria ammodernò il sistema stradale e inaugurò la ferrovia, il Porto non cessò la sua funzione. Tuttavia, già alla fine del secolo la navigazione fluviale appariva in crisi a causa dell’evoluzione delle barche, divenute sempre più grandi, e alla scarsa manutenzione delle vie da traino sugli argini per farle risalire controcorrente. Ancora negli anni Dieci del Novecento però, fintanto che il trasporto fluviale favoriva la vicina fabbrica Concimi di Vallenoncello che lo usava per il trasporto del fosfato, lo scalo era ancora attivo. Nell’aprile del 1915 alla Dogana veniva varato un nuovo burchio chiamato “Padre amoroso il Noncello”, una barca capace di trasportare 130 tonnellate di peso e realizzata proprio sulle sue rive.
Diversi progetti vennero fatti per ridare vita al porto, ma nessuno venne realizzato. A partire dalla seconda metà del secolo, mano a mano che la grande industria metalmeccanica cresceva, distaccandosi dal fiume e il trasporto merci diventava più pratico su gomma e binario, esso cessò le sue funzioni.
Oggi l’area è uno spazio cittadino accessibile liberamente, legato a percorsi naturalistici e storici lungo il fiume. Tutto attorno, la zona è sostanzialmente periferica e di campagna. Poco a monte, sopra la confluenza del canale della Bretella, passa il viadotto dell’autostrada. Sono ancora presenti barche e scivoli realizzati in tempi recenti e funzionali alla messa in acqua di piccoli natanti da diporto.
Per approfondire:
- Flavio Crippa, Ivo Mattozzi, Archeologia industriale a Pordenone. Acque e fabbriche dal XV al XX secolo, Del Bianco, Udine 2001.
- Moreno Baccichet, Il Noncello e la navigazione fluviale tra Ottocento e Novecento, in Fulvio Dell’Agnese (a cura di), Guerrino Dirindin. Racconti di terra e di fiume, Forum, Udine, 2024, pp. 109-140.
- Matteo Gianni, La navigazione fluviale a Pordenone tra XVIII e XIX secolo, in “Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone”, 19 (2017), pp. 133-170.
- Luigi Zin, Porti e approdi sul Noncello, «Le Tre Venezie» 5 (2003), pp. 12-17.
- Elisabetta Populin, Pordenone ed il suo fiume, EFASCE, Pordenone, 2009.
In evidenza: foto IA del porto della Dogana tratta da una cartolina di inizio Novecento della Collezione Argentin.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.