È la quattordicesima tappa del Giro d’Italia. Da Schio, in provincia di Vicenza, a Piancavallo, in Friuli, Pordenone.
30 maggio 1998: Adriano De Zan interrompe per qualche secondo la cronaca in diretta per fare il punto della situazione e informare i telespettatori che hanno appena acceso il televisore. Dopo cinque anni di trasmissioni targate Mediaset, il Giro d’Italia ritorna sui canali RAI e ritrova, in cabina di commento, una delle voci più memorabili del giornalismo sportivi italiano. Accanto a De Zan, appesa la bicicletta al chiodo, fa l’esordio al commento tecnico Davide Cassani.
De Zan è felice come un bambino alla mattina di Natale: è la prima vera tappa di montagna di quel Giro, mancano 8 chilometri al traguardo e Pantani ha attaccato giusto qualche minuto prima, portandosi dietro il russo Pavel Tonkov, che però resiste per solo poche centinaia di metri al ritmo forsennato dello scalatore romagnolo e decide di proseguire il resto dell’ascesa del suo passo. Sono le prime schermaglie della lotta per la classifica generale.
Piancavallo è un arrivo inedito per la Corsa Rosa, una salita che quasi nessuno nel gruppo conosce veramente bene, ma si presenta come un osso assai duro da masticare.
Innanzitutto è lunga: 14 chilometri e mezzo, e presenta un dislivello di oltre mille metri, partendo da Aviano per arrivare a quota 1290 dell’arrivo di tappa. La pendenza media è del 7,8%, la massima del 14%, però non si sale in maniera regolare: i primi sette chilometri sono i più duri, con pendenze sempre nell’ordine del 10%. In corrispondenza del rifugio Bornass la strada prima s’impenna in un’ultima, durissima rampa (punto preferito di ogni fotografo amatoriale locale), poi s’addolcisce: da qui al traguardo le pendenze sono più contenute e alcuni tratti sono addirittura in falsopiano.
Insomma, per fare la differenza bisogna attaccare da subito e mantenere un buon passo fino al traguardo: Pantani lo sa e scatta a circa 10 chilometri dalla conclusione, spinto da un tifo indemoniato. Al traguardo stacca Tonkov e lo svizzero Zülle, autore di una buona rimonta, di tredici secondi.
Il giorno dopo Zülle dominerà la cronometro di Trieste, ma verrà respinto dalle salite dolomitiche. Tonkov e Pantani ingaggeranno un duello entusiasmante, che si risolverà nelle ultime tappe con la vittoria del Pirata a Plan di Montecampione. Quell’anno Pantani vincerà Giro d’Italia e Tour de France: una doppietta eguagliata solamente ventisei anni dopo dal super campione Tadej Pogaçar.
In quella giornata nuvolosa del 1998, il Giro d’Italia e Piancavallo intrecciano un legame destinato a diventare sempre più solido.
Nel 2011 la carovana rosa passa nuovamente per la montagna avianese prima di affrontare Giau, Marmolada e Gardeccia nel più classico dei tapponi dolomitici.
Il 26 maggio 2017 la diciannovesima tappa del Giro parte da San Candido, supera Sella Chianzutan, attraversa Val d’Arzino e Valcellina e sale nuovamente a Piancavallo: è pensata come una delle tappe decisive di quell’anno, e lo spettacolo non si fa attendere.
Il gruppo lascia andare la fuga e lo scalatore spagnolo Mikel Landa, uscito di classifica, si sbarazza dei compagni d’avventura a metà salita, tagliando il traguardo in solitaria. Tra gli uomini di classifica, Nibali, Quintana e Pinot cercano di guadagnare il più possibile sull’olandese Dumoulin, in maglia rosa, in vista della cronometro conclusiva di Milano.
Dumoulin cede poco più di un minuto e perde la maglia rosa in favore di Quintana, ma si rifarà a Milano due giorni dopo, guadagnando sui rivali come da pronostico nella corsa contro il tempo e vincendo il Giro d’Italia.
Si arriva al 2020, e la corsa rosa si svolge eccezionalmente in ottobre a causa della pandemia di Covid-19. La quindicesima tappa prende il via dalla base di Rivolto, con l’omaggio alle Frecce Tricolori, scavalca nuovamente Sella Chianzutan, poi il monte Rest e la forcella di Pala Barzana, per imboccare un’altra volta la via del Piancavallo.
A vincere è il britannico Tao Geoghegan Hart, unico in grado di rimanere con Jay Hindley e Wilco Kelderman, compagni di squadra alla Sunweb. Questo terzetto si giocherà il Giro sino alle ultime tappe, quando Kelderman cederà sullo Stelvio e Geoghegan Hart avrà la meglio su Hindley nella cronometro finale.
Arriviamo dunque al 2026 e l’attesa è alle stelle: questa volta Piancavallo sarà sede d’arrivo della penultima tappa del Giro d’Italia, quella decisiva prima della passerella conclusiva di Roma. Un salto di livello non da poco, visto che la salita verrà affrontata per ben due volte, come di recente è già stato fatto per il Monte Grappa e per l’Alpe d’Huez e il Mount Ventoux al Tour de France.
Dopo essere partito da Gemona del Friuli, un toccante omaggio al cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, il gruppo si dirgerà verso la val d’Arzino e affronterà la salita verso Clauzetto, per poi scendere a Travesio e puntare verso Maniago, Montereale Valcellina e Aviano. Da lì la prima scalata al Piancavallo, la discesa verso Barcis con annessa traversata della Val Cellina e il rientro ad Aviano per la seconda ascesa.
Se il Giro d’Italia 2026 sembra già saldamente nelle mani del danese Jonas Vingegaard, al momento senza un rivale in grado di impensierirlo, in ogni caso la tappa di sabato 30 maggio rimarrà una grande giornata di sport, festa e celebrazione per una località che ha saputo farsi largo nel mondo del grande ciclismo, alzando l’asticella un poco alla volta.
Dopo quasi trent’anni dalla vittoria di Marco Pantani, sarebbe bello vedere un altro italiano, alzare le braccia al cielo, magari dedicando la vittoria al Pirata, che, in quella giornata nuvolosa del maggio 1998, diede inconsapevolemente inizio a tutto.

Nasco a Udine, vivo a Spilimbergo, Clauzetto e la Valcosa nel cuore e nelle origini. Strimpellatore di basso, corridore a tempo perso, presidente di Spilimbergomusica, membro attivo di troppe associazioni e insegnante di lingue ancora precario per lavoro e per vocazione. Ogni tanto scrivo per L’oppure cose più o meno intelligenti.