Pietro Edo nasceva seicento anni fa. Sono secoli in cui si dimentica la sua versatile e poliedrica figura, secoli in cui emergono altri importanti letterati e artisti, ma soprattutto secoli in cui si tramanda, per quanto possibile, la sua memoria tramite le sue opere.

La mostra bibliografica “Pre’ Pietro del Zochol – Libri & Fonti” presso la Biblioteca del Seminario Diocesano di Pordenone si propone esattamente questo: di ricordare, tramite un’esposizione delle opere di Pietro Edo curata dall’Accademia San Marco di Pordenone, questo celebre intellettuale pordenonese.

Sulla vita di Pietro Edo (ricordato anche come Pietro Capretto o del Zocul) si sa relativamente poco. Fu un sacerdote, e questo è certo; studiò teologia, dedicandosi attivamente ai suoi doveri verso la comunità e intessendo proficui rapporti con gli ecclesiastici del luogo. Ma la sua qualità più distintiva, per la quale tuttora lo ricordiamo, fu il suo straordinario interesse per la letteratura e la musica, alla cui base vi furono anni e anni di intensi studi.

Questi studi ebbero luogo principalmente a Pordenone. Prima di venir ordinato prete nel 1447 trascorse forse un periodo a Padova, ma questo non è certo. Assai significativi furono invece gli anni trascorsi a Gemona, a seguito del quale fu nominato vicario della chiesa di San Marco a Pordenone.

Investito di un titolo nobiliare a Gemona nel 1586 insieme al nipote Alessandro, pubblicò diverse traduzioni in volgare e trattati di assai diversi argomenti. Tra questi spiccano il Rimedia amoris, opera in volgare scritta nel 1483 circa, il De rei uxoriae conditione statuve risalente al 1497, testo incentrato sul tema del matrimonio, e un saggio sulla vecchia (De christiani hominis senectute) di chiara ispirazione ciceroniana.

Si cimentò anche nella stesura di alcuni commenti alle Sacre Scritture e a componimenti lirici e canti in volgare. Della produzione di Pietro Edo ci è arrivato, infatti, una lista di spartiti e annotazioni musicali, i quali sono stati riprodotti, in via sperimentale, in concerto il 21 febbraio presso il Duomo di Spilimbergo. Copie di questi testi sono attualmente conservati all’Università di Udine e di Parigi.

La mostra presso la Biblioteca del Seminario si colloca, infatti, all’interno di una serie di eventi – tra cui un convegno scientifico – che comprendono anche le città di Spilimbergo e Gemona – città che si sono attivate, in collaborazione con le università di Udine, Venezia, Trento, Padova e Klagenfurt per avviare un percorso intento a valorizzare ogni aspetto artistico della carriera di Pietro Edo.

Alla sua morte, avvenuta nel 1504, la sua biblioteca personale fu donata alle Chiese di Pordenone e di Gemona secondo le volontà testamentari trasmesse da Pietro Edo. Conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, insieme a molti manoscritti delle sue opere principale, è un epigramma funebre in cui è confermata la sua data di morte.


Per approfondire

  • Ernesto Mottense, Uomini illustri di Pordenone, 1752
  • Matteo Venier, Pietro Edo in Serravalle: un’omelia per
    l’ordinazione di Domenico da Lentiai, 2023, Archivio Storico Cenadese