Quando si osserva oggi il grande complesso dell’ex cotonificio Amman, tra viale Martelli e il fiume Noncello, è difficile immaginare che per oltre un secolo questo luogo abbia rappresentato uno dei principali motori economici di Pordenone. La sua storia coincide con quella della trasformazione della città da piccolo centro commerciale a uno dei più importanti poli manifatturieri del Nord-Est. L’Amman fu infatti un organismo produttivo complesso, una vera e propria “città nella città“, capace di influenzare lo sviluppo urbano, sociale ed economico del territorio.

La storia dello stabilimento ebbe inizio nel 1875, quando gli imprenditori Alberto Amman e Emilio Wepfer scelsero Borgomeduna per impiantare un moderno cotonificio. Le prime immagini dello stabilimento, risalenti al 1877, mostrano un complesso ancora relativamente contenuto ma già riconoscibile nelle sue caratteristiche essenziali. Il prospetto principale era formato da una lunga successione di padiglioni con copertura a capanna, interrotta dalla torre dell’orologio che dominava l’intero complesso e scandiva simbolicamente il tempo del lavoro. Ancora oggi quella facciata conserva gran parte del suo aspetto originario, con le eleganti decorazioni in mattoni faccia a vista che incorniciano le ampie superfici intonacate, costituendo una delle più significative testimonianze dell’architettura industriale ottocentesca in Friuli.

Nel corso dei decenni il cotonificio si ampliò progressivamente fino a occupare un’area di vaste dimensioni. Filature, carderie, battiture, magazzini, officine, centrale termica e altri edifici specializzati vennero organizzati secondo una logica produttiva estremamente razionale. Ogni fabbricato rispondeva a una funzione precisa all’interno del ciclo della lavorazione del cotone, mentre la disposizione degli spazi permetteva un efficiente trasferimento delle materie prime e dei prodotti semilavorati da un reparto all’altro. L’intero complesso costituiva un sofisticato sistema industriale, progettato per ottimizzare tempi, energia e produzione.

L’acqua rappresentava il vero elemento vitale del cotonificio. Lo stabilimento sorse infatti lungo il Noncello, sfruttandone inizialmente la forza motrice e sviluppando nel tempo un articolato sistema idraulico. Tra il 1904 e il 1906 venne realizzato il grande canale perimetrale, il canale Amman, caratterizzato da un salto d’acqua superiore ai dieci metri, destinato a migliorare l’approvvigionamento energetico dell’impianto. Sebbene gli impianti idraulici originari siano andati perduti con il progresso tecnologico, il canale costituisce ancora oggi uno degli elementi più caratteristici del complesso.

Con la crescita dello stabilimento nacque una vera e propria cittadella della produzione. L’Amman era un mondo separato dalla città, delimitato su due lati dal sistema dei canali e sugli altri da alti muri di cinta. Al suo interno si concentravano edifici produttivi, servizi e infrastrutture indispensabili al funzionamento della fabbrica, tale per cui, per migliaia di lavoratori, quel complesso rappresentò per decenni il luogo della vita quotidiana, contribuendo in maniera determinante alla crescita economica e demografica di Pordenone.

Come si è detto, il valore del cotonificio risiede anche nelle sue caratteristiche architettoniche. L’impianto originario, ampliato senza perdere la propria coerenza compositiva, costituisce uno degli esempi meglio conservati di archeologia industriale del Friuli Venezia Giulia. La successione dei padiglioni, la gerarchia degli edifici, la centrale termica con la ciminiera, la Via delle Officine e gli altri manufatti raccontano ancora oggi l’organizzazione del lavoro nella grande industria tessile tra Otto e Novecento. Proprio per questo gli studi più recenti considerano l’ex Amman un patrimonio di importante rilevanza, la cui conservazione permette di leggere con chiarezza l’evoluzione dell’industrializzazione italiana.

Il declino del settore cotoniero, iniziato nella seconda metà del Novecento, condusse progressivamente alla cessazione delle attività produttive nei primi anni Novanta. Da quel momento il complesso entrò in una lunga fase di abbandono. Gli edifici, privati della loro funzione originaria, iniziarono a deteriorarsi e anche le opere idrauliche che avevano garantito per decenni la sicurezza dell’area non furono più sottoposte alla necessaria manutenzione. Le esondazioni del Noncello, in particolare quelle del 1966 e del 2002, resero ancora più evidente la fragilità di un patrimonio ormai inutilizzato.

La chiusura della fabbrica aprì però una nuova fase della storia dell’Amman. Fin dagli anni Novanta amministrazioni pubbliche e proprietà private hanno cercato di individuare nuove destinazioni per il complesso, nella consapevolezza che il suo valore storico e architettonico imponesse un recupero rispettoso dell’impianto originario. Le prescrizioni urbanistiche hanno infatti individuato come elementi da preservare gli edifici più antichi, dalla Filatura Bassa alla Filatura Nuova, dalle Officine alla centrale termica con la storica ciminiera.


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