Ci sono luoghi nella nostra città che sembrano aver smesso di vivere, ma che continuano a custodire e raccontare l’anima, la storia e le trasformazioni di un intero territorio. Ex fabbriche, edifici dismessi e aree in attesa di una nuova destinazione racchiudono storie di lavoro, fatiche, ingegno e progetti incompiuti. Proprio da queste premesse nasce «Luoghi Sospesi. Storie, memoria e futuro degli spazi dimenticati di Pordenone», il ciclo di tre incontri pubblici gratuiti organizzato dalla nostra associazione – in collaborazione con il Canoa Club Naonis – per portare raccontare il nostro territorio al grande pubblico e favorire un confronto diretto con la cittadinanza.

Il primo imperdibile appuntamento è fissato per venerdì 6 novembre, alle ore 20.00, negli spazi suggestivi del Battirame – Officina dello Sport. La serata inaugurale sarà interamente dedicata all’ex Cotonificio Amman, uno dei luoghi più emblematici e significativi della storia industriale pordenonese. A dialogare con il pubblico sarà l’architetto Filippo Enna, esperto di rigenerazione urbana, che verrà intervistato dal nostro Federico Bortolato. Sarà l’occasione per riflettere sulle reali possibilità di trasformazione degli spazi industriali dismessi, bilanciando le tracce del passato produttivo con le esigenze e le sfide della città contemporanea. Per comprendere appieno il valore di questo opificio, basta fare un salto indietro nel tempo, tra le pagine della storia locale.

Quando nell’autunno del 1875 i fondatori Alberto Amman ed Emilio Wepfer posero la prima pietra dell’industria lungo la sponda sinistra del fiume Noncello, l’impatto sul territorio fu dirompente. Pordenone contava allora meno di 11.000 abitanti, mentre lo stabilimento arrivò a dare lavoro a ben 2.000 persone, rappresentando il vero motore economico e sociale di un’area ben più vasta. La scelta di quell’area, nota come le “Melossette“, non fu affatto casuale. Sfruttando la straordinaria abbondanza e limpidezza delle acque del Noncello e, successivamente, la complessa ingegneria idraulica del canale del Meduna, gli industriali crearono un sistema d’avanguardia per l’epoca. Frutto di questi lavori fu, ad esempio, la realizzazione nel 1893 di un lago artificiale nella zona della Burida per alimentare le turbine , collegato a una rete di condotte e canali sotterranei. Anche l’architettura della fabbrica nasconde curiosità sorprendenti: dietro alla celebre e fiabesca Torre dell’Orologio – che con la sua cella campanaria fungeva da varco trionfale e da punto di riferimento temporale per le maestranze – si celava un rigido schema produttivo e difensivo, concepito quasi come un borgo medievale votato alla modernità.

Le coperture a “shed” (a dente di sega) venivano orientate a nord per catturare una luce naturale omogenea e ideale per la filatura, mentre l’uso sapiente dei mattoni rossi prodotti dalle vicine fornaci di Villanova legava indissolubilmente la fabbrica alla tradizione costruttiva pordenonese. Oggi, di fronte all’abbandono di questi spazi, ci si interroga su come restituire valore a un luogo senza cancellarne la memoria. Come ci si può riappropriare di un patrimonio così importante? L’appuntamento di venerdì 6 novembre con Federico Bortolato e Filippo Enna rappresenta il primo passo fondamentale per rispondere a questa domanda e riscoprire le nostre radici.

L’ingresso è gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Vi aspettiamo numerosi!