“Pratiche di riappropriazione” è il titolo della mostra inaugurata sabato 10 ottobre dal collettivo Artisti Per Il Domani (APID). Questa edizione – la sesta del suo genere – riunisce al suo interno le opere di giovani artisti emergenti quali Daniela Moruz, Federica Cappelletto, Giulia Desogus, Giulia Rinaldi, Jacopo Manzoni, Laura Vendramin, Lyan Sarango, Matteo Moretti, Miriam Rita Scotto, Rachele Moretto, Sofia Battan, Veronica Isaia e Veronica Villa a Palazzo Gregoris – sede messa a disposizione dalla SOMSI (Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Pordenone) in occasione dell’evento.
L’intento della mostra? La riappropriazione da parte del singolo della propria individualità, mettendo in discussione le costruzioni che condizionano il modo in cui percepiamo noi stessi. Le opere esposte, dalla pittura a olio alla scultura, dall’incisione alle composizioni grafiche, esplorano questo processo di decostruzione e ricerca di una voce personale.
“(…) anche prima dell’intelligenza artificiale, per un artista è sempre stato fondamentale riuscire a trovare una propria voce. Tuttavia, mentre un tempo si trattava di costruire uno stile attraverso la costruzione della propria individualità, oggi pare piuttosto vero il contrario: la personalità è un prefabbricato che va prima di tutto decostruito. Per l’artista contemporaneo non si tratta più di edificare ex novo, ma di demolire il proprio sguardo. Solo dopo aver fatto piazza pulita delle catene impostegli dal sistema attuale l’artista potrà ricostruire una propria identità e con essa il proprio stile.” (Testo di Carlo Tomba)
Un’iniziativa, dunque, che intende gettare luce sul mondo interiore dell’artista, enfatizzando la necessità di comprendere tutti gli schemi, le categorie e le aspettative che vincolano il singolo impedendogli di realizzarsi pienamente.
C’è chi utilizza un vaso disegnato per custodire simbolicamente tutte le sue paure, come nel caso di Vaso di Dubbi di Giulia Desogus; c’è chi vede nell’arte l’espressione migliore della propria libertà, come emerge nell’opera in acrilico e pastelli a olio di Miriam Rita Scotto; e c’è chi attinge alla poesia e alla storia dell’arte per parlare del proprio presente alla luce di un passato autobiografico.
Le opere d’arte di questa mostra dimostrano che questo processo di auto-analisi è in continuo movimento, e dunque ben lontano dal giungere a una conclusione imminente – specialmente davanti alle sfide che ci presenta ogni giorno la contemporaneità.
L’arte diventa così uno strumento per mettere in discussione le costruzioni attraverso cui interpretiamo la realtà. La mostra, infatti, invita a interrogarsi su come il nostro sguardo dia per assunte certe nozioni, ricordando invece come il percorso verso una maggiore consapevolezza di sé passi anche attraverso la messa in discussione di tutto ciò che diamo già come acquisito. Un simile lavoro su sé stessi non può accelerare né esemplificare del tutto il processo, ma può aprire uno squarcio ricco di riflessioni sul vissuto di tale liberazione.
È soprattutto sotto questo aspetto che la mostra di “Pratiche di riappropriazione” riesce in ciò che si prefigge di fare: rilanciare un lavoro individuale, sì, ma anche collettivo, specchio di una società profondamente complessa i cui lacci interni aspettano ancora di essere compresi e sciolti.
Fino all’8 novembre la mostra rimarrà aperta gratuitamente per tutti coloro che vorranno calarsi per alcuni e intensi minuti in un tematica che appartiene a noi tutti. Questo, ovviamente, con la promessa da parte del APID di ritornare nei prossimi anni con ulteriori eventi, esibizioni e mostre tramite cui dare ampia visibilità a giovani under 35 in collaborazione con le istituzioni del territorio – obiettivo promosso fin dal 2021, anno in cui il collettivo è stato fondato a Pordenone.

Avianese di nascita, autrice di articoli e storie brevi per passione, trascorro il mio tempo libero leggendo romanzi fantasy e divorando serie televisive fantascientifiche. Coltivo da sempre un grande interesse per l’Asia, a cui si aggiunge un immenso (e assai recente) amore per la storia romana. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Ca’ Foscari di Venezia.