Alla fine dell’Ottocento Pordenone attraversò una delle più importanti trasformazioni della sua storia: da centro legato alle tradizionali attività manifatturiere e allo sfruttamento delle acque del Noncello, divenne uno dei principali poli industriali del Friuli. Tra i protagonisti di questa trasformazione vi fu Alberto Amman, imprenditore di origine austriaca che, insieme al socio svizzero Emilio Wepfer, fondò nel 1875 il grande cotonificio destinato a segnare per oltre un secolo la storia economica e sociale della città.
Nato a Monza nel 1847, Alberto Amman apparteneva a una famiglia già inserita nel mondo dell’industria tessile. Suo padre Franz Xaver, originario del Vorarlberg austriaco, dopo essersi trasferito in Italia aveva contribuito allo sviluppo del settore cotoniero lombardo fondando stabilimenti a Legnano e Chiavenna. Cresciuto in questo ambiente imprenditoriale, Alberto seguì la tradizione familiare e si inserì presto nei circuiti dell’alta finanza milanese, maturando una visione moderna dell’industria basata sull’investimento tecnologico, sull’organizzazione produttiva e sulla capacità di sfruttare le risorse energetiche disponibili.
Nel 1875 Amman e Wepfer scelsero Pordenone per avviare un nuovo stabilimento tessile. La posizione fu scelta con cura in quanto l’area di Borgomeduna, all’ingresso occidentale della città e sulla riva sinistra del fiume Noncello, offriva condizioni favorevoli grazie alla presenza dell’acqua, elemento fondamentale per alimentare i sistemi produttivi dell’epoca.
Nacque così il Cotonificio Amman & Wepfer, un impianto progettato secondo criteri moderni, dotato di macchinari avanzati e destinato rapidamente a crescere. Nel giro di pochi anni lo stabilimento divenne uno dei maggiori complessi industriali del Friuli, contribuendo a trasformare il paesaggio urbano e il tessuto sociale pordenonese.
L’espansione fu rapida: nel 1885 la società realizzò un secondo stabilimento nel vicino territorio di Fiume Veneto, ampliando ulteriormente la capacità produttiva. Alla fine dell’Ottocento i due complessi occupavano complessivamente tra i 1.600 e i 1.700 lavoratori, un numero considerevole per una città che fino a pochi decenni prima aveva basato gran parte della propria economia sulle attività artigianali e sui piccoli opifici idraulici.
Uno degli aspetti più innovativi dell’esperienza Amman fu l’attenzione allo sviluppo energetico. Nel 1888 il cotonificio venne dotato di un moderno impianto capace di produrre energia elettrica sfruttando le acque del vicino Maglio della Vallona, un’antica struttura legata alla tradizione manifatturiera locale.
In un periodo in cui l’elettricità iniziava appena a diffondersi negli stabilimenti industriali italiani, il cotonificio pordenonese adottava così soluzioni tecnologiche che permettevano una maggiore efficienza produttiva. Dieci anni più tardi, per rispondere alla crescente domanda energetica, la società realizzò un ulteriore intervento destinato a cambiare profondamente il territorio: la costruzione del lago artificiale della Burida.
La crescita del cotonificio portò ad Amman e Wepfer importanti riconoscimenti pubblici. Nel 1881 i loro tessuti ottennero la medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Milano, confermando il prestigio raggiunto dall’azienda.
Il rapporto con la città si consolidò anche attraverso iniziative di carattere sociale. Nel 1884 il Consiglio comunale di Pordenone conferì ad Alberto Amman la cittadinanza onoraria, riconoscendo due interventi considerati significativi: la creazione di un fondo pensioni per gli operai del cotonificio e una donazione di 5.000 lire destinata alla costruzione della casa di ricovero.
Queste iniziative rientravano nella logica del paternalismo industriale ottocentesco, attraverso cui alcuni imprenditori cercavano di costruire un rapporto diretto con i propri dipendenti offrendo forme di assistenza e tutela sociale, ma anche rafforzando il legame tra azienda e territorio.
Nel 1885 Umberto I concesse alla società il diritto di fregiare i propri prodotti con lo stemma reale, mentre nel 1887 Alberto Amman venne nominato conte con decreto regio, a riconoscimento del suo ruolo nello sviluppo industriale italiano.
Dopo la morte di Emilio Wepfer nel 1890, la società assunse il nome di Amman & C. e Alberto continuò a guidarla insieme al fratello Edoardo fino alla sua morte, avvenuta a Pordenone nel 1896. Nel 1920 il cotonificio di Borgomeduna venne acquisito dal Cotonificio Veneziano, ma la struttura continuò a rappresentare per decenni uno dei cuori produttivi della città.
La sua figura è rimasta legata anche alla nascita di importanti iniziative industriali nazionali, alla fondazione di società tessili in Lombardia e Bergamasca. Amman partecipò inoltre alla creazione dell’Associazione Cotoniera Italiana e alla fondazione della Banca Industriale e Commerciale, uno dei primi istituti italiani dedicati al credito industriale.
Per approfondire:
- Giovanna Frattolin, Amman, Alberto, in “Dizionario Biografico dei Friulani. Nuovo Liruti”.
- Paolo Musolla, Lo sviluppo industriale di Pordenone, Doretti, Udine, 1966.
- Walter Bigatton, Maurizio Bordugo e Guido Lutman, Storia del Cotonificio Veneziano. L’industria pordenonese Amman-Wepfer tra Ottocento e Novecento, Pordenone, Biblioteca dell’immagine, 1994.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.