All’ombra e sotto la protezione di un castello fiorì la comunità d’Aviano al tempo dello Stato patriarchino. Si sviluppò in qualità di enclave politica ed ecclesiastica del Patriarcato d’Aquileia nel territorio della diocesi di Concordia, a cui era legata storicamente dato che era stata una zona agricola soggetta al municipium di Concordia Sagittaria sin dal II secolo a.C.

Non ci è dato sapere in modo preciso, quando venne edificato il castello d’Aviano, di cui ad oggi rimangono soltanto due torri, parte della torre centrale o mastico, e alcune parti delle cinte murarie. Si presume che sia stato fondato a seguito delle incursioni ungaresche attorno all’XI secolo d.C. . Quel che è certo è che una volta eretto, fu adibito a maniero patriarcale di abitanza, sotto la tutela di un nobile, scelto tra le fila dei feudatari locali ed incaricato dal Patriarca in persona di custodire e difendere il castello.

Quest’ultimo fino a Ottocento era composto da due cerchie murarie, di cui la seconda è ancora in parte visibile. Tra queste due esili cinte si sviluppò il borgo, che andò a enucleare la prima comunità di abitatori, successivamente sviluppatasi in villa, coincidente grosso modo all’attuale centro abitato.

La villa era caratterizzata da una strutturazione sociale ben definita. L’organizzazione comunitaria si basava sul sistema vicinale, attestato in molte aree del Friuli durante l’età medievale e moderna, che prevedeva l’amministrazione  e la ripartizione dei beni comuni, come campi e boschi, e il prelievo delle imposte locali. Le mansioni amministrative e politiche della comunità erano affidate da un massario e dai suoi funzionari, eletti annualmente dalla vicinia, ovvero l’assemblea dei capifamiglia della comunità.

Agli albori la villa d’Aviano era abitata solo contadini e servi di masnada, di fatto le sue sorti erano subordinate a quelle del castello. Però la comunità crebbe nel tempo, fino all’ottenimento della voce nel Parlamento friulano. Ciò le permise di difendere i propri interessi politici all’interno dello stato patriarchino. Infatti sin dal 1376 contava su dei rappresentanti nel Parlamento friulano.

Il territorio comprendente il castello e la comunità d’Aviano era sottoposto al gastaldo patriarcale, che amministrava la zona assieme a Montereale e Barcis. Costui probabilmente abitava nel borgo, mentre nel castello alloggiava il capitano, un altro funzionario del patriarca, ma con compiti militari. Gli stessi abitanti avianesi avevano dei compiti da ottemperare nei confronti del loro rappresentante militare, come l’obbligo del servizio militare nel maniero e la militanza nell’esercito patriarcale.

Questi furono i primi passi della comunità avianese, a inizio Quattrocento la sua storia confluì all’interno della storia della Repubblica di Venezia. Nel pieno della guerra veneto-imperiale il castello d’Aviano fu incendiato dai soldati veneziani, che l’avevano già occupato nel 1411, per sottrarre un luogo strategico al nemico ungherese.

Da qui in poi si apre un’altra storia, in cui la comunità avianese, già soggetta alla gastaldia del medesimo territorio, viene inquadrata all’interno della più grande podesteria veneziana di Sacile.

 

Letture consigliate:

E. Zoratti, Il Castello di Aviano, Udine 1905.

G. Di Ragogna, Aviano dalla preistoria, Pordenone 1967.

L. Pavan, Le pergamene di Aviano conservate presso l’Archivio Storico Diocesano di Pordenone, Atti dell’Accademia “San Marco” di Pordenone, 17 (2015).

 

Immagine:

Affresco del castello d’Aviano presente a palazzo Menegozzi.

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