Il giovedì sera di Pordenonelegge è all’insegna dell’Europa e della difesa dei suoi valori fondamentali: all’Arena Europa, lungo le rive del Noncello, si è svolta la presentazione del libro “Difendere la libertà: l’ora dell’Europa”, il cui obiettivo è risvegliare le coscienze dei cittadini in un’epoca storica e politica che sembra aver perso ogni valore e ideale, distratta da fatti di cronaca e faziosi battibecchi. Protagonista dell’appuntamento è stato Carlo Calenda, senatore della Repubblica e segretario di Azione, intervistato da Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione Pordenonelegge e di Confindustria Alto Adriatico.
Il confronto ha preso le mosse da una riflessione sul concetto di libertà, presentato come una conquista che necessita di essere continuamente difesa. Secondo Calenda, negli ultimi decenni l’Occidente ha vissuto nella convinzione che il modello della democrazia liberale fosse destinato ad affermarsi ovunque. In realtà, ha osservato, la globalizzazione ha prodotto trasformazioni profonde: parte della ricchezza e della produzione si sono spostate verso Oriente, mentre in molti Paesi europei la classe media ha visto ridursi il proprio peso economico e sociale.
Ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra innovazione tecnologica e democrazia. Da un lato sono stati ricordati i grandi progressi scientifici, dalla ricerca medica ai vaccini; dall’altro è stato evidenziato come le nuove tecnologie e i social media possano diventare strumenti di manipolazione e condizionamento delle opinioni pubbliche. Tra gli esempi citati, la crescente influenza delle grandi piattaforme digitali e il ruolo di applicazioni come TikTok nella formazione del consenso.
Nel corso dell’incontro è emersa una distinzione tra due diverse concezioni della libertà. La prima riguarda la sfera individuale: la possibilità di scegliere il proprio percorso di vita, soddisfare i propri desideri e godere dei diritti personali. La seconda riguarda invece la dimensione collettiva, cioè la capacità di una comunità politica di autodeterminarsi e di costruire il proprio futuro. In questa prospettiva, la libertà di una nazione o dell’Europa nel suo insieme non può essere considerata semplicemente come la somma delle libertà individuali.
Uno dei temi centrali della serata è stato il futuro dell’integrazione europea. Calenda ha sostenuto la necessità di rafforzare il progetto comunitario, arrivando progressivamente a una forma di maggiore unione politica. La frammentazione europea, secondo la sua analisi, rischierebbe infatti di rendere il continente più vulnerabile alle pressioni delle grandi potenze mondiali, in particolare Stati Uniti, Cina e Russia, grandi imperi che minacciano il fiorente giardino europeo.
L’autore ha indicato nell’economia sociale di mercato uno degli elementi distintivi dell’identità europea, fondata sul tentativo di coniugare crescita economica, tutela dei diritti e coesione sociale. Un modello che, a suo giudizio, si trova oggi sotto pressione sia per fattori geopolitici sia per la competizione economica internazionale.
Particolarmente significativa è stata la parte dedicata alla guerra in Ucraina. Calenda ha raccontato alcune esperienze vissute durante le sue visite nel Paese, descrivendo la determinazione della popolazione civile e dei militari nel difendere la propria indipendenza nonostante le difficoltà e le perdite causate dal conflitto. Tra gli episodi ricordati vi è quello di Odessa, città frequentemente esposta agli attacchi missilistici ma dove, nonostante tutto, gli spettacolo al teatro dell’opera proseguono ininterrottamente anche sotto i bombardamenti. La cultura è stata presentata come un elemento fondamentale dell’identità di una comunità e della sua capacità di resistere nei momenti più difficili.
Nel suo intervento Calenda ha richiamato anche alcune figure storiche legate alla costruzione europea. Di Alcide De Gasperi ha citato l’idea di un’Europa fondata sulla difesa comune e sulla forza morale, mentre di Winston Churchill ha ricordato il concetto secondo cui la forza morale può rendere un Paese piccolo grande quanto uno più potente. La forza morale di uno Stato costituisce il collante che tiene unite le comunità e rafforza i legami sociali.
Nella parte finale dell’incontro il dialogo si è spostato anche su questioni economiche e industriali italiane, tra cui il caso dell’Ilva di Taranto e le difficoltà legate alla gestione delle grandi politiche industriali. È stato evidenziato come molte decisioni strutturali producano effetti soltanto nel lungo periodo, mentre il dibattito pubblico e politico tenda sempre più spesso a concentrarsi sui risultati immediati.
L’incontro si è concluso con una riflessione sul ruolo della partecipazione civica e sulla necessità di preservare la qualità del dibattito democratico in un contesto caratterizzato da polarizzazione, disinformazione e crescente influenza dei mezzi digitali. Un confronto intenso e coinvolgente, che ha offerto al pubblico di Pordenone numerosi spunti per ragionare sul significato contemporaneo della libertà e sulla strada che l’Unione Europea e i Paesi membri dovrebbero intraprendere per il loro futuro.
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.