Il torrione solitario che ancora oggi si erge alle Torrate, frazione del Comune di Chions, non sembra quel che sembra. O meglio: rappresenta la traccia visibile di una lunga vicenda militare, politica e territoriale che affonda le sue radici nel pieno Medioevo. Per comprenderne davvero il significato, bisogna tornare a quando quel luogo rappresentava un punto strategico lungo una via di comunicazione cruciale tra San Vito e Motta di Livenza.

La struttura che vediamo oggi è ciò che è rimasto di un famoso castello la cui posizione non era casuale. Essa sorse a controllo di un asse viario importante, probabilmente già in epoca altomedievale. È plausibile che una prima struttura difensiva sia stata realizzata attorno all’anno Mille, in risposta al clima di insicurezza seguito alle incursioni degli Ungari. Tuttavia, l’altura su cui ancora oggi poggia la torre suggerisce una frequentazione ancora più antica, forse riconducibile a una “motta”: un rialzo artificiale o naturale fortificato, tipico delle prime forme di insediamento signorile, capace di unire funzioni abitative e militari.

Fin dalle sue origini, il castello di Sbrojavacca fu inserito nel sistema feudale del Patriarcato di Aquileia. I suoi signori rientravano nella categoria dei ministeriales, una nobiltà legata al servizio militare e amministrativo, che riceveva investiture direttamente dall’autorità ecclesiastica. In questo caso, il maniero e parte dei territori dipendevano dal patriarca, mentre altri beni erano concessi dall’abbazia di Sesto al Reghena, creando una doppia rete di obblighi e fedeltà.

Come spesso accadeva nel Medioevo, la fedeltà feudale non era sempre lineare. Nel 1249 Ulvino di Sbrojavacca si schierò contro il patriarca, alleandosi con Ezzelino da Romano, signore di Treviso, e minacciando San Vito al Tagliamento. La reazione non tardò: il patriarca e il conte di Gorizia affrontarono le forze ribelli in uno scontro violento e sanguinoso.

Pochi anni dopo, nel 1251, la situazione si complicò ulteriormente quando Alberico da Romano, fratello di Ezzelino, penetrò in Friuli e riuscì a impadronirsi del castello di Sbrojavacca quasi senza resistenza. Ma questa volta la risposta friulana fu rapida e organizzata: il parlamento della Patria convocò le milizie feudali e marciò contro il nemico. La battaglia che seguì, combattuta in un territorio difficile fatto di paludi e fossati, si concluse con la sconfitta di Alberico, costretto a fuggire per salvarsi.

Paradossalmente, nonostante il tradimento, la famiglia riuscì a mantenere il controllo del castello. Ulvino venne privato dei suoi beni, ma il maniero fu restituito al resto del casato, segno di quanto fosse radicato il loro potere locale.

Il XIII e il XIV secolo furono caratterizzati da continui mutamenti di alleanze e proprietà. Il castello passò più volte di mano, fu parzialmente ceduto, diviso e riassegnato. I patriarchi di Aquileia intervennero ripetutamente per redistribuire feudi e ristabilire equilibri, mentre altri attori — come i conti di Gorizia o i signori da Camino — cercavano di influenzare la regione.

Non mancavano nemmeno le difficoltà economiche. Nel 1332, ad esempio, una parte del castello dovette essere venduta per coprire debiti contratti con altre famiglie nobili. Tuttavia, accanto a queste crisi, si registrano anche momenti di rilancio: nuove investiture, concessioni di castelli e incarichi politici dimostrano che gli Sbrojavacca riuscirono più volte a recuperare prestigio e potere.

Con la conquista veneziana del Friuli nel 1420, il castello entrò in una nuova fase. La Serenissima, nel censire le strutture difensive del territorio, definì quello di Sbrojavacca un “fortilizio buono per presidio e difesa”, confermandone l’importanza strategica.

Nonostante alcune iniziali incertezze nei rapporti con le autorità — come la temporanea decadenza da un feudo per mancato rinnovo dell’investitura — la famiglia riuscì a consolidare nuovamente le proprie posizioni. Il castello rimase così al centro di un sistema territoriale che comprendeva villaggi, campagne e diritti giurisdizionali.

Il momento più drammatico per il complesso arrivò nel 1511, quando Leonardo di Prodolone, nemico degli Sbrojavacca e sostenitore dell’imperatore Massimiliano, saccheggiò il castello con truppe tedesche. Durante l’assalto venne distrutto anche l’archivio familiare, una perdita gravissima per la memoria storica del casato.

Nonostante ciò, il castello continuò a esistere e a funzionare come centro amministrativo e militare. Le descrizioni del Cinquecento parlano di una struttura articolata, con torri, mura spesse, fossati, ponte levatoio e persino passaggi sotterranei. Attorno al nucleo fortificato si sviluppavano edifici di servizio, un mulino e un piccolo insediamento.

Nel corso del tempo, tuttavia, la funzione militare venne meno. All’inizio dell’Ottocento il complesso fu trasformato in residenza signorile, probabilmente su progetto dell’architetto Francesco Maria Preti. Ma questa nuova vita fu breve: intorno al 1820 l’edificio venne demolito quasi completamente, per ragioni ancora non del tutto chiare.

L’ultimo episodio significativo legato al castello si colloca nel 1801, durante la creazione della cosiddetta “zona neutra” tra le forze napoleoniche e quelle austriache. In quel contesto di instabilità, il territorio fu teatro di saccheggi e requisizioni, segnando il definitivo tramonto della funzione politica e militare del sito. Dopo oltre sette secoli di storia, il castello di Sbrojavacca cessava così di essere un protagonista attivo, per entrare definitivamente nella dimensione della memoria.

Oggi resta solo una torre, isolata e silenziosa. Eppure, osservandola con attenzione, è possibile immaginare ciò che fu: un complesso articolato, vivo, attraversato da soldati, contadini, funzionari e signori. Essa può essere interpretata quale testimonianza concreta di come, anche nei luoghi più appartati, si siano intrecciate vicende che riflettono la complessità del Medioevo e dell’età moderna italiana.

E in fondo, proprio nella sua solitudine attuale, il torrione sembra custodire meglio di qualsiasi documento scritto il lungo racconto del castello che fu.


Per approfondire:

  •  M. G. B. Altan, Castelli e famiglie nobili nel territorio di Chions, Il Castello di Sbrojavacca, in AA.VV., Borghi, feudi e comunità: cercando le origini del territorio Comunale di Chions, Grafiche editoriali artistiche pordenonesi, Chions-Pordenone, 1985, pp. 229-240.