La 4^ edizione del Piccolo dizionario immaginario delle ragazze e dei ragazzi ha riscosso grande partecipazione questa mattina in Piazza della Motta: il progetto, promosso dalla Fondazione Pordenonelegge.it in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura e Parole O_Stili, sarà riproposto nel 2027 all’interno del dossier di Pordenone capitale italiana della cultura. L’incontro ha goduto anche della collaborazione dell’Istituto Toniolo, fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Dopo l’intervento dell’assessore alla cultura Alberto Parigi, ha preso la parola Luigi Ballerini, medico psicoterapeuta e scrittore molto amato nella narrativa per ragazzi in Italia. Ballerini ha sottolineato come nelle nostre relazioni e interazioni scriviamo di continuo all’interno della mente: le parole che vivono nella nostra interiorità posso diventare testi e opere. È proprio questo l’obiettivo del Piccolo dizionario, occasione di incontro e confronto tra giovani e adulti, realizzato sotto l’attenta supervisione scientifica del professor Giuseppe Antonelli, ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia.
Ma come funziona il Piccolo dizionario? Ce lo ha spiegato Valentina Gasparet.
Si tratta di una raccolta di definizioni fornite da ragazzi e ragazze della Generazione Alfa, frequentanti la scuola secondaria di primo grado. Le loro definizioni hanno alimentato il loro sguardo sul mondo, i loro stati d’animo, i pensieri e impressioni, manifestando anche le loro paure e inquietudini oppure il quotidiano e le esperienze da loro vissute ogni giorno.
L’edizione di quest’anno, scaricabile in digitale, include ben 165 parole, le cui definizioni sono state scritte da 1700 studenti e studentesse di 57 classi, provenienti da 12 regioni italiane. Dalla prima edizione hanno preso parte all’iniziativa ben 5000 ragazzi e ragazze, arrivando a compilare 425 voci e 353 lemmi; ma cosa a cosa si deve questa discrepanza tra voci e lemmi, che quasi sempre coincidono nei classici dizionari? Una stessa parola, ha spiegato il professor Antonelli, può ricorrere più volte all’interno di questa raccolta, in quanto si tratta di un dizionario della soggettività, dove le parole vengono definite e presentate a seconda di come sono vissute e avvertire dai ragazzi che le impiegano. È particolarmente interessante notare come, nelle diverse edizioni del dizionario, si ripresentino parole che appartengono al lessico umano di base: amore, amicizia, lealtà, guerra… Questo dato rovescia l’impressione dei ragazzi dediti esclusivamente al divertimento e incapaci di riflettere criticamente sui sentimenti presenti negli esseri umani d’ogni tempo.
Non si tratta di sole parole, come recita una famosa canzone di Noemi, ma di un vero e proprio atlante affettivo, dove ogni parola ha il suo peso e deve essere adoperata con responsabilità e coscienza.
L’evento è proseguito con la lettura esemplare di alcune delle parole più interessanti analizzate dai giovani delle scuole medie, con la voce di Angelica Calderan, studentessa di Lettere Antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova.
La lettura ha incluso parole anche molto distanti tra di loro per impiego e significato, ma tutte ugualmente avvertite come attuali dalle studentesse e gli studenti di oggi: altrove, parola che fa viaggiare la mente, che può rappresentare luogo reale, ma spesso è qualcosa di più, un posto immaginato o sognato, che suscita curiosità e trasmette un senso di libertà o anche di nostalgia; chill, anglicismo diffuso nel linguaggio giovanile e nei social media, eletto a “parola giovane dell’anno” 2026 dall’Accademia della Crusca, impiegato ad esempio in espressioni come chillarsela o stare nel chill, che esprimono serenità, tranquillità e benessere; coraggio, che contiene la radice latina di cor, presente in numerose parole delle lingue romanze; due contrari che sono stati analizzati in tutte le edizioni del Piccolo dizionario, ossia guerra, avvertita come sinonimo di distruzione e fine della normalità, e pace, l’equilibrio che mantiene le persone e il mondo uniti, permettendo a ognuno di essere sé stesso nel rispetto dell’altro; nonna, ossia la persona che può dare più affetto in tutta la famiglia; e infine anche un neologismo coniato da una ragazza, che in seguito è entrato nel lessico famigliare, per dirla con Natalia Ginzburg, della classe, ossia strambotik, usato per descrivere qualcosa di insolito, ma anche piacevole e interessante.
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.