Tra le attrazioni turistiche più celebri degli Stati Uniti c’è il Mount Rushmore National Memorial, in Sud Dakota: una montagna di granito scolpita con i giganteschi volti di quattro presidenti americani – George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. Ogni anno circa 2,7 milioni di visitatori raggiungono le Black Hills per osservare da vicino questa impressionante opera monumentale.

Dietro a questo simbolo della storia americana si nasconde però una vicenda meno conosciuta che riguarda da vicino il territorio della Destra Tagliamento. Tra i principali artefici del monumento c’era infatti un emigrante italiano originario di qui, lo scultore Luigi Del Bianco, il cui talento fu determinante per dare espressione ai giganteschi volti scolpiti nella roccia.

Luigi Del Bianco nacque il 9 maggio 1892 a Le Havre, in Francia, mentre i suoi genitori stavano tornando in Friuli dopo un viaggio negli Stati Uniti. Crebbe a Meduno, nella borgata che portava il suo cognome. La sua vita fu segnata molto presto dall’emigrazione, esperienza comune a migliaia di italiani di fine Ottocento. A soli undici anni lasciò il Friuli per lavorare in Austria come apprendista scalpellino. Qui imparò il mestiere che avrebbe determinato tutta la sua carriera: l’arte di lavorare la pietra.

Nel 1908, appena sedicenne, attraversò l’Atlantico per raggiungere gli Stati Uniti. Si stabilì a Port Chester, nello stato di New York, e iniziò a lavorare come tagliapietre a Barre, nel Vermont, una zona famosa per le sue cave di granito, tanto da essere soprannominata la “Carrara d’America”. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, Del Bianco tornò volontariamente in Italia per combattere. Terminato il conflitto rientrò negli Stati Uniti, dove si stabilì definitivamente. A Port Chester sposò Nicoletta Cardarelli, con la quale ebbe cinque figli: Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria.

All’inizio degli anni Venti Del Bianco iniziò a collaborare con lo scultore Gutzon Borglum, artista statunitense di origine danese che aveva uno studio nel vicino Connecticut. Borglum era una figura ambiziosa e visionaria: a lui venne affidato il progetto di scolpire un gigantesco monumento sulle montagne delle Black Hills nel Sud Dakota. L’idea era nata dallo storico locale Doane Robinson, che voleva creare un’attrazione capace di attirare turismo nello stato. Nel 1924 il Congresso degli Stati Uniti autorizzò il progetto, e Borglum realizzò un modello in scala con i volti dei presidenti americani più importanti fino a quel momento.

I lavori iniziarono nel 1927. Per realizzare il monumento furono asportate circa 450.000 tonnellate di granito, in gran parte con l’uso della dinamite. Nel cantiere lavorarono centinaia di operai tra minatori, trapanatori e scalpellini. Nonostante le condizioni estremamente difficili – spesso sospesi nel vuoto su corde e impalcature – durante i 14 anni di lavori non si verificò alcun incidente mortale, un fatto sorprendente per un’impresa di queste dimensioni. Il primo volto completato fu quello di George Washington, presentato al pubblico il 4 luglio 1934. Seguirono Jefferson nel 1936, Lincoln nel 1937 e Roosevelt nel 1939.

Nel 1932 il capo scultore del progetto, Hugo Villa, lasciò improvvisamente il cantiere. Borglum si trovò così a corto di una figura capace di tradurre in pietra le sue idee artistiche. Fu allora che si ricordò di Del Bianco. Lo scultore friulano arrivò al Monte Rushmore nell’ottobre del 1933 con l’incarico di capo scultore. Borglum lo presentò ai collaboratori con parole che mostrano bene la stima nei suoi confronti:

«Vale quanto tre uomini che posso trovare in America per questo tipo di lavoro.»

A Del Bianco vennero affidate alcune delle parti più delicate dell’opera: modellare i lineamenti dei volti, definire le espressioni e rifinire i dettagli che avrebbero reso le sculture realistiche anche viste da chilometri di distanza. Tra i suoi compiti ci furono il volto di Thomas Jefferson, la rifinitura di Washington e la lavorazione di diversi dettagli dei volti successivi.

Il lavoro richiedeva un’enorme precisione. Del Bianco raccontò anni dopo che, mentre scolpiva, poteva vedere solo una piccola parte della roccia davanti a sé. Eppure il risultato finale doveva apparire corretto anche da grandi distanze, quando i visitatori osservavano l’intera montagna.

Una delle tecniche più ingegnose riguardava gli occhi dei presidenti. Per rendere lo sguardo visibile da lontano, vennero inseriti piccoli cunei di granito nelle cavità delle pupille. In questo modo la luce si rifletteva creando l’illusione di occhi vivi. Questa delicata operazione fu eseguita personalmente da Del Bianco.

Non mancarono però tensioni. Nel 1935 lo scultore lasciò il cantiere perché riteneva troppo basso il salario, appena 90 centesimi l’ora. Borglum reagì scrivendo che senza di lui la rifinitura delle sculture sarebbe stata impossibile. Pochi mesi dopo Del Bianco venne richiamato con una paga più alta, 1,50 dollari l’ora, e il lavoro riprese con rinnovato slancio.

Borglum morì nel marzo del 1941 e fu il figlio Lincoln Borglum a completare i lavori. Il 31 ottobre 1941 il Mount Rushmore National Memorial venne ufficialmente inaugurato. Luigi Del Bianco morì a New York nel 1969, dopo una vita trascorsa tra cantieri, sculture e lavori in pietra. Per molti decenni il suo nome rimase quasi sconosciuto al grande pubblico. Il Monte Rushmore veniva raccontato come il risultato di un lavoro collettivo senza attribuzioni precise.

A riportare alla luce il suo ruolo fu negli anni Ottanta Cesare Del Bianco, uno dei figli dello scultore. Dedicò anni a consultare archivi, lettere e fotografie presso la Biblioteca del Congresso e gli Archivi Nazionali di Washington. Grazie alle sue ricerche emerse chiaramente l’importanza del contributo di Del Bianco nella fase più delicata della scultura.

Il 3 luglio 1991, in occasione del cinquantesimo anniversario del monumento, le poste statunitensi emisero uno speciale annullo commemorativo con il nome e la fotografia dello scultore friulano. Nel 2010, inoltre, l’Italian American Museum di New York ha dedicato una vetrina alla sua storia, con documenti, fotografie e oggetti legati al suo lavoro. Più recentemente, il nipote Lou Del Bianco, attore e cantastorie, ha proseguito negli anni questa opera di divulgazione con spettacoli teatrali, libri e iniziative culturali dedicate alla figura del nonno.


Per approfondire:

  • Douglas J. Gladstone, Carving a Niche for Himself; The Untold Story of Luigi Del Bianco and Mount Rushmore, Bordighera Press, 2014.
  • Lou Del Bianco, Camille Cribari-Linen, Out of Rushmore’s Shadow: The Luigi Del Bianco Story – An Italian Immigrant’s Unsung Role as Chief Carver, Premier Publishing, 2017.
  • Michele Bernardon, Luigi del Bianco – Uno scultore friulano a Mount Rushmore (1892-1969), Propordenone.it