L’Intelligenza Artificiale (IA) ci condurrà verso una libertà nel lavoro o, piuttosto, verso una libertà dal lavoro? Un interrogativo che anima l’opinione pubblica a più livelli, da quello accademico a quello professionale. Un aspetto, quello dell’IA e della sua applicazione, che sta modellando il concetto stesso di professione, di competenza e di valore. 

L’innovazione tecnologica sta ridefinendo il modo di lavorare, produrre e collaborare. Ma non solo: ha già influenzato il nostro modo di cercare e condividere informazioni, influenzando a sua volta il nostro modo di vivere in una società in cui la sovraesposizione a contenuti fruiti sempre più rapidamente ha abbassato la nostra capacità di analisi e attenzione a ciò che ci circonda. Una ruota sempre più veloce in cui la separazione netta fra sfera umana e sfera digitale rischia di creare sempre più distanza e disuguaglianze fra gli esseri umani. 

Su questo sfondo Civix Conference 2025 si chiede allora come orientare una riflessione coerente con i principi di sostenibilità e bene comune, alla base di una Società Civile che non vuole lasciare indietro nessuno. L’appuntamento del 28 novembre al Capitol di Pordenone sarà così l’occasione per riflettere su come l’IA e la sua applicazione ci pongano sempre più di fronte a una sfida che non è semplicemente tecnologica ma anche – e soprattutto – sociale ed etica.

Porre l’accento sulla necessità di orientare l’innovazione verso il bene comune, trasformando l’IA da potenziale minaccia a potente alleato dell’uomo, è la strada per cercare di comprendere il ruolo e la natura dell’Intelligenza Artificiale: essa non “pensa” come noi, ma elabora dati, riconosce schemi e impara da esempi, essendo creata sulla base della nostra esperienza. Per questo, la differenza non la fa l’algoritmo, ma l’intenzione umana dietro di esso.

Senza un’etica discussa e condivisa, l’IA non farà altro che amplificare disuguaglianze, pregiudizi e sfruttamento già presenti nella società e, di conseguenza, anche sul lavoro: avere una visione civile è quindi l’unica via per far sì che la tecnologia possa essere uno strumento di inclusione, sostenibilità e partecipazione. La responsabilità di decidere quali dati fornire all’IA, quali scopi perseguire e quali valori incorporarvi spetta infatti interamente all’essere umano.

Nella visione dell’Economia Civile, la tecnologia non deve sostituire né le persone né i loro lavori, ma integrarsi per migliorarne la qualità di vita. Come? Ad esempio liberando e ottimizzando tempo e risorse per le relazioni tra le persone; migliorando i servizi; favorendo trasparenza e partecipazione nei processi decisionali; sostenendo processi produttivi più sostenibile e circolari; stimolando la creatività dell’essere umano. 

L’unico percorso possibile per un futuro del lavoro equo e sostenibile passa così attraverso un concetto fondamentale: lintelligenza condivisa. L’intervento del già Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi ruoterà attorno all’interrogativo che ha aperto questo articolo, a conclusione di una giornata dedicata all’incontro di idee, esperienze e visioni che si intrecciano per generare nuove pratiche di cooperazione tra persone, imprese e istituzioni.

Ci vediamo fra pochi giorni – venerdì 28 novembre – per condividere un’ampia riflessione su come riportare l’uomo al centro dei processi e della società. Il programma dettagliato dellintera giornata è disponibile su www.civixit.org e sulla nostra pagina Facebook. Per partecipare è sufficiente scriverci allindirizzo info@civixit.org indicando le sessioni alle quali si desidera assistere.

A presto! 

 


Foto: Ron Lach di Pexels