Che cos’è il dubbio? È una risorsa o un limite? Aiuta a cercare la verità oppure rischia di paralizzare l’esistenza? Attorno a queste domande si è sviluppato l’incontro ospitato nel Duomo Concattedrale San Marco di Pordenone, dedicato al volume Dubbio di Raffaele Maiolini, docente di Teologia fondamentale presso l’Istituto Teologico, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. A dialogare con l’autore è stato don Renato De Zan, liturgista e biblista, tra i traduttori della Bibbia CEI (2008).
Maiolini, autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche, affronta il tema attraverso sei capitoli che spaziano dalla filosofia alla teologia, dalla cultura alla psicologia, con l’obiettivo dichiarato, come scrive nell’introduzione, di permettere al lettore di avere «meno dubbi sul dubbio».
L’origine del libro nasce da un’esigenza personale e intellettuale. L’autore ha raccontato di essere stato spinto a occuparsi sistematicamente dell’argomento dopo aver coordinato un numero monografico di una rivista dedicato proprio al dubbio. La ricerca lo aveva lasciato insoddisfatto: ciascuna disciplina utilizzava infatti il termine con significati diversi, talvolta positivi, talvolta negativi, senza che esistesse in italiano un’opera capace di chiarirne il significato in modo organico.
Da qui l’attenzione rivolta anzitutto all’etimologia. La parola “dubbio” deriva infatti dal concetto di “due“. Finché esiste una sola strada, una sola possibilità, non c’è incertezza; il problema nasce quando le opzioni diventano due o più. Secondo Maiolini, la cultura occidentale ha spesso guardato con sospetto questa dimensione della duplicità. Basti pensare all’ossessione platonica per l’Uno o a espressioni ancora oggi comuni come “persona di dubbia moralità”. Diversamente, in alcune tradizioni orientali, come quella indiana, la dualità è percepita in modo più positivo e il dubbio può essere interpretato come apertura a possibilità differenti. Richiamando Isidoro di Siviglia, l’autore ha ricordato come il dubbio descriva la situazione di chi si trova davanti a due vie e non sa quale imboccare.
Ampio spazio è stato dedicato alla riflessione filosofica, in particolare a Cartesio. Maiolini ne apprezza il celebre dubbio metodico, concepito come strumento per verificare la solidità delle proprie convinzioni. Il filosofo francese arriva a mettere in discussione tutto, persino la realtà esterna, immaginando l’azione di un “genio maligno” che possa ingannarlo. Tuttavia, ha osservato il teologo, lo stesso Cartesio comprende che non è possibile dubitare all’infinito. Un conto è il dubbio necessario, utile alla ricerca della verità; un altro è il dubbio scettico, che pretende di sospendere ogni certezza e che finisce per risultare impraticabile. Se si dubita di tutto, la vita stessa non può più procedere.
Il rapporto tra dubbio e fede rappresenta però il cuore del volume. La tradizione cattolica, ha riconosciuto Maiolini, ha spesso considerato il dubbio soprattutto come una colpa. Nei vecchi catechismi esso veniva classificato tra i peccati contro la fede. Eppure la questione è più complessa. Nel Nuovo Testamento il verbo greco διστάζω (distàzo), “dubitare“, compare in episodi significativi. Pietro viene rimproverato come “uomo di poca fede“, nei noti versetti in cui Gesù lo invita a camminare sulle acque del mar di Galilea, ma nel finale del Vangelo di Matteo anche gli undici discepoli, pur adorando il Cristo risorto, dubitano. Eppure Gesù non li condanna né li rimprovera: li invia comunque in missione.
Particolare interesse ha suscitato l’osservazione linguistica proposta da don Renato De Zan. Nei testi neotestamentari il verbo che indica il dubbio compare sempre all’aoristo, tempo che descrive un’azione puntuale e momentanea, mai al perfetto, che indicherebbe un’azione che ha valore risultativo e perdurante nel presente. Il dubbio appare dunque come un passaggio, non come una condizione destinata a durare per sempre.
Maiolini ha inoltre sottolineato come l’assenza assoluta di dubbio possa favorire atteggiamenti fondamentalisti. La domanda sull’esistenza di Dio non è dimostrabile in modo definitivo e proprio questa impossibilità salvaguarda la libertà umana. Se Dio fosse dimostrabile come un teorema matematico, non resterebbe spazio per una risposta libera e personale. Nei Vangeli, infatti, Gesù non costringe nessuno: propone una relazione che ciascuno è chiamato a valutare secondo la propria coscienza.
Ma allora che cosa viene prima: il dubbio o la fede? La risposta conclusiva di Maiolini è netta. Il dubbio non è l’origine dell’esistenza, bensì qualcosa che si innesta su una struttura più profonda fatta di fiducia. Il bambino costruisce la propria identità grazie a legami fiduciali; allo stesso modo la vita religiosa si fonda sulla fiducia. Per questo, provocatoriamente, l’autore propone di sostituire il celebre “dubito ergo sum” con un diverso principio: “credo ergo sum“. Non perché il dubbio sia inutile, ma perché l’essere umano vive anzitutto di fiducia. Il dubbio può visitare la mente, purché non ne diventi l’ospite permanente.
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.