«Mai fermarsi di fronte a un ostacolo». È questo il messaggio che Tullio Frau ha portato durante la presentazione del suo libro Il buio non esiste, un racconto che parte dalla sua esperienza personale per parlare di autonomia, libertà e volontà.
Tullio Frau, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Pordenone, ha raccontato alcune delle esperienze che hanno caratterizzato la sua vita. Tra queste c’è anche un’immersione nelle sorgenti del Gorgazzo. Un’esperienza che inizialmente non credeva di poter affrontare: si è iscritto a un corso di nuoto e, accompagnato da persone di cui si fida, ha deciso di provarci.
Proprio il rapporto con gli altri è uno degli elementi centrali della sua filosofia. Di fronte a una nuova sfida, Tullio accetta perché sa di poter contare sulle persone con cui vive le proprie esperienze. E, come ha sottolineato durante l’incontro, ciò che è difficile o pericoloso per una persona cieca non necessariamente lo è meno per chi vede.
Un altro tema affrontato è stato quello dell’accessibilità di Pordenone. Secondo Frau, la città è accessibile «a macchia di leopardo»: sono ancora pochi i ciechi che riescono a muoversi liberamente e autonomamente per le sue strade. Il problema, a suo avviso, non riguarda necessariamente l’amministrazione, quanto il modo in cui vengono progettati e realizzati gli interventi. Per spiegare il concetto ha utilizzato un esempio semplice: quando si va da un sarto, questo chiede al cliente come vuole il proprio vestito. Allo stesso modo, chi progetta spazi accessibili dovrebbe confrontarsi direttamente con le persone che li utilizzeranno.
Tullio ha poi ripercorso il proprio arrivo a Pordenone nel 1975, dopo aver lasciato Cagliari per costruirsi una vita autonoma. Trovare una sistemazione non fu semplice, ma una volta riuscito a stabilirsi in città iniziò a muoversi da solo, anche grazie all’aiuto di un amico che gli permise di conoscerla. Oggi Pordenone la percorre autonomamente, forte di una conoscenza costruita in decenni.
Per Tullio, infatti, l’autonomia è una delle prime conquiste da perseguire, perché significa sentirsi vivi. E la cecità, ha ricordato, non impedisce di avere una vita indipendente: sono numerose le persone cieche che conosce capaci di svolgere autonomamente le attività quotidiane.
Anche la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale. Audiolibri, computer e strumenti accessibili permettono oggi alle persone cieche di leggere, studiare e lavorare con maggiore indipendenza.
Infine, una battuta ha riassunto forse meglio di qualsiasi discorso il suo modo di affrontare la cecità: «Sai come si salutano due ciechi? Ci vediamo domani». Una frase ironica, ma anche un invito a guardare alla persona prima ancora della sua disabilità. «I ciechi sono persone normalissime con un problema alla vista», ha spiegato Frau, aggiungendo di preferire la parola “cieco” a “non vedente” e di non amare le attenzioni eccessive.
Il buio non esiste diventa così non soltanto il racconto di alcune esperienze, ma una riflessione sulla possibilità di conquistare, passo dopo passo, la propria parte di mondo.
Nato il 16 agosto 2006 a Crotone. Mi sono diplomato presso il liceo Leopardi-Majorana e attualmente frequento la facoltà di lettere antiche presso l’Università degli Studi di Udine.