Se è vero che molto spesso la lontananza di un luogo, e quindi la relativa difficoltà per raggiungerlo, ci trattiene dal fare la valigia e partire, all’opposto è altrettanto vero che questo effetto spesso lo sortiscono anche i luoghi a noi più vicini, in quanto la consapevolezza della loro facile raggiungibilità ci rende pigri e più inclini a rinviare. Pensiamo «ma sì, è sempre qui a portata di mano, ci andrò un’altra volta». Ognuno di noi ha di sicuro in mente uno di questi luoghi che continua a rimandare, che sia per la prima o per la seconda motivazione. Il mio luogo posticipato personale è l’Andalusia: troppo vicina lei, troppo pigra io.
Però lo scorso maggio un’amica mi ha chiesto di unirmi al suo viaggio: backpacking attraverso l’Europa, cominciando proprio dall’Andalusia. Non potevo dire di no a questa occasione, così mi aggregai alla prima parte del viaggio.

Il nome di questa regione del sud della Spagna sembra derivi dal nome dell’antico regno dei berberi, Al-Andalus, che in parte era situato qui. In Andalusia quella caratteristica tipica della fisionomia delle città spagnole – ovvero di conservare la testimonianza del passaggio di più culture, stratificata nel sovrapporsi e nell’accatastarsi di stili architettonici – si accentua anche di più. Qui la presenza dei mori ha lasciato i suoi segni più che altrove.

Il mio viaggio comincia con Siviglia. Arriviamo alla stazione degli autobus di Plaza de Armas alle 18:30, ma ciò nonostante ci accoglie un calore infernale. Se dovessi descrivere Siviglia con due colori, sceglierei il bianco e l’ocra dei suoi palazzi. Se dovessi descriverla attraverso una pianta, sarebbero le palme che svettano dai numerosi parchi. Se invece dovessi dire qual è il suo animale, direi la rondine: è sorprendente il numero di questi piccoli ed eleganti volatili che sorvola la città, sono per Siviglia più o meno quello che sono i piccioni per Venezia. Ma a differenza di questi ultimi, le rondini di Siviglia non toccano mai terra.

Il monumento simbolo di Siviglia è la Giralda, la torre campanaria della cattedrale di Santa Maria della Sede, la più grande cattedrale gotica al mondo. La torre è un antico minareto, che con i suoi 104 metri circa a suo tempo tenne il primato di torre più alta del mondo. Nonostante abbia subito l’intervento di varie culture, ancora si conserva una facciata originale. Si può arrivare fino alla cima salendo 34 rampe; non ha scale, poiché il muezzin raggiungeva la cima a cavallo.
Il nome di Giralda era inizialmente usato per indicare la statua della fede collocata sulla cima, che girava col cambiare del vento. Col tempo il nome finì per designare la torre, mentre la statua viene chiamata Giraldillo.

Un esempio di architettura mudejar è invece l’Alcazar. Si tratta di un palazzo reale in stile arabo, costruito sulle rovine di un forte musulmano di Al-Andalus, da Pietro I di Castiglia.
Riuscire a rendere la bellezza, l’incanto, la magia che trasmettono questo palazzo e i suoi giardini è impossibile: è una tale combinazione di elaborati archi, di colonne corinzie, di pareti che sembrano pizzi di stucco, di zoccoli di azulejos e di giochi d’acqua, che l’unico modo per farsi un’idea è vederlo.

All’interno del parco di Maria Luisa si trova invece Piazza di Spagna. È una piazza semicircolare attraversata da un canale, che fu terminata nel 1928. Gli edifici che la circondano sono di mattoni rossi, decorati con marmi e ceramiche. Le pareti sono decorate con i nomi delle 48 province spagnole, i loro stemmi, mappe e mosaici. Sopra la piazza volano moltissime rondini, più di quante ne abbia viste in tutta Siviglia. La piazza è maestosa, spettacolare. Cammino sotto i portici per sfuggire alla calura, quando degli artisti di strada iniziano a cantare. Per accattivarsi i turisti cantano brevi pezzi di famose canzoni di differenti paesi. Quando passo loro davanti, cominciano «Con te partirò».

L’ultima meraviglia di Siviglia che vi voglio raccontare è la casa di Pilato. Si tratta di un palazzo del XV secolo in cui si mescolano stile rinascimentale, gotico e mudejar, costellato di opere d’arte (in particolare statue e reperti romani) e intriso di storia e leggende. Di queste ultime, due sono le più interessanti. La prima riguarda il nome della casa, che ha portato spesso a pensare si trattasse della copia del palazzo di Ponzio Pilato. Invece, secondo la leggenda, il proprietario della casa si sarebbe reso conto che la distanza tra la sua casa e la chiesa più vicina era uguale a quella tra il palazzo di Pilato e il luogo in cui Gesù venne crocifisso. Fece quindi mettere lungo il percorso le 14 stazioni della via Crucis, di cui la prima coincideva con la sua casa.
La seconda leggenda riguarda le ceneri dell’imperatore Traiano. Sembra che per vie traverse queste furono prelevate dalla colonna traiana e portate in questo palazzo. Qui una serva, attratta dalla preziosa urna in cui erano contenute, cercò di rubarle, e per rendere il carico più leggero sparse le ceneri nel giardino del palazzo.

Questo piccolo gioiello di palazzo riassume quello che è il fascino particolare di Siviglia, in un sovrapporsi di stili architettonici, storia, arte e leggende. Siviglia incanta, anche solo passeggiando per i suoi parchi, le viuzze alte e strette, o lungo il suo fiume, il Guadalalquivir. A ogni angolo si scopre qualcosa, una piccola chiesetta dagli interni meravigliosi, o un museo dimenticato dalla guida. Ma il mio tempo qui è già terminato, preparo lo zaino, saluto questa straordinaria città; prossima tappa: Malaga.

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