Stamattina è tutto tranquillo. Mi sembra così strano, stanotte ho sentito tutti quei botti che sembravano proprio colpi di pistola. Chissà che diavolo è stato.

Preparo le borse, esco con la bici e vado a fare colazione al bar sotto casa. Mentre mi gusto un cornetto guardo la mappa e traccio l’itinerario che mi conviene seguire oggi: mi hanno consigliato di evitare la costiera Amalfitana, dal momento che è tanto bella quanto pericolosa. Con un po’ di sensi di colpa decido che è meglio seguire il consiglio, e aggirare il Vesuvio dal versante est, passando per Ottaviano, e poi sfiorare Pompei; da lì, salendo un poco, raggiungerò Cava de’ Tirreni, per poi fare una discesa che mi porterà a Salerno. Dopo di che l’obiettivo è pedalare finché avrò gambe. Itinerario tracciato, è ora di partire: vado a pagare e chiedo al barista quale sia la strada per uscire da Casoria e arrivare a Ottaviano. Il barista mi guarda, da’ un’occhiata alla bici parcheggiata fuori, sbianca.
“Ma tu vuoi andare a Ottaviano caa bicicletta?”
“Eh. Sì.”
“Oh maronnasantissima!!! Cristoddio!!! Chiss’ è pazz!! Nuncepozzpensà! Ma da dove sei partito?”
“Friuli!”
Il barista spalanca la bocca, si mette le mani nei capelli e poi si appoggia alla cassa.
“Uaaaa ma tu ssi pazz!! No senti io conosco la strada per uscire da Casoria, ma con la macchina… in bici non so se esista una strada! Ho sempre fatto la superstrada… mi raccomando statt’ accuort!!”

Esco dal bar, provo a uscire da Casoria e mi rendo conto di non aver nemmeno fatto a tempo a partire e già ho un problema grosso come una casa: è impossibile trovare la strada per uscire da questa città. Casoria sembra costruita secondo un piano regolatore disegnato da un macaco impazzito, non c’è nessuna indicazione stradale e nemmeno il navigatore satellitare è in grado di dirmi quale strada prendere per uscire da questa città. Cerco di uscire due volte ma son costretto a tornare in centro dopo aver capito di stare sbagliando strada. Davanti a un bar, però, vedo due auto dei carabinieri: di sicuro loro potranno aiutarmi. Mi sbagliavo: neanche loro conoscono una strada diversa dalla superstrada per uscire da qua.
“E fai la superstrada, tanto è mattina presto, a quest’ora non trovi nessuno!”
“Sì ok magari è vuota… però son sempre un ciclista. Se mi becca la stradale o i vostri colleghi rischio una multa!”
I carabinieri scoppiano a ridere: “UAAAAAA!!! La muuuuulta!!!! Ma va, ma fai la superstrada, che di un ciclista non gliene frega niente a nessuno!!”

Seguo il consiglio e, con un po’ di paura, imbocco la rampa della superstrada. In effetti è vuota: è sabato e sono le nove del mattino, saranno tutti a dormire oggi. In compenso, dopo una rampa in salita, si apre una vista spettacolare sul Vesuvio con una leggera foschia. Dopo una decina di chilometri arrivo alla mia uscita e torno su strade normali. Raggiungo Pompei e inizio ad attraversare i comuni vesuviani; all’altezza di Scafati mi raggiunge un ciclista, chiacchieriamo un po’ e decidiamo di continuare lungo la strada assieme, dato che entrambi puntiamo verso sud.  Gli dico che sono rimasto un po’ colpito dagli spari sentiti nella notte, e mi dice di stare tranquillo, “Stanotte era sant’Anna, stavano festeggiando per quello!!”. Scoppio a ridere, “Voi napoletani siete tutti pazzi!”

Continuando a chiacchierare raggiungiamo Salerno. Paolo, il ciclista che mi sta accompagnando, è diretto a Castellabate: mancano ancora sessanta chilometri e decido di proseguire lungo la strada con lui.  Passiamo per Battipaglia, Agropoli e Paestum; c’è un venticello piacevolissimo, il traffico è inesistente e stiamo parlando ininterrottamente da tre ore.

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Raggiungiamo Santa Maria di Castellabate e saluto il nuovo amico: devo andare alla ricerca di un campeggio. Lui non può ospitarmi per dormire, ma mi invita a cena. Quando lo dico a mia madre, inizia a darmi del pazzo: “Ma scherzi? Vai a cena da uno che hai incontrato lungo la strada? Ma chi diavolo è? Ma come fai a fidarti?”

Effettivamente in condizioni normali non accetterei inviti a cena da sconosciuti. Ma in viaggio è tutto diverso, e si impara a fidarsi subito di chi sta di fronte a te. E appena raggiungo casa di Paolo capisco che ho fatto bene: mi trovo davanti il classico cenone meridionale, con figli, zii, nonni e cugini. Mangiamo tantissimo, parliamo di tutto il viaggio e del mio Frìuli (accidenti a loro, sbagliano tutti gli accenti), passo tre ore davvero bellissime. E vado a dormire rotolando, da quanto ho mangiato.

Sveglia presto, partenza alle otto: oggi si entra nel Cilento, una delle più belle zone dell’Italia (e una delle meno conosciute), e non sarà una tappa facile. Il mare è cristallino, la vegetazione stupenda, ma non c’è un metro di pianura. La strada è un continuo saliscendi, e il cenone di ieri si fa sentire.

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Lungo una delle innumerevoli salite chiedo a un anziano fermo lungo la strada se continuerà a essere così dura:
“Fino a Pisciotta c’è salita, poi c’è discesa! Ma è ‘na salita dura! In bici non ce la fai!”
“Signo’, ho fatto un po’ di chilometri, ne ho viste di strade brutte!”
“Ma vedi che questa lo è di più.”

Saluto l’anziano, convinto che stia esagerando: alla fine per chi non fa ciclismo anche una salita blanda è dura. E invece no: dopo una decina di chilometri mi rendo conto che quel vecchio aveva ragione. Davanti a me c’è uno strappo di trecento metri con una pendenza che non avevo mai visto in vita mia, sarà almeno del 27% (per dare un’idea: una delle salite più dure in Italia, lo Zoncolan, raggiunge una pendenza del 25). Scalarla pedalando è impossibile: scendo dalla bici per spingerla, e nemmeno a piedi riesco a salire in linea retta. È troppo, troppo ripida: sono costretto a salire facendo una serpentina da un lato all’altro della strada. Finalmente arrivo in cima e mi trovo davanti Pisciotta. C’è una vista spettacolare sul paese, e al bordo della strada c’è una fontanella da cui sgorga acqua di sorgente freddissima: con tutto questo caldo e dopo tutta questa salita non potevo chiedere di meglio. Mi fermo un quarto d’ora, a bere acqua gelata e guardare questo paesino arroccato tra montagne e mare.

pisciott

Attraverso una vegetazione foltissima con ulivi a dir poco enormi, c’è un odore di olive buonissimo, e dopo un’ottantina di km dalla partenza raggiungo le spiagge bianche di Marina di Camerota: oggi secondo il mio programma avrei dovuto fare almeno una ventina di km in più, ma questo mare a dir poco incredibile continua a tentarmi. Cedo quasi subito: per oggi mando a quel paese il programma, questo posto è troppo bello per non fermarmi.

camerota

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