«Can I help you?» sono talmente immersa nella ricerca che quasi non mi accorgo della domanda che mi è stata fatta. È Miguel, il ragazzo della consulenza clienti, e visto che è così gentile, penso valga la pena approfittarne: «Sto cercando un libro che mi ricordi questo luogo e la sua gente quando sarò tornata a casa». Il mio viaggio a Porto non può iniziare che qui, alla Livraria Lello & Irmão, in quella che è considerata una delle librerie più belle al mondo. L’edificio, situato nel centro storico, è una costruzione in stile neogotico eretta nel 1906 dall’ingeniere Xavier Esteves. Gli interni di questa libreria, gli stucchi dipindi a imitare il legno, la scalinata centrale, rossa e sinuosa, che porta a un secondo piano altrettanto incantevole, affascinano con la loro aura di magia che ha ispirato, fra gli altri, anche Joanne Rowling. Esco quindi con un libro di Camilo Castelo Branco, scrittore portoghese che fu imprigionato nella prigione di Relação, a pochi metri da qui, e inizio la mia visita alla città di Porto.

Porto – o Oporto, come viene chiamata in Spagna, annettendo l’articolo portoghese al nome – è situata nel nord del Portogallo ed è una delle sue città più grandi. È anche la città da cui il Portogallo prende il proprio nome; in origine era un piccolo villaggio celtico chiamato Cale, che prese il nome di Portus Cale in epoca romana, da cui poi derivò il toponimo nazionale. Sorge alla foce del fiume Douro, e si affaccia sull’oceano Atlantico, acque differenti che contribuiscono a disegnare il suo aspetto caratteristico. La vista migliore su Porto infatti è quella della zona della Ribeira, per apprezzare la quale si deve attraversare lo spettacolare ponte in ferro Dom Luís I e raggiungere la riva opposta, quella che appartiene a Vila Nova de Gaia, città che ospita le botteghe dove si produce il dolce vino di Porto e dalla quale è possibile ammirare per intero la bellezza della città di Porto, le sue case colorate accatastate le une sulle altre, le luci che si riflettono nel fiume costellato di rabelos, caratteristiche imbarcazioni in legno originariamente adibite al trasporto delle botti di vino.

Ma è ancora troppo presto, il sole è alto nel cielo, e mi conservo questa vista per quando calerà la sera. Raggiungo invece un altro punto di osservazione privilegiato, salgo i 240 gradini che portano in cima alla Torre de los Clérigos, opera del XVIII secolo di Nicola Nasoni situata nel centro storico e, con i suoi 76 metri, torre più alta del Portogallo. Dopo aver individuato dall’alto tutto quel che voglio vedere, scendo e inizio a visitare la città, ma ogni angolo ha la sua storia e la sua arte, ed è impensabile visitarla tutta in soli due giorni. Fra i tanti luoghi, ricchi di storia e di fascino, il mercado do Bolhão, che svela la vera essenza, nostalgica e decadente, di Porto; il Café Majestic, nel quale rivive la Belle Époque; la Piazza della Libertà, con la statua equestre al centro e gli edifici in stile modernista tutt’attorno; la estación de São Bento, stazione dei treni i cui interni sono decorati con più di 20.000 azulejos, piastrelle di ceramica dalla superficie smaltata e decorata, osservabili sulle mura delle case di tutta la città; e poi la cattedrale, un po’ romanica, un po’ gotica, un po’ barocca, secondo quel miscuglio che è caratteristico degli edifici religiosi della penisola iberica; e il palazzo della borsa, la Casa do Infante, la Casa della Musica e i giardini del Palacio de Cristal.

Trascorro così questi due giorni a Porto, girando un po’ qui e un po’ là, cercando di assimilare appieno l’atmosfera di questa città. Nell’ultima mezza giornata di sole decido di dirigermi a ovest, verso la costa; prendo quindi la metro, direzione Senhor de Matosinhos, e raggiungo la Foz do Douro. Camminando lungo la spiaggia si incontrano prima il Castelo do Queijo, un forte difensivo che si affaccia sull’oceano e deve il suo nome alla roccia su cui sorge, simile a una forma di formaggio; poi il Forte de São João da Foz, un altro esempio di architettura militare, e lì accanto il faro di São Miguel. Si conclude così il mio breve viaggio, passeggiando su una spiaggia di sabbia e sassolini colorati. C’è un po’ di vento e l’oceano Atlantico trasmette un’incredibile forza, soprattutto agli occhi di chi ha visto fino ad ora solo la calma piatta del mar Adriatico. Lo confido a Shannon, la mia accidentale compagna di viaggio, che mi risponde che lei, il mare, non lo ha mai visto prima. È questo uno degli svantaggi di vivere in uno degli stati centrali degli USA: non puoi svegliarti la mattina e pensare “Che faccio oggi? Quasi quasi vado al mare”, non basta qualche ora d’auto per raggiungere la costa. È questo uno dei vantaggi del fare un erasmus: attraverso le persone, si viaggia molto più in là della città a cui si è destinati.

Photo by Rui Bittencourt

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