Il film The Wizard of Oz è un grande classico del cinema americano, che ancora fa sognare le ragazzine e i ragazzini di tutte le età. Tratto dal primo dei quattordici Oz books di Frank Baum, un vero e proprio successo, ha fatto conoscere al grande pubblico la storia di Dorothy, una bambina originaria del Kansas, e del suo cagnolino combinaguai Totò.

Quando un tornado si abbatte sulla fattoria dove abita Dorothy insieme ai suoi zii, la bambina viene catapultata, insieme alla sua casa, in un mondo di mille colori abitato da personaggi piuttosto buffi. Dorothy scopre che la sua casa, piombando dall’alto, ha ucciso una donna malvagia e crudele, la Strega dell’Est, proprietaria di un paio di scarpette d’argento (nel film di rubino) che, magicamente, si è ritrovata ai piedi.

La bambina, desiderosa di tornare in Kansas, inizia un viaggio verso il potente mago di Oz, che dimora presso la Città di Smeraldo, e che sembra essere l’unico a poterla aiutare. Nella sua avventura, Dorothy è accompagnata da uno Spaventapasseri convinto di non essere dotato di un cervello, da un Uomo di latta desideroso di possedere un cuore, e da un Leone poco coraggioso. Tra gli strani personaggi che fanno capolino durante questo lungo percorso,  oltre alla terribile Strega dell’Ovest, che tenta sempre di mettere i bastoni tra le ruote al  gruppo, ci sono i mastichini (munchkins), una comunità di piccole donne e piccoli uomini.

Giunti finalmente alla Città di Smeraldo, e conosciuto il famoso Mago, il gruppo si rende conto che egli non nasconde una potenza inaudita, ma che è soltanto un gran cialtrone. Nonostante il viaggio abbia permesso agli amici di Dorothy di comprendere che, in realtà, ciò di cui erano mancanti fosse solo la fiducia in loro stessi, e non un cervello, un cuore e il coraggio, Dorothy desidera ancora tornare in Kansas.

Grazie a Glinda, la Strega buona, scoprirà che, battendo per tre volte le scarpette magiche, potrà raggiungere finalmente la sua terra e riabbracciare la famiglia.

Il film The Wizard of Oz segue la prima trasposizione, come film muto, del libro di Baum, che non era stata un successo. La decisione di riscrivere la sceneggiatura e di lavorare a un nuovo film nasce dal cambiamento culturale e cinematografico prodotto dal successo di Biancaneve e i sette nani. La casa di produzione Metro Goldwyn Mayer ne avvia la produzione nel 1938 e, dopo un cambio di registi, decide di affidarsi a Victor Fleming, che aveva da poco diretto Via col vento.

Nonostante tre cambi di regista, Fleming è l’ultimo, e possiamo dire sicuramente il migliore: è riuscito a ultimare il film e a far fronte a numerose difficoltà, tra cui quelle dovute alla presenza dei mastichini.

Erano state assunte cento persone affette da nanismo per recitare il ruolo dei mastichini, poiché, secondo la versione di Baum, questi personaggi dovevano essere piuttosto bassi. L’aspetto dei mastichini prende spunto dal monaco di bassa statura intento a sollevare il proprio boccale raffigurato sullo stemma di Monaco di Baviera. Questi attori improvvisati causano diversi problemi al regista, a tal punto che alcuni di loro vengono licenziati poiché si presentano ubriachi sul set.

Addirittura, circola la leggenda nera hollywoodiana che un mastichino, durante le riprese del film, si sia suicidato, e che la sua sagoma sia rimasta immortalata in The Wizard of Oz, fino a che uno spettatore attento non se ne sia accorto. Analizzando un fermo immagine della pellicola, un fan ha notato una strana presenza nella scenografia: mentre Dorothy e i suoi tre amici si allontanano all’orizzonte e iniziano il loro viaggio per raggiungere il Mago di Oz, sullo sfondo, in mezzo agli alberi, compare una figura nera che sembra penzolare a mezz’aria. Secondo i fan più accaniti si tratta di un morto impiccato, e questa tragedia sembrerebbe essere avvalorata dai racconti degli attori e dei membri della produzione.

Le motivazioni di questo presunto gesto sono le più disparate: sembra che uno degli attori, innamorato e non ricambiato da una collega, abbia deciso di suicidarsi, ma si vocifera anche di un atto così tragico motivato da un indebitamento causato da un cambio dello stile di vita. Dopo le riprese, i mastichini organizzavano delle feste a tema sesso, droga e rock and roll, quasi completamente finanziate dal loro stipendio come attori.

Secondo altri spettatori, non si tratterebbe di un morto, ma di una gru proveniente dallo Zoo di Los Angeles e portata sul set per volere del regista.

Il mistero non è stato ancora svelato, ma sono sicura che, dopo avere scoperto questa chicca, non potrete più guardare The Wizard of Oz con gli stessi occhi.

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