Michele Placido è un attore versatile e “navigato”, ma ormai è anche un regista, sia teatrale che cinematografico, affermato e altrettanto poliedrico. La scelta è la sua ultima fatica su grande schermo.

Tratto dal testo teatrale L’innesto di Pirandello, La scelta è un film attuale nonostante la sua matrice appartenga al secolo scorso, ma la trasposizione cinematografica soffre di alcune banalità a cui, spesso, il Placido regista ci ha abituato. Anche se l’ambientazione è stata ripensata ai giorni nostri, manca una descrizione della famiglia alla luce dei cambiamenti sociali odierni, pecca di molte pellicole contemporanee sia comiche che drammatiche. Verbosità superflua e battute che rasentano il grottesco, rischiano di rovinare una vicenda senza tempo quale la voglia di maternità e gli “intoppi” nella ricerca di essa a tutti i costi. Ma nella trama ci sono anche altri misteri che erompono e che rendono il dramma familiare, vissuto dalla coppia formata da Raoul Bova e Ambra Angiolini, malato e intenso. Placido sa dirigere gli attori, perfino Bova è meno “cane” rispetto alle sue canoniche prove, ma si perde dimenticando che in una pellicola è fondamentale anche la messa in scena dell’azione. Lo spettatore si abbandona ai dialoghi che approfondiscono poco e che invece annoiano e stereotipano il tutto. Sembrano lontani i fasti di Romanzo criminale, dove la regia nervosa e il montaggio davano uno stile fresco alla mano del regista. Qui, se si escludono alcune riprese a macchina a mano che mettono in risalto lo spaesamento e la perdizione in cui cadono i protagonisti, la regia è piatta e anonima. Di sicuro in teatro l’opera ha ancora una sua particolare forza, soprattutto perché è una prova d’attori generosa e sincera. Al cinema perde la scommessa, forse per colpa di Placido, e fa ritornare il nostro cinema a quella brutta stagione intimista di fine ‘900. Peccato.

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