Virtuale è reale“. Questo il concetto chiave di Parole Ostili, manifestazione che si è proposta l’obiettivo di realizzare un dialogo sul delicato ed attualissimo tema della comunicazione online. Fra venerdì 17 e sabato 18 febbraio Parole Ostili ha richiamato a Trieste un vasto pubblico, e molte sono state le personalità del mondo dell’informazione che hanno apportato il loro contributo alla discussione.

Il proposito era quello di promuovere un uso responsabile del web e delle possibilità che questo strumento offre, focalizzando l’attenzione sull’importanza delle parole: per questo, il mantra “virtuale è reale”, il primo dei dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile, simbolo e (significativo) contributo della manifestazione. La consapevolezza che internet è un mondo reale, in cui quello che si dice esiste davvero ed ha conseguenze sulle persone, è stata il filo conduttore delle diverse riflessioni che hanno affrontato le innumerevoli sfaccettature della comunicazione online.

Uno fra gli argomenti analizzati è stato il dilagante fenomeno delle fake news, un mondo complesso apparentemente frutto della digitalizzazione di massa dell’informazione, ma che in realtà dai mezzi elettronici è stato semplicemente amplificato, e non creato. È inutile ribadire l’inesistenza di un decalogo realizzato ad hoc per individuare, denunciare e neutralizzare le informazioni errate; un primo passo, però, consiste nel riconoscerne le diverse tipologie: le bufale, leggende metropolitane che si creano spesso non intenzionalmente per passaparola; gli errori commessi dagli organi di informazione, che mettono in luce la fondamentale responsabilità dei giornalisti: Martina Pennisi, giornalista del Corriere della Sera, evidenzia come lo stile giornalistico caratterizzato da un continuo lancio di notizie “sensazionali”, urlate, abbia favorito il diffondersi di errori ed imprecisioni nell’informazione. Fondamentale è, invece, che i giornalisti forniscano ai lettori gli strumenti per indagare le fonti e, non meno importante, che si assumano la responsabilità della notizia seguendone lo sviluppo anche dopo che questa è stata pubblicata.

Anche i siti di satira rappresentano una potenziale fonte di notizie false: Andrea Sesta, redattore di Lercio.it, ha riportato diversi casi in cui accreditate testate nazionali hanno condiviso notizie palesemente create per intrattenere, con il risultato di diffondere informazioni false. Questo, sottolinea il relatore, succede perché le persone si sono abituate a riprodurre e condividere le notizie in rete senza leggerle completamente e senza verificarne la provenienza. Infine, l’ultima categoria è rappresentata dalle fake news vere e proprie, informazioni false create ad arte da diversi soggetti per scopi economici o politici, con il generale obiettivo di polarizzare l’attenzione e l’opinione delle persone.

Com’è facilmente intuibile, l’intero fenomeno delle notizie false è estremamente complesso ed esige sempre di più un’analisi dedicata e scientifica. A questo proposito è intervenuto Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab (Laboratory of Computational Social Science) dell’IMT School di Lucca, ricercatore nel campo che ha fatto virare la riflessione verso l’aspetto umano della vicenda, a suo avviso l’unica modalità per indagare e risolvere il problema delle fake news: ricordare che dietro la loro creazione e condivisione vi sono delle persone, e che la strada migliore non è quella della sempre più nominata censura, ma quella dell’empatia e del dialogo. L’essere umano, dice Quattrociocchi, è naturalmente portato a riempire il divario esistente fra la comprensione dell’universo e la fantasia, attraverso la narrazione.

Fra i vari ospiti di spessore della manifestazione spicca senz’altro Enrico Mentana, giornalista direttore del TG La7, che ricalca l’importanza del ruolo delle figure d’informazione tradizionali nella creazione in rete di uno spazio privo di ostilità. Secondo il direttore, è necessario in primo luogo che il giornalismo scenda dalla torre d’avorio all’interno della quale risiede per cominciare a dialogare con gli altri organi d’informazione e con gli utenti, ma che, soprattutto, si renda conto di doversi confrontare ed integrare con un nuovo sistema di diffusione delle notizie, dal quale non può prescindere.

Altro tema scottante è stato quello della giurisdizione caratterizzante lo spazio online per il quale, non a caso, Mentana utilizza l’espressione far west: si tratta, infatti, di un territorio la cui legittimità e le cui leggi si presentano estremamente volatili e indefinite, ed è il costituzionalista Marco Orofino a spiegarcene il motivo. Internet, per definizione, è una struttura globalizzante, a-territoriale e a-temporale; questo significa che, essendo una tecnologia potenzialmente estesa a tutta la superficie terrestre contemporaneamente, crea una comunità di diseguali: è, infatti, pressoché impossibile stabilire alle leggi di quale paese debba sottostare. Inoltre, la sua caratteristica di a-temporalità fa sì che le informazioni in essa immesse rimangano reperibili per un tempo indefinito, che le rende di fatto immortali. A questo proposito, Ernesto Belisario, avvocato e professore di Diritto Amministrativo, ricorda l’esistenza del diritto all’oblio, stabilito dall’Unione Europea per evitare l’esposizione indeterminata ai danni che possono derivare dalla reiterata pubblicazione di una notizia. Questo diritto però, ricorda il professore, non è sempre ugualmente accessibile a tutti indipendentemente dalle proprie risorse, e soprattutto può rappresentare un’arma a doppio taglio contro l’informazione veritiera e la democrazia.

Questi – e molti altri – gli spunti di riflessione ed approfondimento che i relatori hanno offerto al pubblico di Parole Ostili, uniti da un proposito comune: rendere gli spazi digitali dei mondi di scambio privi di ostilità.

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