La guardava; un frammento dell’affresco appariva nel suo viso e nel suo corpo, e da allora egli cercò sempre di ritrovarvelo, sia quando era vicino a Odette sia quando semplicemente pensava a lei; e sebbene il capolavoro fiorentino gli fosse caro soltanto perché lo ritrovava nelle sue fattezze, tuttavia quella somiglianza conferiva a lei pure una bellezza, la rendeva più preziosa.

Charles Swann, elegante e ricco esteta, raffinato collezionista d’arte accolto nei salotti d’alta aristocrazia, si innamora di Odette de Crécy, una banale demi-mondaine, una mantenuta non troppo brillante né attraente conosciuta nell’oscuro salotto dei Verdurin, ricchi e pretenziosi borghesi. Un amore di Swann è un vero e proprio “romanzo nel romanzo”, raccolto nel primo dei sette volumi che formano il capolavoro proustiano Alla ricerca del tempo perduto, pubblicati tra il 1913 e il 1927. Il testo ha caratteristiche assolutamente peculiari: è l’unica sezione ad essere scritta in terza persona, e racconta una storia collocata in un passato che precede l’inizio della storia principale. Si tratta di una “novella esemplare”, punto fermo per poter affrontare la complessità generale dell’opera.

Charles Swann, alter ego del Narratore, è il più “tipico, fascinoso e scoraggiante fabbricatore di tempo perduto” (così lo definisce il critico Debenedetti). Charles ha molte avventure, ma sceglie sempre donne che appagano i suoi sensi, non la sua spiritualità; sono figure che lo aiutano a dimenticarsi del tempo, e dell’ansia che deriva dalla perdita di esso. Egli riesce a nobilitare la volgare Odette solo quando la nota somigliante a Sefora, protagonista di un affresco di Botticelli nella Cappella Sistina; solo in quel momento riesce a idealizzarla, comportandosi come un nuovo Pigmalione: la donna viene ridotta a oggetto amoroso passivo, immagine plasmata secondo un ideale narcisistico che il soggetto mira a soddisfare. Solo ora il compiacimento dell’esteta può fabbricare quella bellezza sofisticata che Odette non possiede.

Roland Barthes, in Frammenti di un discorso amoroso, spiega le dinamiche che portano a questo annullamento della persona amata; il soggetto ama l’amore, non la persona amata, e ciò che crea è una struttura mediata dalla cultura, da modelli ben precisi che formano il suo “immaginario”. L’artista, tuttavia, non potrà che vivere un amore frustrato: nel momento in cui cerca di decifrare l’immagine, egli sarà un “semiologo selvaggio” in preda a segni che non può codificare. Dietro l’immagine non c’è nulla; Odette perde la sua forma e diventa un’impersonale materia liquida da adattare alle forme dell’immaginario di Swann. Il protagonista della Ricerca, per migliaia di pagine, rischierà di subire la medesima sorte di questo innamorato-artista, che alla fine della “novella esemplare” sembra tuttavia finalmente liberato dalla prigionia dell’opera da lui stesso creata. Ma a quale prezzo?

E dire che ho sciupato anni della mia vita, ho desiderato di morire, ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo!

(Immagine tratta dal film Swann in Love del 1984.)

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