L’armonia segreta (Neri Pozza 2016) è il più recente libro di Geraldine Brooks, presentato oggi a Pordenonelegge da Caterina Soffici. La Brooks, già vincitrice del Premio Pulitzer 2006 per la narrativa con il romanzo L’idealista, nasce come giornalista di guerra. Ora non lo è più, ma quando scrive i suoi libri usa il medesimo metodo di indagine che usava quando era giornalista.

Lo si può certamente riscontare nel suo ultimo romanzo, il cui protagonista è re David. Figura biblica mitologica o realmente esistita? “Questo personaggio è talmente pieno di difetti che per forza deve essere vero” ha scritto Geraldine Brooks. Sì, perché David è personaggio dai mille volti, che incarna tutte le esperienze possibili dell’essere umano: persona amatissima e al contempo disprezzatissima, leader di successo e tiranno.

Ma come è sorto il desiderio di dedicare un romanzo a David? “Tutto è nato dalla decisione di mio figlio di nove anni di iniziare a studiare l’arpa classica, cosa insolita per un ragazzo che di lì a qualche anno avrebbe cominciato a frequentare un college, e probabilmente a praticare uno sport come il football. Sono due cose compatibili in un’unica persona l’arpa e il football? Di qui ho cominciato a riflettere sulla duplicità delle personalità e mi è subito venuto in mente David”.

Si diceva prima che la Brooks, quando scrive, rimane giornalista. Infatti, per raccontare la storia di una persona vissuta 3000 anni fa in maniera così vicina, con occhio trasversale, l’autrice australiana è partita per Israele assieme al secondo dei suoi figli. Si sono guardati attorno, hanno osservato, hanno cercato di vivere come poteva vivere re David. “Abbiamo seguito greggi, dormito con i pastori, visitato varie zone, analizzato i paesaggi; molto è cambiato, ma la luce sulle colline, il sale che evapora dal Mar Morto, tutto ciò è identico a come lo era 3000 anni fa” racconta la scrittrice. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: “Mi sono prefissata di ripulire la figura di David dalla narrativa hollywoodiana che non c’entrava niente. Ho voluto renderlo più concreto”.

Geraldine Brooks è una cattolica di origine irlandese convertita all’ebraismo. “Questa ricerca ha qualcosa a che fare con la Sua conversione?” chiede la Soffici. La risposta è decisa: “Sono sempre stata interessata alla storia ebraica, ma la conversione è un fatto privato. Mi sono innamorata di un ebreo e quando abbiamo deciso di sposarci io ho deciso di convertirmi. Lui è laico e mi ha chiesto se ero pazza. No, certo che non lo ero: alla luce di quello che gli ebrei hanno passato volevo dare il mio contributo. Inoltre mi sento estremamente a mio agio perché punto massimo della nostra cerimonia è inchinarsi davanti a un libro, e per me questo è il massimo”.

Il libro si conclude con una sorta di redenzione, ma rimane una domanda aperta: David è da considerarsi un personaggio vincente o perdente? Anche su questo la Brooks non ha dubbi: “Questo è il motivo per cui amo la figura di David così tanto: non si può catalogare in un unico modo, ha moltissime sfaccettature, e per questo gli artisti si sono divertiti a rappresentarlo in modi diversi, è uno e centomila”.

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