A cosa si può imputare la tendenza degli uomini ad aggregarsi in centri urbani? Non all’impulso a misurare la propria altezza nella piramide sociale, o alla necessità di procurarsi i prodotti utili al proprio sostentamento, o al bisogno di legami umani eterogenei; forse, solamente alla somma di tutte queste cose, ovvero la risposta che la città dà ad una tua domanda. Ma come divincolarsi dallo scafandro di una città che ci pianta e rende cemento inerte e costringe a questa alienazione, a questo perpetuo stridore, a questa radiazione così estranee, che ci abbagliano e inghiottono? Scrisse Calvino, ne Le città invisibili:

Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Sono aperte da una manciata di giorni le call rivolte agli artisti che desiderano partecipare alla prossima edizione di InVisible Cities: il festival internazionale della multimedialità urbana che, a inizio giugno, coinvolgerà Italia e altri quattro Paesi dell’Unione Europea. Gorizia sarà la sede nostrana e per 5 giorni ospiterà workshop, incontri, live performance e installazioni, realizzati con un approccio all’arte moderno e coinvolgente, foraggiato dall’interattività offerta dalle opere digitali.

Tre sono le tipologie di bando disponibili: la prima è dedicata al video mapping, una tecnica di proiezione degli interni che animerà gli edifici storici di piazza Vittoria, stravolgendone la percezione spaziale; la seconda alle installazioni in residenza artistica, che sarà a Gorizia dal 28 maggio al 7 giugno; la terza alle installazioni non in residenza artistica. Tutte le opere confluiranno in tre sezioni: due, complementari, saranno Città visibili e Città invisibili mentre la terza, nominata La città e la guerra, propone di riportare alla memoria il divampare del fuoco e lo spegnersi delle braci della Grande Guerra.

Ebbene. Ecco qualcosa che, secondo noi di Oppure Pordenone, meriti sostegno e spazio: ci saremo per raccontarlo.

(photo: fusefactory.it)

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