«Ho letto che gli antichi una volta prodotto un suono erano soliti modularlo, alzando e abbassando il tono senza allontanarsi dalle regole dell’armonia. Così deve fare l’artista che lavora ad un nudo». In questo modo Antonio Canova parlò del suo mestiere, della sua passione, della sua arte. Quella stessa arte che lo ha reso uno fra i più grandi maestri della scultura agli occhi del mondo e uno tra i principali pilastri del periodo e dei canoni neoclassici.

Ma dove ha avuto inizio la “leggenda Canova”? Al confine della provincia trevigiana, circondato dai monti e dal verde, nella zona pedemontana del Grappa, sorge il piccolo paese di Possagno, luogo che ha dato i natali al nostro famoso scultore. Camminando lungo la strada principale, si finisce, con falicità, per imbattersi nel complesso del “Museo Canova”, che comprende la casa dell’artista e la Gipsoteca. Varcata la soglia, si viene avvolti da un’atmosfera surreale, quasi il tempo, lì, si fosse fermato. Lo spazio si apre in un piccolo cortile su cui si affacciano i due edifici principali. L’abitazione è una costruzione seicentesca e presenta la tipica struttura veneta, caratterizzata da un corpo centrale su cui si articolano più piani. Quello che oggi appreziamo è l’esito dell’ultimo restauro, voluto dallo stesso Canova tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, che comportò la realizzazione della “torretta” (prima) e della “Sala degli Specchi” (poi). Camminando all’interno, tra un piano e l’altro, ci imbattiamo in dipinti, incisioni, marmi realizzati dall’atista e abbiamo la possibilità di ammirare gli indumenti e gli strumenti appartenuti a Canova in persona. Di particolare interesse il fatto che, negli ambienti in cui un tempo era collocata la cucina , oggi sono stati installati dei laboratori didattici multimediali, attraverso i quali è possibile comprendere le tecniche di lavoro adottate dallo scultore.

Uscendo dalla casa si entra poi nella Gipsoteca. Il termine Gipsoteca deriva dal greco e significa “raccolta di gessi”. La struttura ospita, infatti, i modelli originali delle sculture canoviane, trasferite dallo studio romano a partire dal 1826, e qui ricollocate come se si trovassero ancora all’interno dell’atelier dell’artista. L’operazione fu voluta e condotta dal vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, fratello dello scultore. L’ambiente principale ricorda un’aula basilicale. Stagliandosi verso l’alto, desta una sensazione di smarrimento, smorzata solo dalla presenza delle opere. Qui sono esposti i gessi di dimensioni maggiori: ecco apparire un imponente “Ercole e Caco”, il maestoso monumento funebre di Cristina d’Austria o la maliziosa figura di Paolina Borghese. Precede questa stanza un secondo ambiente, realizzato nel 1957 da Carlo Scarpa, dove troviamo i gessi di dimensioni minori e i modellini preparatori su cui lavorò il Canova. Un viaggio alla scoperta del genio dell’artista, che consente di comprendere in che modo sono nate e hanno preso forma alcune tra le più grandi opere che la nostra cultura può vantare.

Terminata la visita “classica” al complesso, è un’ottima idea quella di tornare di sera. Si può scoprire così che, le notti d’estate, casa e Gipsoteca aprono nuovamente le porte ai visitatori dandogli la possibilità di essere accompagnati alla scoperta del mondo canoviano a lume di candela, immersi in un’atmosfera magica e surreale.

Dove tutto ha avuto inizio, tutto si è anche concluso. Il complesso di Possagno è culla dell’eredità che Canova ci ha lasciato, un tuffo nel passato che permette ad ognuno di poter fare un viaggio nel passato e toccare con mano un tassello fondamentale della nostra storia, arte e cultura.

(Foto di: ElenaFalcomatà)

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