Quest’anno la primavera è arrivata in modo diverso dal solito. Non solo ha anticipato di un giorno il suo avvento, ma d’oggi in poi, il 21 marzo si è inserito nelle celebrazioni del nostro paese come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

“La mafia si annida nell’indifferenza, nella superficialità, nel quieto vivere, nel puntare il dito senza far nulla perché vuol dire venir meno ad un senso di responsabilità. Coraggio e umiltà non chiedono ‘eroismi’ ma generosità e responsabilità, consapevolezza e responsabilità”. Così il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, ha voluto salutare la ventiduesima Giornata della memoria e dell’impegno da Locri.

Perché Libera, l’associazione fondata nel 1995 da sempre impegnata nella lotta alla criminalità organizzata e nel promuovere legalità e giustizia, sin dalla sua nascita ha voluto ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Ogni anno, il primo giorno di primavera, i loro nomi vengono letti di fronte a migliaia di persone per commemorare il sacrificio di donne e uomini cadute per la violenza mafiosa e unirsi al dolore dei loro cari che ancora oggi sono senza verità e giustizia. La stragrande maggioranza dei familiari non conosce ancora né la ragione della loro morte, né mandanti ed esecutori.

Da qui la proposta di far diventare questa giornata una celebrazione nazionale. Il disegno di legge venne presentato alla Camera dei Deputati il 27 aprile 2015 e approvato il primo marzo scorso all’unanimità. Come a richiamare la “responsabilità” di fare di questa ferita aperta nel nostro paese una memoria continua, il relatore del decreto n. 1894, Francesco Campanella, ha spiegato il senso di questa legge. Ha esortato ad “evitare di riservare a questo tema solo una celebrazione, effettuando, attraverso tale celebrazione, una sorta di rimozione di fatto”.

Fare in modo che questa giornata non diventi solo un simbolo, quindi, significa continuare ogni giorno il percorso di lotta all’interno della nostra società civile nel condannare la corruzione e l’intreccio, oramai sempre più fitto, tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica. Ed è alla politica che don Ciotti da Locri ha fatto delle richieste ben precise: rafforzare l’Agenzia dei beni confiscati, il completamento della legge anticorruzione, quella sui testimoni di giustizia e sulle vittime di mafia.

Lo scorso 21 marzo è intervenuto direttamente dalla città dell’Aspromonte, uno dei luoghi con maggiore presenza ‘ndranghetista del sud Italia, anche Sergio Mattarella che, dopo Saragat, è il primo Presidente della Repubblica a visitare la Locride. Un gesto molto sentito dal Capo dello stato perché, tra le vittime di mafia ricordate, da quelle più comuni agli uomini delle istituzioni, c’è anche il nome di suo fratello Piersanti ucciso da Cosa Nostra nel 1980 durante il suo mandato di presidente della regione Sicilia.

Di fronte a una folla di migliaia di giovani provenienti da tutta Italia, il presidente della Repubblica ha ribadito che “la lotta alla mafia riguarda tutti”, da chi ha potuto vivere quegli anni sanguinosi e strazianti del nostro paese a chi non c’era, ma riconosce essere un fenomeno sempre attuale.

La giornata del 21 marzo rinnova ogni anno un percorso che singoli e associazioni legate a Libera dedicano alla lotta per questa piaga sociale soprattutto nella formazione delle giovani generazioni. Così come diceva Paolo Borsellino, il giudice ucciso il 19 luglio 1992 da Cosa Nostra, quest’ultime sono “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. È proprio ai giovani che va l’appello più accorato, quei “testimoni di bellezza” che è necessario educare sia nella conoscenza delle pagine più dolorose della storia del nostro paese che nella necessaria concretezza dell’azione. Buon 21 marzo allora.

 

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