Francesco Nicodemo è un esperto di comunicazione politica. È stato responsabile della comunicazione del Partito Democratico tra il 2013 e il 2014 e ha lavorato negli staff degli ultimi due Presidenti del Consiglio, Renzi e Gentiloni. È quindi un insider del mondo di chi ogni giorno cerca di trasmettere messaggi a un pubblico vasto su temi complicati e variegati. Occuparsi di comunicazione e di politica oggi significa poi doversi confrontare con la quotidianità del caos, in un’epoca che da tempo si è resa conto di avere ben poche certezze a cui aggrapparsi.

Nicodemo cerca di mettere ordine in questo caos con il suo libro “Disinformazia”, edito da Marsilio Editori. Un compito non facile, se pensiamo a ciò a cui abbiamo assistito nell’anno appena trascorso: su tutti, il referendum per la Brexit e la vittoria di Donald Trump. È chiaro come l’autore abbia profonda consapevolezza della potenza (ormai definirla “potenzialità” è riduttivo) della comunicazione e in particolare della comunicazione in rete. Come scrive Frédéric Martel nella prefazione, la sua è una riflessione da professionista e non da teorico della rete. Ogni capitolo è ricco di citazioni, di studi ma soprattutto di esempi pratici, a volte vissuti in prima persona proprio da Nicodemo.

Il suo lavoro riflette un bisogno di approfondire e fermarsi a riflettere, un bisogno comune a quello di molti di noi probabilmente. Come si fa a credere alle bufale? Perché un contenuto diventa virale in poche ore, quando è palesemente falso? Perché molte persone, senza un background scientifico, oggi mettono in discussione la necessità di vaccinarsi? Sono domande che in molti ci siamo fatti. Però anche in questo Francesco Nicodemo ci dà un avvertimento importantissimo: attenzione a considerare la nostra cerchia, i nostri “simili”, come la maggioranza o l’opinione dominante.
L’architettura della rete e, in particolare, l’algoritmo che determina le nostre preferenze sui social media ci possono portare fuori strada. Facebook ci indirizza verso un pubblico simile a noi, con le nostre stesse opinioni. La tendenza non è a confrontarsi con la varietà del mondo esterno ma a rimanere chiusi in quelle che vengono definite “camere dell’eco”: non mettiamo in discussione le nostre convinzioni ma cerchiamo solamente le argomentazioni che ci permettano di confermarle. Si tratta di un meccanismo del nostro cervello, una sorta di auto-difesa inconscia che abbiamo, che però impoverisce noi culturalmente e il dibattito politico in generale.

In un momento storico caratterizzato da aggressività e polarizzazione, l’invito finale è a riscoprire valori positivi come l’empatia e il dialogo costruttivo. Va riconquistata la fiducia di chi si sente smarrito ed è arrabbiato con la politica e lo si può fare anche attraverso una comunicazione diversa.
Nonostante Disinformazia sia un saggio scritto in un linguaggio scorrevole e molto pacato, è solo apparente il distacco emotivo tra l’autore e i temi che tratta. È forte la vibrazione della passione politica che muove Francesco Nicodemo e lo spinge a proporci la sua visione delle cose.
Il messaggio implicito è che chi comunica ha una responsabilità enorme verso il pubblico a cui si rivolge. Una responsabilità che non può essere messa da parte per conquistare qualche like in più.

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