Pensando alla città di Udine una delle prime cose che spesso viene in mente è il suo clima poco “ospitale”. È facile infatti che, parlando con chi ci vive, chi ha avuto modo di passarci qualche giorno o chi parla per “sentito dire”, l’affermazione: “Piove sempre!” riecheggi ricorrente. In effetti più volte nel corso dell’anno gli udinesi devono rassegnarsi a giornate intere (anche consecutive) di pioggia battente, cielo grigio, caratterizzate da forte umidità o nebbia e di tanto in tanto Udine viene accreditata come “la città più piovosa d’Italia”.

Di certo non si può dire che la capitale del Friuli sia costantemente baciata dal sole, ma il suo clima spesso criticato e sottovalutato ha destato per lunghissimo tempo l’interesse di un importantissimo scienziato udinese: Arturo Malignani.

Malignani nacque a Udine nel 1865 e qui ci visse sempre, nella sua casa sul pendio del colle del castello dove trovava spazio anche il laboratorio dove svolgeva i suoi studi e un osservatorio astronomico e meteorologico. In pochi forse sanno che quel particolare castelletto con torre merlata a coda di rondine (alla maniera ghibellina) che si può notare sul lato di ponente a ridosso del colle, è proprio l’osservatorio di Malignani. La sua forma particolare salta all’occhio non avendo nulla a che fare con il contesto in cui si trova. Del resto Malignani stesso era un personaggio fuori dalla norma, un genio, che nel corso della sua vita si distinse per l’instancabilità e la tenacia con cui affrontò i suoi studi che lo portarono (tra le altre cose) ad essere uno dei primi produttori di lampadine in Italia e a far sì che Udine fosse servita, già tra il finire dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, da un sistema tranviario e di illuminazione pubblica e privata assolutamente all’avanguardia per l’epoca.

Un genio, Malignani, che sviluppò un sacco di interessi, tra cui quello per l’astronomia e la meteorologia che portò avanti sino alla vecchiaia. Egli aveva dotato il suo “castelletto” di un gran numero di strumenti necessari alle osservazioni (tra cui un telescopio) e dal 1891 raccolse in maniera sistematica e scrupolosa sul suo quaderno una serie di dati che riguardano la temperatura dell’aria, le precipitazioni (acquee e nevose), lo stato del cielo, i venti e la loro direzione. Le rilevazioni continuarono anche dopo la morte dell’illustre scienziato (avvenuta nel 1939) grazie all’apporto del figlio Camillo, prima, e del nipote Paolo e dei pronipoti poi.

Di fatto dunque Udine, grazie al contributo dell’osservatorio Malignani, dispone di un periodo di rilevazioni metereologiche di cui poche altre città anche più grandi dispongono. La preziosa banca dati che ne è scaturita ha fatto sì che si potesse tracciare l’”identikit” del clima di Udine. Non ha sicuramente la dolcezza del clima mediterraneo, ma nemmeno gli eccessi del clima continentale. La temperatura è mitigata dalla vicinanza del mar Adriatico. Le precipitazioni nevose hanno carattere saltuario così come la nebbia che non ha mai l’intensità e la persistenza con cui si presenta in val Padana. Il dato più interessante però riguarda la pioggia: non sono infatti le piogge di Udine a fare del Friuli una delle regioni più piovose d’Italia, bensì la grande piovosità della fascia alpina. Un quadro non di certo disastroso quindi che fa emergere come, in fin dei conti, il clima udinese non sia poi così malvagio e che può far ricredere in parte anche i più scettici e i più critici dimostrando che a Udine non piove sempre.

Fonti:

Ferraris Paola: “Arturo Malignani, scienziato e industriale”, 1992.

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