Spesso si sogna di scappare in un luogo lontano, un paradiso terrestre dove ritrovare la pace, alla ricerca di posti irraggiungibili credendo che la magia sia solo fuori portata. Oggi scopriamo che non è necessariamente così.

Siamo in provincia di Pordenone e il vagabondare nei boschi delle Prealpi Carniche ci ha portato a scoprire una gemma di rara bellezza, circondata dal verde e dalle maestose montagne, un gioiello dall’aspetto ambrato, con diverse sfumature di bianco e giallo: stiamo osservando Villa Ceconi, a Pielungo, comune di Vito d’Asio.

Sorpresi da questa strana struttura architettonica, che colpisce da lontano in quanto sembra sbucare dal cuore della foresta, ci si avvicina come attirati da una calamita, dalla curiosità di scoprire di più.

Si percorre la strada che venne costruita dal Conte Giacomo Ceconi alla fine dell’800 e intitolata in onore della Regina Margherita; arrivati dinanzi al cancello in ferro battuto, si procede lungo la strada assorbendo con gli occhi tutto lo splendore della Val Nespolaria, finché si giunge nella piazzetta dinanzi alla villa, arricchita da una bella fontana costituita da due cerchi concentrici.

A primo impatto ci sorprende lo strano abbinamento di stili, che spazia secoli di architettura: a partire dal medioevo che ritroviamo nei merli ghibellini a coda di rondine, passando per il gotico delle arcate che incorniciano le finestre e le porte della struttura centrale dove è presente l’ingresso, al liberty presente nel cromatismo variegato della struttura e nell’aspetto rievocativo lo stile ottocentesco di Vienna. Il blocco centrale disposto su tre livelli è abbellito nella sua porzione intermedia da quattro statue che osservano dall’alto il girovago: Ariosto, Petrarca, Dante e Tasso, a cui sono stati affiancati affreschi di personaggi che hanno ispirato il Conte, tra cui troviamo Volta, Leonardo da Vinci, Irene da Spilimbergo, Vittorio Colonna e in modo particolare Stephenson, inventore della macchina a vapore e figura a cui Giacomo Ceconi era affezionato in quanto l’ambito ferroviario aveva fatto la sua fortuna durante il periodo asburgico.

Questa residenza, che somiglia più a un castello in realtà, è stata ideata da Ceconi per poter dare identità alla sua terra natia e garantire ai suoi discendenti un rifugio e delle solide basi dove poter affondare le radici, con tutte le comodità disponibili: infatti nonostante l’imponenza della residenza, grazie a un sofisticato impianto di stufe a legna era possibile affrontare i duri inverni in montagna, e non mancava nemmeno la corrente elettrica, che proveniva dalla centrale sul fiume Arzino.

La realizzazione e la costruzione di questa villa ci mostra nei suoi minimi dettagli l’amore che Ceconi provava per la sua terra, dove è tornato nonostante la sua incredibile fortuna, tanto che ha voluto essere sepolto vicino alla sua casa, nella sua terra.

Un amore che vediamo anche quando giriamo intorno alla villa per osservare lo splendore della ricca boscaglia circostante, e non possiamo non provare un senso di orgoglio sapendo che è stato proprio opera di Giacomo Ceconi, il quale ha attuato una campagna di rimboscamento tra il 1890 e il 1910: quasi due milioni di piantine, tra cui molti dei pini e degli abeti che ora possiamo guardare nella loro imponenza; una grande opera che non solo ha permesso di risollevare l’immagine della valle spesso soggetta a frane e abbandonata al suo decadimento graduale, ma ha anche aiutato a rendere meno friabile il territorio, impedendo così altri cedimenti. Oltre ai pubblici riconoscimenti della società friulana Pro montibus sylvis, questo giovane gioiello verde della valle ottiene il giornaliero apprezzamento dei fortunati residenti della zona oltre a quello dei turisti di passaggio.

Nonostante non sia possibile visitare gli interni, vale la pena affrontare il viaggio per poter godere della vista di uno dei tesori architettonici meglio conservati nelle nostre zone, che aggiunge un quid in più a una terra che regala paesaggi mozzafiato chiedendo in cambio solo il rispetto per la natura.

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