Il Carso è un territorio unico nel suo genere.  Il fenomeno del carsismo, che porta alla formazione di grotte, colonne, doline e molto altro, ha come effetto globale quello di modificare profondamente la morfologia del territorio.

Tuttavia proprio a causa di questa peculiarità, è praticamente impossibile trovare nel Carso un fiume che scorra interamente in superficie.

L’unica eccezione è rappresentata dal torrente Rosandra, che dà il nome alla famosa valle.

Posta a confine con la Slovenia (comune di San Dorligo della Valle-Dolina), la riserva naturale, riconosciuta nel 1996, comprende non solo la valle, ma si estende sino al monte Cocusso, a nord.

La presenza del corso d’acqua porta ad avere una ricchezza biologica unica nel Carso triestino, già territorio privilegiato per la biodiversità.

Si pensi che sono state segnalate 130 specie di uccelli,  di cui 70 nidificanti nell’area della valle. Senza poi contare i mammiferi: camosci, caprioli, lepri e molti altri, pur non facilmente osservabili, sono numerosi.

La flora è quella tipica di ambienti umidi e presenta delle accese fioriture primaverili.

La val Rosandra offre immense opportunità a ciclisti, semplici escursionisti della domenica e arrampicatori. Infatti proprio per la sua morfologia variegata presenta sia dolci pendii che falesie, ghiaioni e boschi.

Particolarmente famosa è la ciclabile che attraversa la valle. Sorta sulle ceneri di una ferrovia, la pista è adatta a un ciclista di ogni livello, quindi anche famiglie e bambini. La stradina sale dolce offrendo panorami unici su tutta la valle e anche su Trieste.

Un’infinità di sentieri porta a rifugi, punti panoramici e creste. Le difficoltà sono variabili, dalla semplice passeggiata rilassante a giri più lunghi e infine a scalate su pareti verticali.

Oltre a interessi naturalistici, la valle offre anche un tuffo nella storia. Sono infatti visibili i resti di un acquedotto romano che portava l’acqua del torrente a Trieste. Più dense di storia e racconti sono la chiesetta di S. Maria di Siaris, usata sin dal medioevo come luogo di penitenza (chi bestemmiava doveva recarcisi a piedi nudi) e il castello e la grotta di San Servolo, tappa dei pellegrini sulla via di Gerusalemme. La grotta è in realtà una chiesa sotterranea e prende il nome da Servulus, un ragazzo che nel III sec d.C. vi si rifugiò per scappare dalle persecuzioni romane e dopo 21  giorni di eremitaggio ritornò in città compiendo miracoli di guarigione ed esorcismo.

Questa è dunque la val Rosandra. Un fantastico connubio di natura incontaminata e storia. Fare una camminata in questi luoghi significa non solo immergersi in paesaggi lontani dalla campagna o dalla città, ma anche faticare. Un mestiere nobile, ma sconosciuto a troppi. Sentieri e ghiaioni. Salita e discesa, che poi sono l’essenza della vita.

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