Ieri abbiamo avuto modo di conoscere lo scrittore Kader Abdolah, di origini iraniane ma che vive da 25 anni in Olanda: con grande simpatia e molta libertà di espressione ha affrontato temi che riguardano i flussi migratori, i cambiamenti, l’integrazione e l’importanza delle donne.

Prendendo come riferimento il personaggio di Memed del suo ultimo libro Un pappagallo volò sull’Ijssel, viene introdotto il tema della migrazione spinta dalla necessità di salvare la figlia malata in un paese diverso dal proprio, in Olanda cioè. Ma cosa ha ispirato l’autore a trovare proprio questo personaggio? Egli ci spiega che l’ispirazione è arrivata come un pappagallo nella stanza, che poi vola di famiglia in famiglia per vedere gli effetti dell’immigrazione dall’alto. Questo pappagallo non è una scelta casuale, nella cultura persiana rappresenta il tema dell’immigrazione: si fa riferimento a un pappagallo indiano in una gabbia, il quale ha un forte desiderio di tornare a casa.

Ma l’immigrazione è anche cambiamento, che tocca tutti in quanto fautori dei mutamenti, a partire dalla lingua fino al forgiare nuove tradizioni e abitudini. L’autore ci spiega che la situazione è cambiata molto rispetto a 25 anni fa, quando il nuovo e il diverso veniva accolto a braccia aperte, mentre ora lo si teme e lo si vuole allontanare: “gli immigrati sono arrivati con problemi oltre che con cambiamenti”, ci dice, e questo a causa dei numeri elevatissimi di questi ultimi tempi: infatti centinaia di novità possono incutere timore in villaggi e realtà piccole, che non hanno le risorse per contenere tali flussi. Un altro fatto che ci stupisce riguarda il Corano e il fatto che 25 anni fa nessuno lo menzionasse, mentre ora persino chi non lo conosceva è costretto a saperlo perché è “il loro libro”.

Con molta semplicità Kader Abdolah dice al pubblico una verità che tutti conosciamo: ci sono milioni di persone in arrivo, ma nessuno potrà mai fermarli. Come poter convivere con una situazione del genere? Lo scrittore suggerisce una soluzione: parlare apertamente, senza provare vergogna per i proprio pensieri, d’altronde siamo umani: non congeliamo l’odio nei nostri cuori. Un motivo in più per provare a essere comprensivi e accoglienti è che tra tre o quattro generazioni i nostri discendenti si saranno dimenticati di questi problemi, così come noi ci siamo dimenticati delle guerre mondiali: ogni generazione ha avuto i suoi problemi, questo è il nostro. “Radicalismo e terrorismo arrivano insieme con l’immigrazione“, dice Kader Abdolah. Tuttavia l’ondata di nuovi arrivi non deve essere vista come un’ondata di problemi ma di risorse da gestire e canalizzare per nuova prosperità. “Tra 50 o 70 anni saremo comunque tutti morti, saranno i nipoti a trovare una soluzione a questo problema”.

Per quanto riguarda il tema delle donne, con grande maestria l’autore lusinga il pubblico femminile affermando che le donne sono l’elemento più importante in ogni ambito, “artefici della società” e “anima della letteratura”, sono le prime a entrare in contatto con il nemico e sono le fautrici del cambiamento, come lo è stata Eva a suo tempo. Anche le figure femminili presenti nel libro si scontrano con il cambiamento e la necessità di integrazione, e non si può non affezionarsi alla loro forza nell’affrontare il fato.

Che cos’è dunque l’immigrazione, se non una ricerca di libertà in tutte le sue forme, lontano dalle pressioni religiose, politiche, economiche o della tradizione: è la stessa libertà che sente un astronauta nello spazio.

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