Tra il Piave e la Livenza, lungo il corso del fiume Monticano, è adagiata Oderzo, graziosa cittadina le cui origini risalgono molto indietro nel tempo.

Dei romani nessuno conosceva ancora nemmeno il nome quando qui, sul terreno reso fertile dal Monticano e da un ramo del Piave oggi scomparso, intorno al X secolo a.C., cominciava a crescere un piccolo villaggio paleoveneto chiamato Opterg. Opterg, che in celtico significa “piazza del mercato”, era sicuramente un villaggio come tanti se ne vedevano in questa zona, formato da capanne, qualche strada in terra battuta e una necropoli che lo circondava. Una curiosità a proposito della necropoli: nella vicina Colfracui è stata rinvenuta la sepoltura di un cavallo, un rituale piuttosto frequente tra gli antichi Veneti.

Quando i romani arrivarono da queste parti, la piccola Opterg cominciò a crescere e nel 49 a.C. fu inglobata pacificamente nell’impero. Al suo sviluppo contribuì sicuramente anche la costruzione della via Postumia, la strada che collegava Genova ad Aquileia e che passava poco fuori dall’abitato. Opterg, ormai diventata Opitergium, divenne così una delle più fiorenti città della Gallia Cisalpina, la cui fortuna si consolidò nel corso del I secolo a.C.

Ma cosa si poteva vedere camminando tra le sue antiche vie?

Tra le attuali via Roma e via Mazzini un tempo si apriva il foro, il centro commerciale, giuridico religioso e amministrativo di Opitergium. Lo immaginiamo molto grande, animato da tante persone e dal loro vociare confuso. Percorrendo il suo lato porticato orientato verso sud, lungo poco meno di un centinaio di metri, si arrivava alla basilica e, affacciandosi, si poteva assistere ad una riunione in cui si dovevano approvare lavori di sistemazione del pavimento stradale: diversamente da oggi, infatti, le basiliche romane non avevano una funzione prettamente religiosa, ma venivano utilizzate come luogo di assemblee, tribunale, mercato al coperto.

All’esterno della basilica si assiepavano moltissime botteghe, tutte quadrate e delle medesime dimensioni, in cui si potevano acquistare merci di qualunque tipo, che giungevano dai vari angoli dell’impero attraverso la via Postumia e il Monticano.

In questa zona, nei pressi dell’antico foro, sorgevano anche diverse domus, i cui proprietari dovevano essere certamente molto ricchi se potevano permettersi un’abitazione in questa posizione strategica. In città sono ancora visibili i resti di tre domus, mentre le loro decorazioni musive sono custodite al Museo Archeologico Eno Bellis.

La passeggiata ideale termina ai bordi dell’abitato, verso nord, sulla riva del Monticano. Qui è stato rinvenuto un piccolo molo, da cui giungevano e partivano merci e persone alla volta degli altri centri della regione e, verosimilmente, verso il resto dell’impero romano.

Oderzo raggiunse il suo massimo splendore tra il I e il II secolo d.C. e successivamente anche qui, come altrove si riversarono le popolazioni barbariche provenienti dall’Europa Orientale.

Questa, però, è un’altra storia. O meglio: un’altra passeggiata.

Nella foto: il mosaico di una domus custodito nel Museo Archeologico Eno Bellis.

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