La settimana dell’attacco alla propria sede, la redazione satirica della rivista Charlie Hebdo aveva preso in giro, nella prima pagina, il libro che lo scrittore francese Michel Houellebecq aveva appena pubblicato.

Fatalità volle che i responsabili fossero estremisti islamici francesi di seconda generazione e che il movente della strage fosse di aver disegnato scene offensive nei confronti del loro profeta.
Fatalità volle anche che l’autore deriso avesse dato a quel romanzo un titolo abbastanza eloquente: Sottomissione.

Traduzione letterale del termine arabo إسلام‎ (Islam), che indica il completo abbandono di sé a Dio, il titolo è anche un gioco di parole: la sottomissione non è solo quella religiosa che François, il protagonista, avrà compiuto dopo un’esistenza solitaria, sessualmente predace, passiva e disillusa rispetto al mondo che lo circonda, ma anche e soprattutto culturale: quella della Francia laica e razionale che, trovandosi impigliata in un vortice da tempi ormai lontani,  trova nuovi stimoli e nuovi valori in cui credere e, similmente alla Roma di fine impero, abbandona la propria cultura e ne abbraccia una nuova.  
Professore universitario alla Sorbona, ateo e laico come ogni francese che si rispetti, esperto del decadentista Joris-Karl Huysmans, François si convertirà alla nuova religione che instaurerà un cambiamento sociale, economico ma soprattutto antropologico, proprio dopo le elezioni nazionali del 2022.

Houellebecq, in questa distopia politica, immagina una Francia divisa in due: alle elezioni si confronteranno i nazionalisti e i progressisti e saranno le piú incerte di tutta la storia repubblicana. La narrazione in prima persona di François si concentra  non solo su questo: ci sono tantissime pagine piene di riflessioni sulla cultura francese dall’epoca di Carlo Martello a quella di Mallarmé , fino ad arrivare al punto di non ritorno per la Francia: da prima nazione che ha eliminato la religione da ogni tipo di istituzione statale a prima nazione della parte nord del mediterraneo che accoglie la sharia e la poligamia, cancellando la sua secolare storia fatta di diritti civili e laicitá. François accoglierà la nuova religione che si è fatta cultura, facendolo assomigliare ai letterati e intellettuali latini di fine impero che decisero di abbracciare nuove culture, rinnegando le proprie origini.

 

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