Pulfero: roccaforte naturale e simbolo del travaglio delle Valli – Seconda parte

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Un interessante aneddoto, forse non noto ai più, è quello che riguarda la Grotta d’Antro e la Regina di Cividale. La leggenda narra di quando Attila arrivò in Friuli, devastandolo, e di come la Regina di Cividale decise di rifugiarsi nella Grotta d’Antro per sfuggire al suo infausto destino. Poco ci volle perché il Flagello di Dio, con i suoi metodi caratteristici, scoprisse ove si nascondeva la sventurata. Il potentissimo re degli unni ordinò di dare luogo ad un duro assedio, in quanto bramava la testa della regina (o forse altro?), che non poteva sfuggire alla sua furia.

La regina non era una sprovveduta, e dopo un lungo periodo d’assedio, ormai ridotta alla fame lei ed i suoi sudditi più fedeli che l’avevano seguita, ebbe l’idea di truffare Attila e il suo imbattibile esercito. Si dice che gettò fuori dalla Grotta l’ultimo sacco di frumento rimasto e che pronunciò tali parole:

“Tanti sono i grani di frumento che vi getto e tanti sono i sacchi che noi ancora conserviamo. Se volete, e credete, state ancora ad assediarci, ma noi per fame non ci arrenderemo mai”

Dopo tali parole, il feroce unno decise, di comune accordo con i suoi generali, di interrompere l’assedio e dedicarsi ad altre zone del Friuli.

In segno di gratitudine, la regina donò alla chiesa di Ponteacco (dove si erano accampati gli unni) numerosi possedimenti con in cambio il patto di donare, ad ogni vigilia dell’Epifania, cibo e vino alle famiglie del borgo. La regina si distinse infine per un gesto assai nobile, che dovrebbe essere da esempio per tutti coloro che ricoprono tale fortunata investitura, donando la rocca della Grotta d’Antro, assieme all’arcolaio e al fuso d’oro, alla famiglia più povera della zona.

Sono visibili tutt’ora, nella Grotta, le buche dove erano depositate le provviste durante l’assedio e il forno dove veniva cotto il pane.

 

(Photo by: grottadantro.it)

 

Pulfero: roccaforte naturale e simbolo del travaglio delle Valli – Prima parte

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