Quando si pensa al Prosecco, i nostri pensieri stanno già viaggiando tra le verdeggianti colline delle zone di Valdobbiadene o di Asolo, in provincia di Treviso, le località più note per la produzione di questo vino, famoso in tutto il mondo. Abbiamo già fatto presente, tuttavia, che nonostante le eccellenze siano da ricercare tra i filari trevigiani, il Prosecco è nato in Friuli-Venezia Giulia, precisamente nell’omonima località situata in provincia di Trieste. Ancora oggi, questo vino viene prodotto anche al di là del confine veneto, riscontrando molto successo.

Il 20% della produzione, per un totale di circa 3750 ettari, si ritrova infatti entro i confini della regione Friuli-Venezia Giulia, a cui è stata riconosciuta la vocazione naturale a produrre il Prosecco DOC. Nonostante l’elevata quantità di vitigni autoctoni presenti sul territorio, legati a grandi tradizioni, la via che è stata scelta da molte realtà aziendali in regione è proprio quella del Prosecco, con il risultato che la geografia di questo vino risulta leggermente cambiata. Accade così che, a eccezione del Collio, zona senza dubbio “sacra” per la produzione vitivinicola, e dei Colli Orientali del Friuli, in cui sono poche le aziende “sperimentatrici”, praticamente tutte le altre zone sono state influenzate da un mercato che risulta sempre più attraente, cambiando il volto delle vigne e facendo diventare protagonista il Prosecco. In questo modo la DOC in questione è senza dubbio, con più di 20.000 ettari, la più estesa sul territorio nazionale, comprendendo cinque provincie in Veneto e tutte le quattro targate FVG. Ma perché questo fenomeno, tra l’altro letteralmente “esploso” in tempi brevissimi? La risposta è semplice. Mentre prima il Prosecco era poco più di uno sfizio per un produttore vitivinicolo, ora questo vino viene esportato ingentemente ovunque (anche in Francia, patria dello Champagne) e quindi adeguarsi al mercato diventa quasi un obbligo. Inoltre, la pianta del Prosecco è forte, sana, redditizia. In poche parole? Una garanzia.

Prosecco, quindi, che dilaga anche tra le terre friulane, specialmente quelle pordenonesi. A rimetterci sono i vitigni autoctoni, come Friulano (o Tocai, per i più affezionati e nostalgici), Verduzzo, Malvasia, Picolit, o rossi come Schioppettino o Refosco, i cui ettari si stanno riducendo sempre più, anche se comunque rimangono eccellenze regionali che si pensa non possano mai scomparire, radicate nelle tradizioni. Alcuni parlano di “decadenza” degli autoctoni, ma probabilmente è un’esagerazione, visti i criteri d’eccellenza di questi vitigni di altissima qualità che rendono il Friuli-Venezia Giulia una delle regioni più note al mondo per la produzione di vino. C’è n’è uno in particolare che può prestarsi addirittura a un confronto diretto con il Prosecco, quasi a sfidarlo. Stiamo parlando della Ribolla Gialla, nella sua variante spumantizzata.

La Ribolla Gialla è un vitigno autoctono che dà vita a un vino bianco pregiato ma dalla facile beva, presente sul mercato in diverse tipologie: quella più giovane, vino snello, delicato, ma di buon corpo e persistenza, la più lavorata, spesso caratterizzata da differenti macerazioni o passaggi in legno, un vino più profondo, fuori dagli schemi, con la possibilità di abbinamenti anche più azzardati, e la spumantizzata, elaborata principalmente con metodo Charmat, che dà vita a un vino dalla schiuma compatta e sottile, e dal perlage fine e persistente. La Ribolla Gialla spumantizzata risulta così un vino elegante, molto fresco e più aromatico rispetto al Prosecco, forse un po’ più di nicchia, gourmet, per così dire. Senza dubbio è un vino particolare, definibile allo stesso tempo fine e delicato ma anche complesso e deciso, adatto come aperitivo o a tutto pasto, diffuso tra le colline dei Colli Orientali del Friuli, del Collio e del Goriška Brda (Collio sloveno).

Ma arriviamo al dunque: in Friuli-Venezia Giulia, Prosecco o Ribolla? Se si guarda agli ettari di produzione la risposta è chiara, ma forse non è un eufemismo dire che la Ribolla Gialla esprime più territorialità, distinguendosi come un vino di qualità, di cui i colli della regione devono andare orgogliosi; sull’altro versante, il Prosecco, che, nonostante sia prodotto in larga scala anche in FVG, è come se si ritrovasse comunque una particolare aria trevigiana che influenza ogni bottiglia. Prosecco che nasconde, o anzi, manifesta, una grande tradizione, che tuttavia è presente da Verona a Trieste, territorio all’interno del quale il Friuli-Venezia Giulia dà sicuramente una mano a far sì che questo vino sia diffuso e conosciuto in tutto il mondo.

Nella foto, il “Prosecco Van” dei Bubble Bros.

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