Oggi parliamo del prosecco, un vero e proprio fenomeno agricolo, sociale ed economico che sta letteralmente spopolando nel mondo. Ormai quando nominiamo la parola prosecco non ci accorgiamo nemmeno che stiamo facendo riferimento alla bollicina più conosciuta e bevuta al mondo, un vero re dell’economia che continua ad aumentare le vendite e conquistare nuovi mercati.

Per capirlo bene bisogna sapere da dove nasce realmente. Scavando nei libri di storia è possibile notare come i primi a parlare di prosecco -o qualcosa di simile-, furono i Romani, con Plinio il Vecchio per la precisione, che nella sua Naturalis Historia descrisse le proprietà benefiche di un certo vino chiamato Pucinum che in Friuli gli antichi consideravano naturale erede della Ribolla.

Come detto in precedenza le prime notizie del prosecco provengono dai Romani e precisamente dalla zona di Trieste, perché a fine ‘500 vi fu la necessità di distinguere la ribolla dai vini meno pregiati provenienti dall’Istria. Si rese necessario adottare una denominazione nuova che si identificasse nel luogo di produzione, il castellum nobile vino Pucinum, il Castello di Prosecco, in Provincia di Trieste. Non è quindi una bestemmia dire che è nato in Friuli-Venezia Giulia, diversi documenti storici ne certificano la paternità e la produzione intesa come la intendiamo oggi si spostò dal Goriziano fino al Veneto, specialmente nella zona collinare di Conegliano e nel Trevigiano.

Il prosecco proviene da diversi vitigni, ma da uno in particolare: la Glera. La sua produzione è ormai quasi del tutto automatizzata, poiché si avvale del metodo Martinotti o Charmat che dir si voglia, che consiste in un processo di rifermentazione in autoclave a pressione controllata di una base spumante. Al giorno d’oggi questo vino viene prodotto in buona parte del Nord-Est, da Vicenza a Trieste. Ma com’è stato possibile un allargamento così ampio della zona di produzione?

Partiamo col definire le tipologie di prosecco, DOC e DOCG. La prima è acronimo di Denominazione di Origine Controllata e fa riferimento ad un vino che viene prodotto entro un dato territorio secondo processi ben definiti e regolamentati. Tutte queste regolamentazioni sono contenute all’interno del disciplinare che varia in base alla denominazione. Se per la DOC infatti è possibile produrre prosecco da Vicenza a Trieste, per la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) non è così. In questo caso l’areale di produzione è ristretto alla sola provincia di Treviso, in particolare per la sola produzione del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e del Colli Asolani-Prosecco. Molto importante e particolarmente apprezzata è la sottozona del Cartizze, un piccolo paradiso vitato di 160 ettari all’interno del comune di Valdobbiadene dove viene prodotto l’omonimo spumante che rappresenta il crù del prosecco.

L’areale di produzione è stato allargato negli anni per far fronte alla richiesta, sempre più elevata, da parte dei mercati di questo prodotto così semplice da produrre quanto da bere e dal costo assolutamente abbordabile per qualsiasi tipo di tasca. Certo parlando di DOC non è sempre facile rimanere su livelli qualitativi eccellenti viste le enormi quantità di vino prodotto, ma questo varia soprattutto in base a chi lo produce e a chi lo consuma.

In ogni caso la qualità, fortunatamente, è rimasta preservata soprattutto grazie alla DOCG e alla sottozona del Cartizze che garantiscono a chi vuole gustare uno spumante che non sia un metodo classico, un grande vino, fresco e dalle spiccate, ma mai aggressive, note di lievito.

Noi vi consigliamo di fare un giro per Valdobbiadene alla scoperta delle migliori cantine che producono il prosecco, potrete ammirare la viticoltura eroica, così chiamata per la forte pendenza che contraddistingue i pendii dove la Glera viene coltivata. Ora che sapete da dove nasce e quali sono le denominazioni che lo contraddistinguono, non vi resta che assaggiarlo magari gustando un crostino al baccalà mantecato!

Foto: http://www.prosecco.it/

 

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