La recente scomparsa del poeta friulano Pierluigi Cappello ha arrecato alla popolazione della sua regione un profondo dolore.

Una figura forse poco conosciuta nelle altre parti d’Italia, ma di incommensurabile valore se si pensa a ciò che ha fatto per la propria terra. Che cosa, di preciso? Ci ha regalato, con una manciata di parole, i colori del suo cuore, che nitidi si stagliano nelle ampie fessure della vallata di Chiusaforte, inframezzata da un’autostrada che con il suo mormorio borbottante e meccanico irrompe per breve nella naturale quiete del luogo.

La mente degli uditori è accompagnata nella lettura e nella comprensione dei suoi componimenti anche attraverso alcuni racconti narrati in prima persona dal poeta stesso, nelle interviste di qualche anno fa che si possono tuttora trovare su Youtube.

Non ho potuto fare a meno di commuovermi nell’udire la sua voce, calda, sicura e adornata da una erre timida e arrotondata, in tutto e per tutto simile a quella della mia insegnante di italiano del ginnasio che per la prima volta ci aveva letto Mandate a dire all’imperatore, poesia che apre l’omonima raccolta. A quindici anni ero rimasta affascinata dall’accortezza con cui quelle parole erano state avvicinate tanto efficacemente da richiamare in me una continua serie di immagini che delineavano perfettamente le caratteristiche della mia terra: i fiumi, le trote argentee, gli alberi, le montagne, le colline, il mare, la neve, la luce del sole invernale, i tiepidi bagliori d’autunno, il muschio, l’odore del legno bagnato, i bar dei paesi e gli anziani con i loro occhi pieni di storie scavate e incise a chiare lettere nelle curve della pelle raggrinzita… Come dice Cappello, essere un poeta è un lavoro faticoso, perché lo sguardo deve essere sempre attento a ogni particolare, in qualsiasi momento: a ogni sofferto bagaglio di emozioni impresso nel volto di un passante, a ogni odore o canto in chiesa, a ogni voce sguaiata, a ogni colore che la natura sa offrirci.

Le letture in friulano effettuate da Cappello con tono commosso e coinvolto, erano accompagnate al loro termine dal lungo e nostalgico applauso dei presenti, che spesso socchiudevano gli occhi per lasciare che il ritmo poetico che descriveva i luoghi della loro infanzia e del presente quotidiano scorresse dentro come i torrenti della bella regione friulana. La delicatezza stilistica e lessicale, semplice e diretta ma profonda e toccante, rende la poesia di Cappello un patrimonio universale, accessibile a chiunque voglia conoscere il Friuli Venezia Giulia partendo dal suo cuore pulsante. Nessun documentario naturalistico o storico avrebbe saputo descrivere meglio della voce del nostro Pierluigi la nostra terra, tanto varia e meravigliosa in ogni sua sfaccettatura.

Articolo di Anna Tonazzi originariamente apparso su Cogito et volo

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