Una donna solitaria con un tamburo ed un metronomo: queste sono le immagini che ci presenta Picture, di Paolo Cherchi Usai, presentato per la prima volta venerdì sera alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, di cui lo stesso Usai è stato il fondatore nel 1982. Impossibile per chiunque uscire dalla sala con lo stesso stato d’animo e gli stessi pensieri con cui si era entrati, siccome Picture non è affatto un film qualsiasi, è un film che sconvolge, che turba lo spettatore nella sua pura ed unica violenza cinematografica. Al regista bastano solo due colori, il bianco ed il nero, e due immagini, per lasciare allo spettatore più emozioni e stati d’animo di quanto questo potrebbe mai pensare.

Il film, che ha visto quest’anno il termine della sua produzione, è stato accompagnato dalla Alloy Orchestra per l’intera durata dei suoi 68 minuti. La Alloy Orchestra, formatasi a Cambridge già nel 1991, ha già partecipato a diversi progetti per musicare dal vivo film muti, uno su tutti Metropolis di Fritz Lang al TCM Classic Movie Festival, e ha fatto uscire, dal 1994 al 2014, quattro album di musica per il cinema muto. La loro musica, fatta prevalentemente di percussioni, rispecchia perfettamente la violenza visiva del film. Assieme ad esso, infatti, oscilla continuamente tra movimenti veloci e violenti a movimenti lenti e pesanti, per poi chiudere in un climax ascendente, in un turbinio di suoni e rumori che si conclude con il definitivo blocco del metronomo.

La Alloy Orchestra è formata da tre componenti, che durante la proiezione non hanno mai smesso di suonare: i due percussionisti Terry Donahue e Ken Winokur sembravano combattere, con i loro piatti e i loro tamburi contro il suono psichedelico delle tastiere del terzo membro del gruppo, Roger Miller.

Picture ha avuto una produzione piuttosto lunga: all’inizio sembrava un’idea sterile e non era che una partitura, poi affidata appunto alla Alloy Orchestra per produrre una base di musicalità, poi è passato in Australia, dove sono state girate le uniche scene del film. Ma ovviamente il film non si limita alle scene. È poi stato modificato in Belgio, dove un calligrafo, Brody Neuenschwander, ha dipinto buona parte della pellicola, in un’operazione del tutto straordinaria ed inusuale. Le scene dove la pellicola è così dipinta sono state poi montate al fine di dare un effetto psichedelico al film, pur usando solo il bianco ed il nero.

Il risultato è il film che è stato proiettato ieri, una vera prova di resistenza non solo per lo spettatore, ma anche per la Alloy Orchestra, che ha dimostrato una grande bravura nella continua esibizione, durata più di un’ora. Ma alla fine, che noi siamo spettatori o musicisti, questo è un film che non può non cambiare qualcosa all’interno di chi lo vede e soprattutto un film che nonostante possa mettere a dura prova non può lasciare insoddisfatti.

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