Percorrendo la strada provinciale che da Spilimbergo porta alla Valcosa, una volta superata Travesio ci si imbatte inevitabilmente nel cartello che annuncia l’entrata nel territorio comunale di Castelnovo del Friuli. Difficile per il viaggiatore di passaggio comprenderlo subito, ma non esiste un vero e proprio paese chiamato “Castelnovo del Friuli”: si tratta infatti di un comune sparso, costituito da una miriade di borgate, ben 37, abbarbicate tra i boschi e le colline e spesso composte da poche case ciascuna.

Assodato il fatto che la sede comunale si trova in località Paludea, per appurare l’origine del toponimo “Castelnovo” ci si deve inerpicare sulla sommità di un ripido colle nella borgata di Vigna, dove sorgono la chiesa di Borc, dedicata a San Nicolò ed un campanile visibilmente ricavato dai resti una torre, una delle poche tracce ancora visibili del castello che dominava, dall’alto della sua posizione, buona parte dei territori circostanti, offrendo al visitatore un panorama assai suggestivo sullo Spilimberghese ed il medio corso del Tagliamento.

Un castrum quindi, detto novum perché risalente al X secolo e per questo meno antico di altre fortezze friulane, il cui declino coincise con l’estinzione, nel 1856, dell’ultima sua famiglia feudataria, i Savorgnan. I resti del castello in rovina, seguendo la miglior  filosofia friulana secondo la quale “non si butta via niente”, furono riutilizzati  alla fine dello stesso secolo, come materiale per ampliare la chiesa prospiciente.

Sempre su un altro colle, Colle Monaco in località Celante, sorge la chiesetta dedicata a San Daniele, di cui si hanno notizie sin dal Trecento. Ricostruito dopo il terremoto del 1976, al suo interno l’edificio ospita due altari, l’uno dedicato al proprio santo votivo e l’altro dedicato a San Floriano, protettore dei pastori, dei boscaioli e degli agricoltori, oltre che un Cristo a fresco che benedice il viandante, mentre sulla parete esterna si trova un affresco di San Cristoforo, rimaneggiato nel Seicento e più volte restaurato. In seguito al sisma, alcune opere qui custodite furono trasferite nella parrocchiale di San Carlo Borromeo a Paludea.

Attorno alla chiesa sono stati ritrovati i resti di alcune fortificazioni fatte risalire all’VIII-IX secolo, quando Colle Monaco era, come il colle di Vigna, punto strategico di vedetta per la Valcosa. Successivamente sul rilievo si stabilì un monaco eremita: da qui, probabilmente, deriva il suo nome.

Tra borgata e borgata, Castelnovo oltre alle strade principali, può contare su una fitta rete di sentieri, che mettono in comunicazione tra di loro i vari centri abitati. Un vero paradiso per i bikers e gli amanti della natura, che possono scegliere tra una scelta vastissima di possibili percorsi e itinerari.

Tra le tante mete degne di nota, vi segnaliamo il sentiero che porta al Puntiç, antico ponte in pietra che scavalca la suggestiva gola creata dal torrente Cosa in località Belus. Dalla località Rizzos si può invece, dopo aver nuovamente attraversato il Cosa, raggiungere la sorgente Tof e da qui decidere se riparare verso le vicine borgate di Martiners e Almadis, dalla quale si può salire verso il monte Cjaurlec, oppure raggiungere il borgo di Praforte vecchia, abbandonato sul finire degli anni Sessanta perché giudicato geologicamente a rischio.

Merita una visita anche l‘azienda agricola Zalpa, in località Martiners, che oltre alle coltivazioni di zafferano e prodotti tipici locali si occupa anche dell’allevamento di alcuni esemplari di alpaca, camelidi simili ai lama, da cui si ricava una lana molto pregiata. L’azienda offre anche la possibilità di compiere delle escursioni nei dintorni a dorso di questi simpatici animali.

Chiudiamo la nostra esplorazione visitando Villa Sulis, nella borgata di Costa. Si tratta di una villa seicentesca, caratterizzata dai suoi balconi ad arco, oggi adibita a centro e sede di eventi a carattere culturale . All’ultimo piano la villa ospita una mostra permanente sulla ceramica rinascimentale, costituita dai reperti storici rinvenuti in località Cruz. Una testimonianza questa, dell’importante tradizione ceramica castellana, che fin dal Quattrocento provvedeva a rifornire di scodelle e vasellame la Repubblica di Venezia.

Photo by: pianetavacanze.it

 

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