Collaboratore di Umberto Agnelli in Fiat, Amministratore Delegato di Lancia S.p.A., Presidente del Consiglio di Amministrazione della Zanussi e Presidente della Telecom Italia appena privatizzata, Gian Mario Rossignolo rappresenta certamente uno dei massimi dirigenti della storia economica del nostro Paese.

Il manager ne ha parlato ieri sera a Palazzo Montereale Mantica, presentando il suo libro Passione industria. Cinquant’anni nel cuore della grande impresa italiana che, spiega, nella sua idea originaria, non avrebbe dovuto vedere la pubblicazione, ma sarebbe dovuto rimanere un’eredità privata per i suoi nipoti, ancora troppo giovani per raccontare loro la sua carriera e le sue imprese.

“Che cosa ha ricevuto la tua generazione da quella precedente? Cosa ci hai lasciato?”. Sono queste le domande che Rossignolo ha immaginato sentirsi porre dai suoi nipoti e, ritenendo un dovere morale rispondere loro onestamente, non ha esitato a raccontare le vicende come sono andate, senza tanti trionfalismi e soprattutto senza nascondere una certa passività verso un mondo che stava cambiando, di cui anche lui è stato vittima.

Nel corso dell’ incontro si è dunque tratteggiata la sua carriera, dal suo ingresso in Fiat nel 1957 con il compito di introdurre il marketing (allora semisconosciuto in Italia) nella divisione commerciale autoveicoli, per poi passare alla Lancia, di cui sviluppa alcuni modelli, alla Zanussi, dove si occupa del passaggio dell’azienda al gruppo Electrolux, fino alla Telecom Italia, che nel 2007 è chiamato a dirigere nella fase delicata del passaggio da azienda statale a privata.

Il bilancio di Rossignolo, comunque, è piuttosto amaro: sente che la sua generazione di dirigenti ha lasciato in eredità un Paese indebitato che ha perso il controllo delle sue aziende più importanti. Dal suo punto di vista questo è accaduto per varie motivazioni, non da ultimo perché l’impresa non è stata considerata dai suoi attori un bene veramente comune, in cui ciascuno – sindacati, imprenditori, fornitori, Stato – avrebbe dovuto vedere difesi i propri interessi: la perdita di uno ha rappresentato la perdita di tutti.

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