La storia di Maniago è antica, probabilmente più vecchia della sua stessa fondazione, che a dispetto di quell’anno 981 ufficialmente accettato si perde tra Longobardi e Romani. Non ce ne vogliano l’imperatore Ottone II ed il suo documento, ma la data più importante per i maniaghesi arriva quasi  più tardi, per la precisione nel 1453: in quell’anno infatti Nicolò di Maniago ottiene dal Magistrato delle Acque di Venezia il permesso di incanalare in un sistema di rogge e canali  l’acqua del torrente Colvera. Lungo questi canali vengono poi costruiti diversi battiferri e fucine, laboratori dai quali escono, oltre agli arnesi per la vita nei campi, coltelli ed armi di qualità eccezionale, che per decenni riforniranno le armate della Serenissima.

Al giorno d’oggi la “tagliente” vocazione di Maniago è rimasta pressoché intatta, adattandosi però ai cambiamenti avvenuti nel tempo: la “città del coltello” oggi è la sede del Distretto delle Coltellerie, polo industriale che assieme al suo indotto conta oltre mille dipendenti, secondo in tutta la provincia. A testimonianza di questa secolare tradizione artigiana nel 1998 l’edificio che nel 1907 ospitò la prima grande fabbrica di coltelli maniaghese è stato trasformato in un museo dedicato all’arte fabbrile e della coltelleria.

Non distante dal museo si trova Piazza Italia, una delle più grandi della regione. È il cuore pulsante della città, dove si affacciano diversi tra i suoi edifici più importanti, tra cui la loggia seicentesca, il municipio e la chiesa dell’Immacolata Concezione. Al centro della piazza sorge una fontana risalente al 1846, caratterizzata da quattro vasche e altrettante scalinate, orientate secondo i punti cardinali.

Fa capolino sulla piazza anche Palazzo d’Attimis-Maniago, riconoscibile per l’affresco raffigurante un leone che tiene sotto la zampa lo stemma nobiliare dei conti Attimis-Maniago. Il palazzo è in realtà un complesso d’edifici risalente al Seicento, che oggi ospita un hotel, una scuola d’ippica e le sedi di alcune associazioni locali, sotto la tutela dell’Istituto Regionale per le Ville Venete. Oltre al corpo centrale, la tenuta comprende un suggestivo giardino all’italiana, le vecchie scuderie ed un vasto parco all’inglese che arriva a lambire i ruderi del castello.

Edificato nel corso dell’XI secolo, il castello fu dimora dei feudatari maniaghesi fino all’inizio del Seicento, quando venne definitivamente abbandonato in seguito agli ingenti danni mai del tutto riparati subiti dai terremoti del 1511 e del 1575. La residenza feudataria fu trasferita a Palazzo d’Attimis. Sono ancora visibili i resti della doppia cinta muraria, i basamenti delle torri e dell’ingresso, davanti al quale si trova la duecentesca cappella di San Giacomo, unico edificio completamente conservato della struttura.

Tornando in paese, poco distante da piazza Italia troviamo il duomo dedicato a San Mauro martire, uno dei migliori esempi di architettura tardo-gotica regionale, con la sua sobria ma elegante facciata, impreziosita dal rosone centrale e dal portale a sesto acuto. Al suo interno la chiesa ospita diverse sculture ed opere pittoriche, tra le quali spiccano un ciclo di affreschi ed una pala realizzati da Pomponio Amalteo.

Vista la sua posizione, il territorio offre diverse possibilità anche agli amanti della natura e dello sport all’aria aperta: i monti San Lorenzo, Fara e Jôuf, alle spalle del capoluogo, sono percorsi da diversi sentieri che possono essere affrontati sia a piedi che in mountain-bike. Sulle pendici del Jôuf, la strada che attraversa la Valpiccola funge da punto di partenza per alcuni percorsi di downhill. In contrasto con i boschi della montagna, la parte meridionale del comune comprende una porzione della Riserva Naturale dei Magredi, l’arida e brulla steppa creata dai ghiaioni del Cellina e del Meduna, riconosciuta come Sito d’Importanza Comunitaria dall’unione Europea.

Detto questo, un ottimo momento per visitare Maniago è sicuramente Coltello in Festa, manifestazione “a tutta lama” che si svolge a luglio. Oppure, se quello che cercate è il divertimento, febbraio è il mese giusto: il carnevale cittadino è uno dei più tradizionali e seguiti di tutta la Provincia.

Photo by: Flickr. Prophile: Adriano Carli 

Condividi: